osservatorioQuando si avvicina la fine dell’anno, è uso fare bilanci e analisi, statistiche e grafici. Il 2008 segna una profonda riscoperta della camorra, del suo essere male. Un anno all’insegna delle analisi, dei dibattiti e della voglia di far sapere le condizioni in cui versa una zona del Sud Italia. Ma è stato detto tutto? Si poteva dire qualcosa in più? C’è un dietro le quinte dell’informazione poco conosciuto. Semplifichiamo con un esempio. Dopo la strage di San Gennaro a Castelvolturno, le televisioni si sono precipitate a riprendere, ad indagare un territorio. Qualcosa si è visto in televisione, molto, ma forse non tutto. Già, perché molti giornalisti hanno visto cancellato il loro reportage perché una televisione concorrente aveva già trasmesso qualcosa di simile. La televisione che trasmette per prima, il giornale che pubblica per primo, non lascia spazio a chi viene dopo. O almeno questo è il parere di chi fa il direttore, il capo redattore, che non vuole sembrare un facsimile della concorrenza. Confondendo ancora una volta un fenomeno criminale con uno scoop che ha una data di scadenza. Si dovrebbe sciogliere questo intreccio perverso per far si che l’analisi e l’approfondimento siano libere di essere sempre fino alla risoluzione del problema camorra in terra di lavoro. Così come si deve slegare il problema camorra da simboli mediatici e riconsegnarlo alla gente, perché lo faccia proprio nel quotidiano. Slegarlo anche dalle concorrenze interne del “l’ho detto prima io o tu”. riportare la discussione nei suoi concetti ovvi ma esplosivi. Se nell’Italia della recessione si discute con difficoltà di come reperire 5/6 miliardi di euro per aiutare le famiglie, immaginiamo cosa si può fare sottraendo i 100 e passa miliardi della Mafia SpA. Non avremmo recessione. Perché sapere non risolve. Il quadro di fine anno è sempre più dolente. Soprattutto nella rappresentazione politica di un territorio che non sa accollarsi le proprie responsabilità. La regione Campania, cominciando da Bassolino, ha avuto la resistenza di un Villari a passare indenne attraverso la crisi dell’immondizia. Campania 2, il collegio della provincia di Caserta, vive nell’incertezza se le colpe attribuite ai suoi due massimi rappresentanti politici Landolfi e Cosentino siano vere o meno. L’impegno cambierà lo stato delle cose. E lo Stato quando cambierà? Il timore reale è che la  recessione economica aiuterà ancora una volta la camorra che dispone di enormi liquidità. Si sa, in tempo di crisi il denaro contante è tutto. Dai saldi immobiliari a quelli societari, molta più società civile chiuderà un occhio sulla provenienza di denaro che aiuterà a tirare un sospiro di sollievo. Il 2008, personalmente, è l’anno di Fortunato Montella. Un pensionato che si oppone al furto della sua auto nel cuore della notte. I rapitori non esitano a spingere sull’acceleratore, e Fortunato Montella muore con un braccio strappato e maciullato sotto la propria macchina. Questa notizia ha avuto un rilievo minimo nelle cronache nazionali, e ancor meno raccolte di firme o indignazione. Sarebbe opportuno immaginarla questa morte dolorosa. Non per senso scenico o per volontà di fare effetto. Semplicemente perché solo immaginando questa morte si può intuirne il dolore atroce, ma anche la fermezza dell’opposizione. Riappropriarsi del territorio significa anche riappropriarsi del tempo del territorio. Non devono esistere più ore della notte in cui è sconsigliabile attraversare un tratto di strada. E neanche ore del giorno in cui un commerciante muore, mentre cerca di svolgere il proprio lavoro. Non si possono lasciare queste morti condannate nel silenzio dell’informazione. Sarebbe un grave controsenso. Ogni cittadino del Sud, essere umano, che muore per una rapina, una violenza al patrimonio, dovrebbe avere eco mediatico rumoroso e assordante, fino a che i colpevoli non siano consegnati alla giustizia. Perché non serve solo ribadire il concetto di responsabilità, ma abbattere quello di impunità. Ogni morte piccola del Sud, deve diventare una grande morte della civiltà italiana. Alla fine del 2008 l’informazione abbia anche il coraggio di dare risalto a quelle storie che non hanno nulla di sangue, dolore o morte. Ma sono storie semplici di dignità quotidiana che avviene attraverso il riscatto della normalità. Certo, non sarà da prima pagina raccontare come da un terreno sequestrato si arrivi ad avere un vero e proprio succo di frutta di pesca. Ma se fossero da prima pagina queste storie, la sensibilità cambierebbe. Oggi sappiamo tanto e tanto si cerca di fare perché si possa guardare al futuro con maggiore serenità. Tocca a noi non diventare mai animali osservati dietro lo specchio di uno zoo. Tocca a noi continuare a raccontare insieme alla gente, quelle storie che sembrano essere state già raccontate, ma che invece abbisognano di approfondimento. E impedire che per il 2020 si avveri il rapporto dell’Anci, che prevede lo spopolamento delle tre grandi città del meridione Napoli, Bari e Palermo per una forte emigrazione interna verso il Nord. Possiamo sopportare ancora una volta una sconfitta da parte della storia?

mercoledi 24 dicembre 2008