Camorra 2001. Ritorno nel dimenticatoio

Si torna nel dimenticatoio. In breve, questa è la previsione per l’anno che verrà. Si potrebbero usare grafici e interventi eccellenti per dare scientificità a questa affermazione. O si potrebbe camminare per la strada dei fatti, del quotidiano vivere al Sud. La seconda scelta è preferibile. Dopo il grande silenzio che si può datare prima di Gomorra, il grande rumore nel mentre di Gomorra, il silenzio anzi, la dimenticanza, sembra incombere su questo tema in una sorta di camorra outlook 2011. Da una parte la diversificazione dei temi affrontati dall’autore di Gomorra, quasi a ribadire il concetto che non si può sempre parlare dello stesso problema anche se non lo si è mai risolto neanche alle più basse percentuali, dall’altra parte sta sorgendo un tema vecchio che sembra farsi luce ora: la mafia al nord da annoverare tra le scoperte del secolo autistico (italiano). Se ci aggiungiamo che almeno uno dei grandi latitanti casalesi è stato arrestato, Antonio Iovine, quasi il cerchio diventa quadrato. Di cosa parlare quindi? Anche l’editoria sembra cominciare a stancarsi di un filone che tanto ha adorato negli ultimi anni. Peccato, per un momento si era pensato che ci fosse coscienza civile, invece di un inseguimento sfrenato al bis di Gomorra. La comunicazione tout court sembra stanca del crimine meridionale. Ecco, il nord infognato di mafia può forse sollevare qualche interesse, soprattutto se sono invischiati nomi altisonanti, altrimenti si attende il nuovo omicidio eccellente.
Le strade al Sud sono piene di buche, le scuole fatiscenti, le amministrazioni comunali temono anche di muovere un solo chiodo per paura delle procure. Si emigra abbondantemente perché la fatica nun ce sta, e la monnezza regna sovrana e non solo a Napoli o Terzigno ma dovunque ed anche i quotidiani più illuminati se ne dimenticano.
Nel frattempo i nomi altisonanti della politica campana sono sotto inchiesta e questo forse basta alla fame di giustizia. Certo che i processi si celebreranno da qui a qualche decennio. Non è interesse di nessuno. Nel frattempo i colletti bianchi del crimine organizzato godono di impunità parlamentari. Non li vedremo più ricoprire incarichi istituzionali di rilievo, ma sicuramente saranno saldati a incarichi oscuri di Governo, con prebende ricche, ricacciati da dove sono venuti, cioè dal Sud, o se preferite dalla Campania. Ecco quindi che la Nazione volge le spalle al problema. Non si possono omettere uomini che detengono voti in quantità da catena di montaggio, unica vera industria viva al Sud. Relegandoli nei loro confini si condanna nuovamente il territorio alla morte, finché i cittadini elettori non potranno cacciarli via da liste blindate a Roma, che ha sete inestinguibile di quei voti in serie. Concomitanza e rassegnazione indicano che sta tornando il silenzio e che i colletti bianchi, piuttosto che i veri e propri camorristi stanno soffocando in una stretta mortale una ipotetica rinascita della Campania. Bon, non di tutta. Come si è appreso bene, almeno si spera, sono Caserta e Napoli il fulcro del malessere. Tra i fanghi tossici sversati a Castel Volturno (quasi un decennio per averne certezza e intanto famiglie intere giocavano all’allegra domenica verde su quei terreni), la stessa Castel Volturno in cui sono indagati attuale sindaco (di destra) e precedente sindaco (di sinistra). E sempre Castel Volturno unica città a maggioranza africana in un contesto economico terzo mondiale. Nel frattempo ad Afragola un emigrante della Costa D’Avorio accoltella un camorrista in una lite di strada. E si affaccia la tensione da guerra etnica che pervade il Sud ma di cui nessuno parla. Certo, quando succedono queste cose pochi notano che sono tutti boss, già perché se muore un soldato di camorra il titolo di giornale non ha poi lo spessore che necessita per essere letto, così siamo una terra di boss e padrini. Nessuno escluso.
Nel frattempo Libero Mancuso si candida a sindaco di Napoli e difende il padrino Augusto La Torre contro Raffaele Cantone: la risposta è sempre la stessa del tutti devono avere una difesa. Mai che qualcuno dice: ma non è che c’è incompatibilità morale in tutto questo? Ci si poteva augurare una grande risposta civile al rumore seguito a Gomorra. Però i mezzi di informazione hanno prediletto il martirio e la sua solitudine, invece di proporre la verità di un grande movimento di persone che conosce bene la questione Camorra, la combatte e la vive sulla pelle ogni giorni rimanendo nei territori così devastati dal potere criminale. Occasione persa, una gran bella occasione, in cui soprattutto i trentenni potevano dare uno sguardo nuovo all’Italia. Invece, anche i trentenni sanno dare uno sguardo vecchio al proprio Paese perché i meccanismi editoriali sono più cruenti e malevoli della stessa Camorra. Se si parla con chi resiste ogni giorno, si avverte una forte disillusione. LA TV non vai mai a vedere cosa fanno per davvero e quali sono le difficoltà reali. Eppure tutti si riempiono la bocca del loro lavoro. I cattivi li hanno mandati via da Roma (metaforicamente) e sono tornati a casa, ma non ancora in galera, perché tutti hanno diritto ad una difesa, e intanto fanno e disfano i poteri locali, sempre più minacciati.
Se ci mettiamo che il sindaco di Camigliano che ha la maggiore raccolta di differenziata in Campania viene mandato via per decreto, beh si ritorna al classico inferno di sempre. E nessuno dica che si potevano cambiare le cose, o che qualcosa è cambiato. Che l’aver parlato ha reso edotti tutti dei problemi del Sud. Chi ci ha guadagnato per davvero? Cosa è cambiato per davvero? Si torna nel dimenticatoio.
Mafia Outlook 2011 di Nicola Biondo (autore de Il Patto Chiarelettere)
Non è successo nulla. E’ questa in sintesi la previsione per il 2011. La parola d’ordine in Sicilia sarà continuità. Non è successo nulla diranno le sentenze previste per l’anno che verrà. Non ci fu ( e ovviamente non c’è mai stata) una trattativa tra Stato e mafia. Il generale Mori verrà assolto dall’accusa di aver omesso l’arresto di Provenzano nel 1995, Totò Cuffaro sarà definitivamente condannato per favoreggiamento a Cosa nostra ma una pena più mite gli eviterà il carcere. A Marcello Dell’Utri invece la Cassazione regalerà il rinvio in Corte d’appello per manifesta illogicità della sentenza che lo ha condannato a sette anni per concorso esterno. Massimo Ciancimino verrà mollato definitivamente dalle Procure siciliane, stufe dei suoi infiniti slalom tra verità e menzogne.
I misteri e i segreti che spiegherebbero la scelta stragista e il suo successivo abbandono da parte della mafia rimarranno tali. Si abbasserà definitivamente il climax degli italiani che negli ultimi due anni hanno seguito le inchieste sulle stragi e sul Papello. Cosa nostra, ormai definitivamente sorpassata come appeal da altre organizzazioni criminali, tornerà ad essere solo materia per siciliani biliosi e un po’ dietrologi, per magistrati tignosi e per quei pochi giornalisti ancora innamorati dei fatti e non della propria penna.
La cronaca continuerà a raccontare di arresti e sequestri di beni ma eviterà di fornire i numeri giusti: quelli dell’edilizia quasi completamente in mano ad imprenditori collusi, del bilancio truccato della Regione, del clientelismo come unica forma di promozione sociale. Tutte emergenze politiche ed economiche che non fanno notizia perché non c’è il morto, non c’è la lupara, non c’è l’eroe, non c’è il cattivo di turno da raccontare.
La Sicilia continuerà ad essere violentata: dagli amministratori locali, dai suoi stessi abitanti, dall’indifferenza di un ceto politico che propone candidature blindate di quart’ordine. I siciliani continueranno a pagare il pizzo: se non direttamente al mafioso, lo pagheranno all’assessore, al dirigente dell’ufficio tecnico o al consigliere di circoscrizione per ottenere quei servizi essenziali costantemente negati.
Il sindaco di Palermo e il suo avversario in pectore, Diego Cammarata e Carlo Vizzini entrambi del PDL, smetteranno di farsi la guerra, memori di aver i piedi ben piantati nello stesso sistema nato e prosperato con Vito Ciancimino.
Il Pd insisterà nell’appoggio al governatore Raffaele Lombardo. Gli elettori democratici insisteranno a chiedersi se ci sia un’incompatibilità morale tra votare per il Pd e sostenere Lombardo. E agiranno di conseguenza.
Ai sindaci dei piccoli e grandi centri verrà più facile massacrare il territorio con nuovi permessi edilizi, erogare sempre meno servizi e disporre ancora più balzelli, con la scusa che il federalismo fiscale li ha privati delle risorse. Trapani, lo zoccolo duro di Cosa nostra e forse per questo unica provincia siciliana priva di un inviato fisso del Tg regionale, sarà ancora una volta tra i fanalini di coda per richezza prodotta, in aperto contrasto con quello che gli occhi mostrano anche ad un distratto osservatore. E a proposito di Trapani, la terra dell’ultimo grande latitante: i servizi segreti scesi in massa a dare la caccia a Matteo Messina Denaro, saranno ancora alla ricerca di qualcuno che voglia e possa tradire il boss. Se riusciranno a prenderlo sarà il segnale di liberi tutti. Finalmente si potrà dire che Cosa nostra è stata sconfitta e una puntata di Porta a porta decreterà la vittoria finale del governo. Titoli di coda e sipario. Sulla mafia e sulla Sicilia.