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Castel Volturno: Ansa - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Castel Volturno (Einaudi): ANSA

Libri: Nazzaro racconta l’inferno di Castel Volturno
(NOTIZIARIO LIBRI)
ROMA
(di Francesco De Filippo) (ANSA) – ROMA, 1 MAR – SERGIO NAZZARO, CASTEL VOLTURNO (EINAUDI, PP 200, EURO 17). Esiste un altro Delta del Niger, lontano dalla Nigeria ma abitato quasi esclusivamente da nigeriani, con un mare invece che un fiume ma analoghe, complesse condizioni economiche e sociali. E’ Castel Volturno, sul litorale Domizio  un mostro geografico, sorta di Tarzan negativo cresciuto tra Napoli e Caserta, onnivoro e violento, sconosciuto ad antropologi, etologi ma anche a sociologi e urbanisti. Lo scrittore Sergio Nazzaro, esperto di mafia africana, ha fatto un reportage di Castel Volturno, portando alla luce buona parte di ciò che avviene negli edifici diroccati, lungo le geometrie severe dei vialoni di asfalto e lampioni, negli anfratti di stradine e vicoli. Qui, nel delta del Volturno ci sono anche le multinazionali, proprio come nel Delta del Niger, ma non si chiamano Shell o Agip e non pagano in petroldollari; sono quelle della prostituzione, del traffico internazionale di stupefacenti, producono narcodollari. I gruppi di nigeriani approdati qui importano tonnellate di cocaina attraverso la rete di connazionali presenti in ogni paese del mondo servendosi di centinaia di corrieri, spesso bianchi, imbottiti di ovuli. E dalla centrale del delta, il fiume di droga si innerva nel territorio: Campania, Lazio e oltre, molto oltre. Chi ha un’immagine dei nigeriani e degli africani in genere come gente indolente, ignorante, analizzi l’alacrità e la scientifica precisione di questi traffici, l’ingegnosità degli investimenti immobiliari a Dubai, le coperture, le soluzioni escogitate per raggirare le leggi. Tra atrocità e sopraffazioni di ogni tipo, Nazzaro cerca da tempo la prova di un sospetto: il sacrificio di bambini per riti magici. E, chissà, il traffico di organi. Qualche traccia l’ha trovata, più di un sospetto è stato adombrato ma nulla di più, in Italia almeno. Ma il catalogo degli orrori non necessita di ulteriori pagine: lungo la Ss7 Quater che va da Napoli a Caserta è già stata ricostruita una moderna giungla. Nei 72 kmq di Castel Volturno vivono 24 mila abitanti e, ufficialmente, tremila migranti (12%). Ma nessuno sa quanti siano realmente, c’è chi dice diecimila, chi ventimila africani. Non c’é Istat che tenga e In questo regno degli inferi, nell’Agrocemento, tutto è possibile. Nazzaro a volte si serve di una guida, un fotografo, Giovanni Izzo. E’ lui che scoperto, vicino a un cumulo di immondizia, sotto la superstrada Castel Volturno-Napoli, una barca. Attenzione: non una barchetta a remi ma un motoryacht di oltre venti metri, portato fin lì con un tir. E’ questo Virgilio che ha immortalato la Pompei del terzo millennio: intere case costruite – abusivamente – vicino al mare e da questo lentamente inghiottite. Una follia generalizzata e irresponsabile: una coppia bianca e autoctona di mezza età prende il sole davanti al mare marrone di liquami; alle loro spalle la casa di vacanze spaccata a metà scivola progressivamente in acqua tra pacchiani capitelli tardo imperiali. In un gioco di rifrazioni, nel fortino del delta del Volturno ci sono anche carabinieri, polizia, guardia di finanza, ma non si capisce se sono asserragliati nel commissariato perché circondati oppure per tentare di applicare la legge. Eroi di periferia, Ros confusi tra banditi e tossici, Nazzaro ha il merito di portare i loro nomi alla ribalta: Davide Della Cioppa, Stefano Ricciardiello, il colonnello Casagrande, il maggiore Alessio Sgamma, per farne qualcuno. Sanno tutto e conoscono tutti: anni di intercettazioni, pedinamenti, osservazioni, studi di dialetti e lingue sconosciuti, identità celate dietro decine di alias e soprannomi per sgominare un gruppo di trenta, quaranta, ottanta persone. Una moltitudine: un tentacolo. Pochi giorni e quei volti di ragazze sfruttate, quegli occhi attenti di pusher, le voci dei grossisti del traffico, vengono sostituiti da nuovi volti, occhi, voci. Un nuovo tentacolo si autogenera, come coda di lucertola, e ricominciano le indagini. Proprio come nel Delta originale, anche quello del Volturno ha il suo Mend (Movement of emancipation…): il Centro Fernandes di prima accoglienza e il seguito di iniziative avviate faticosamente dalle ragazze salvatesi dalla tratta, dagli ex tossici e quel purgatorio di idee e piccole imprese messo su da chi per miracolo o per capacità è sfuggito all’Inferno. Il clan gastronomico Nco (Nuova cucina organizzata) ad esempio, oppure Al di là dei sogni. Perché nonostante tutto c’è ancora chi caparbiamente, follemente combatte per una vita migliore.  (ANSA).
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