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Augusto La Torre: l'intervista - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Augusto La Torre, da boss a collaboratore di giustizia: “La mia storia, tra corruzione e redenzione”

Augusto La Torre, ex boss nella Terra del Lavoro e oggi collaboratore di giustizia, ha raccontato la sua storia in una biografia, intitolata “Il Camorfista”, che uscirà in libreria a giugno. Ecco alcuni stralci dell’intervista rilascia al giornalista Sergio Nazzaro, la cui versione completa compare in appendice al libro: “Per troppi anni ho rappresentato il male per sperare di ricevere un perdono sincero”.

Augusto La Torre è stato uno dei più temuti boss in Terra di Lavoro e oggi è un collaboratore di Giustizia, ritenuto tra i più affidabili, che ha deciso di scrivere la sua biografia. “Il Camorfista”, questo è il titolo del libro, uscirà a giugno 2018 con Edizioni Eracle: si tratta del racconto, fatto in prima persona, della camorra sul litorale domiziano, degli omicidi, dell’arresto e del percorso di collaborazione con lo Stato. Ecco, di seguito, alcuni passi dell’intervista concessa in esclusiva al giornalista e scrittore Sergio Nazzaro, che nasce da una fitta corrispondenza tra i due, e che compare completa in appendice al “Camorfista”. Come sottolinea Nazzaro, molto si è detto del clan dei Casalesi ma forse troppo poco lo si è fatto con i La Torre, che di fatto hanno arginato sulla linea della strada Domiziana l’Impero dei primi.

Negli anni del dominio del clan La Torre, in un clima di violenza e terrore, c’erano comunque cittadini che non hanno abbassato la testa. Cosa pensava di quelle persone quando era al comando del clan e cosa ne pensa oggi?

Di quali persone parla? Personalmente, anche sforzandomi non mi sovviene un solo nome che abbia pubblicamente e realmente combattuto la camorra. Non sto assolutamente insinuando che in quel preciso periodo storico a Mondragone non c’erano persone oneste che vivevano senza aver nulla a che dividere con me e con l’ex clan La Torre. Sto semplicemente dicendo che non mi ricordo di persone che abbiano pubblicamente manifestato contro la camorra; anzi, alcuni di quelli che per motivi istituzionali erano tenuti a dire qualcosa “contro i clan” in realtà mi informavano prima e mi chiedevano se il loro discorso andasse bene o poteva urtare la mia “suscettibilità”.

Leggendo il libro emerge uno degli elementi più potenti con cui agiscono le mafie: la corruzione. Carabinieri, poliziotti, agenti di polizia penitenziaria, pubblici ufficiali, amministratori, funzionari comunali. Quanta di questa corruzione era effetto della paura di subire ritorsioni e quanta invece non lo era? E ancora, quanto di queste persone corrotte dalla camorra sono ancora oggi in servizio?

Potrei dire che per molti le motivazioni vanno divise al 50% tra la paura di subire ritorsioni e la voglia di guadagnare soldi e ricevere favori, per molti altri ancora era qualcosa di inspiegabile anche per me (…). Persone che volevano a tutti i costi rendersi utili all’ex clan La Torre per potersi vantare di farne parte e sentirsi parte integrante di qualcosa. E questo a prescindere da eventuali benefici materiali o morali, lo facevano per uscire dall’anonimato e per sentirsi importanti. Diciamocela tutta, far parte di un clan, negli anni ‘80/’90 apportava prestigio ai giovani sbandati che alla disoccupazione e alla miseria preferivano “lavorare” per un clan. I politici lo facevano per i voti, per i soldi e perché sapevano che diventavano intoccabili. Sì, molti corrotti si sono salvati dalle indagini e si sono rifatti una verginità anche con l’aiuto di poteri forti. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. In realtà, tutto cambia, niente cambia, caro dottor Nazzaro. Quelli che prima lavoravano per me, adesso lavorano per altri che ormai rappresentano la pseudo legalità ma che in sostanza hanno sostituito la camorra pur facendo le stesse cose, tranne, ovviamente, uccidere con le armi. Loro sono molto più sofisticati e potenti: usano altri mezzi ma il fine è lo stesso: potere, sottomissione degli altri, distruzione dei nemici e soldi.

I rifiuti solidi urbani sono stato il business del clan La Torre. Nel libro lei rigetta con forza di aver mai trafficato in rifiuti tossici. Non si è mai ritenuto responsabile di aver compromesso il futuro di un intero territorio, che è stata anche la sua casa?

I rifiuti solidi urbani li facevo scaricare nella discarica riconosciuta dallo Stato, quella di Giacomo Diana, quindi se i rifiuti solidi urbani smaltiti addirittura anni prima (inizio anni ‘70) che io diventassi camorfista nella discarica Bortolotto hanno deturpato la nostra bellissima terra, la sua onestà intellettuale dovrebbe portarla ad affermare che non sono stato il solo ma insieme a me con pari, se non maggiori responsabilità, andrebbero, anzi vanno, annoverati i politici locali, provinciali, regionali e nazionali (e i loro elettori) che hanno dato la concessione a Diana (ed altri imprenditori del settore) e a tutti quei Comuni che regolarmente indicevano gare d’appalti per smaltire i rifiuti solidi urbani da Diana. Non ho mai fatto scaricare rifiuti solidi urbani nelle campagne o in altri siti, solo e soltanto nella discarica Bortolotto che era del tutto legale. Le dirò di più, io e Diana siamo stati gli unici a metà anni ‘90 a fare alcuni lavori molto costosi per evitare che i liquidi dei rifiuti inquinassero i terreni adiacenti, per cui non mi sono mai sentito responsabile del depauperamento di Mondragone. Anzi, potrei dire che quando c’era l’ex clan La Torre la situazione era critica perché la camorra opprimeva il territorio, adesso che il clan la Torre non esiste più la situazione è identica o peggiore. Per il bene del mio paese e dei miei compaesani sono disposto a morire in carcere, sempre che la mia assenza sia davvero utile al benessere di tutti e che assieme a me paghino anche gli imprenditori e i politici che con me hanno fatto affari ma stranamente sono sempre rispettabili e liberi di reiterare i loro affarucci”.

I nostri eroi civili sono don Peppe Diana, Federico Del Prete, Massimiliano Noviello, Alberto Varone, e tutti coloro che hanno detto no alle mafie. Uomini e donne che non hanno piegato la testa. Sono anche i suoi eroi oggi, o chi sono i suoi eroi civili?

Ho molte perplessità su alcuni vostri eroi, ma si tratta di dubbi dovuti alle mie conoscenze su aspetti nascosti della vita di alcuni, che però reputo a tutti gli effetti delle vittime delle mafie. Personalmente ritengo che per definire eroi alcune persone bisognerebbe conoscere benissimo la loro storia e i loro reali rapporti con i camorfisti perché spesso alcuni imprenditori che hanno denunciato in realtà erano soci in affari dei camorfisti ed hanno approfittato di momenti di debolezza dovuti agli arresti e alle condanne per appropriarsi dei beni illegali che avevano intestato in cambio di soldi. Potremmo definire un pedofilo o un violentatore eroe solo perché ha denunciato il racket e poi è stato ucciso? Personalmente ritengo che un vero eroe debba essere specchiato, diversamente, se ha delle macchie gravi, per me è una vittima non un eroe. A parte i nomi citati da lei, vorrei citare Falcone, Borsellino e gli agenti delle scorte. I civili uccisi nelle vili stragi di mafia del dopo 1993, i poliziotti uccisi perché avevano fatto bene il loro mestiere, gli imprenditori onesti che non si sono piegati alle mafie. I giudici e anche alcuni avvocati. Insomma i suoi eroi, tranne qualche eccezione dovuta, ripeto, alle mie conoscenze di episodi poco piacevoli, sono oggi anche i miei, e glielo scrivo con sincerità.

Giovanni Falcone diceva: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Dopo il buio degli anni di strapotere della camorra in provincia di Caserta, c’è oggi una forte presa di coscienza. Non si sta più in silenzio e si reagisce. Possiamo dire che la camorra è finita?

La camorra come la ricordo io è definitivamente finita. Non perché sia stata sconfitta, ma perché si è trasformata come si trasforma la nostra società. La camorra che spara è finita. L’omicidio è diventato davvero l’extrema ratio. Gli affari prima di tutto. La sopravvivenza come obiettivo. Personalmente mi sono fatto un’idea di come si sia trasformata la vecchia camorra. Sono cambiati i personaggi ma i sistemi illegali sono sempre gli stessi. Ai vari Sandokan, La Torre, Bidognetti, Zagaria, Iovine, Contini, Mallardo, Esposito e così via, si sono sostituiti uomini legati ai Politici forti (lobby e massoneria) che ormai gestiscono tutti gli affari pubblici e i fondi europei potendo contare su coperture ad alto livello. I veri boss ormai siedono alle poltroni del potere a partire dal singolo paese di provincia alle poltrone che contano fino a Roma e a Strasburgo”.

Perché chi legge le pagine della sua vicenda personale dovrebbe credere che Augusto La Torre sia un uomo cambiato? Non pensa che la fiducia nell’umanità, nei suoi confronti, non si possa più riacquistare?

Purtroppo sono convinto e consapevole che l’umanità nei miei confronti per la stragrande maggioranza dei cittadini non sarà più possibile riacquistarla. Non sono un illuso e sono pienamente consapevole che per troppi anni ho rappresentato il male per sperare di ricevere un perdono sincero. Caro dottor Nazzaro, sono un uomo che crede nella libertà in tutte le sue accezioni, per cui ritengo che i lettori debbano essere liberi di credere a quello che riterranno giusto secondo i loro parametri di giudizio. Lei è di Mondragone ed ha vissuto a lungo nel mio/nostro amato Paese, giusto? Si faccia una domanda e si dia una risposta: sono in carcere dal 6 giugno 1996, fino al 2003 ero il capo dell’ex clan La Torre, secondo lei dal mio pentimento in poi la mia assenza si è sentita oppure no? Se non fossi realmente cambiato lei pensa che vivrei con 200 euro al mese che mi manda mia madre dalla sua pensione e con gli 80 euro che guadagno ogni due mesi lavorando come spesino? Crede che se non fossi realmente cambiato alcune persone di Mondragone avrebbero avuto il coraggio (per me è vigliaccheria) di offendere pubblicamente mia madre e mia sorella senza che io avessi reagito?