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Castel Volturno: 'Quei neri in guerra? Conta solo tenerli nella terra di nessuno' - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Castel Volturno: ‘Quei neri in guerra? Conta solo tenerli nella terra di nessuno’

#CastelVolturno #Pescopagano #Mondragone: rivolta

Reportage per Fanpage

Fotoreportage

Quei neri in guerra? “Devono restare in quella provincia di Caserta, non devono andare a Roma o a Napoli – spiega una fonte del Ministero dell’Interno – tutti sanno, ma conta solo tenerli in quella terra di nessuno”

Pescopagano, frazione di Mondragone. Pescopagano a ridosso di Castel Volturno. Provincia di Caserta, affacciata a mare, il più delle volte inquinato. Terra desolata, polverosa. Soprattutto dove lo Stato non ha potere. Sulla costa tirrenica, a 200 chilometri da Roma, appena 45 da Napoli, il cuore nero dell’Italia. Un pezzo d’Africa che batte agitato e instabile nel nulla delle terre dei bianchi, tra migliaia di case abusive, senza fogne, che cadono a pezzi.

Qui è appena scoppiata l’ultima rivolta, l’ultimo atto di guerriglia tra neri e bianchi. Castel Volturno, Pescopagano: 1990 il clan La Torre uccide 5 persone e 7 sono i feriti. Quattro dei cinque morti sono africani. Obbiettivo il controllo dello spaccio di droga. Il 18 agosto del 2008, tentata strage. Il gruppo di fuoco guidato da Giuseppe Setola spara con i Kalashnikov contro un gruppo di 14 persone. Tutte africane. Ci sono donne e bambini. Sei i feriti, nessun morto caso o rito voodoo, tutte le armi dopo i primi colpi si inceppano. Il 18 settembre 2008, il gruppo di fuoco di Setola non sbaglia: strage. Sei gli africani abbattuti a colpi di arma da guerra. Poco prima un italiano era stato ammazzato sempre dallo stesso gruppo di fuoco. Il 19 settembre 2008 scoppia la rivolta nera, Castel Volturno è messa a ferro e fuoco. Non solo stragi. Il 6 settembre 2006 a Pescopagano viene ucciso e bruciato Michele Landa, 62 anni, guardia giurata. Ad oggi nessun colpevole. Giugno 2011, Mary, sette anni viene uccisa a bastonate in testa e gettata in un canale. L’assassino è un connazionale, altrimenti sarebbe stata guerra civile. Eppure quando l’ambulanza carica il corpo esanime, la comunità nera accerchia l’ambulanza, quasi a ribaltarla accusandola di essere arrivata in ritardo. Non conta nulla che nell’ambulanza ci sia la stessa Mary. Il 13 luglio 2014 a Pescopagano un diverbio tra neri e bianchi. I bianchi sparano nelle gambe un ragazzo ghanese. Gli africani bruciano macchine, furgoni, una villa. La mattina dopo i bianchi alzano barricate sulla Domiziana, i neri si barricano a Pescopagano, mentre l’Italia comincia ad andare in vacanza.

Ecco questa è il cuore africano dell’Italia. E non abbiamo scritto di tutti gli altri morti, feriti, scomparsi, come un anziano medico che ha intombato moglie e figlia in casa per un decennio.

“La situazione è delicata, molto. Ho lavorato alla Sanità, ai Quartiere Spagnoli, ma c’era comunque il rispetto. Difficile ma non impossibile. Mi chiamavano “signò”. Qui no, non accettano che sia una donna al comando. Non i neri, ma i bianchi”. Carmela D’Amore è il vice questore al comando del commissariato di Pubblica Sicurezza più esposto e sulla linea del fuoco d’Italia, il commissariato di Castel Volturno. Ha lavorato in altre zone complesse: “Qua non c’è civiltà ed è palpabile la tensione. I bianchi sono vittime quando lo desiderano. Non sempre formano una comunità che cerca di risolvere i problemi, anzi li creano, poi ci chiamano solo quando serve a loro”. Il commissariato di Castel Volturno era composto di 70 agenti, dieci anni fa. Oggi sulla carta sono 44, nei fatti 34. Durante la rivolta di Pescopagano è rimasto solo il centralinista in commissariato, tutti gli altri sul posto: sei agenti. Il territorio che devono pattugliare e almeno di 80 km quadrati, dove ci sono almeno 15.000 abitazioni abusive. I numeri sono fatti e i fatti dicono che la guerra dello Stato è perso in partenza.

“Devono stare lì, non devono andare nelle grandi città, tutto qua”. Una fonte anonima del Ministero dell’Interno mi spiega la dinamica: “Immagina che tutti quegli africani che si muovono verso Napoli o Roma, non esiste. Tutti sanno tutto, ma importa solo contenerli, tenerli fermi in quella terra di nessuno”.

Già, ma quanto sono i neri? Al ministro Alfano, Dimitri Russo, sindaco di Castel Volturno ha consegnato un foglio sintetico: popolazione 26mila abitanti, stranieri regolari 4mila, irregolari oltre 10mila: i fantasmi del cuore nero. Perché tutti a Castel Volturno e Pescopagano? Merito dei bianchi, dell’abusivismo senza precedenti che hanno creato negli anni ’70. Decine di migliaia di seconde case al mare, letteralmente nel mare oggi e non è una metafora, perché tondini di ferro spuntano dall’acqua insieme e a pezzi di pavimento. Le prime masse migratorie, lo sfruttamento nei campi, ancora oggi. Una parte decide di diventare razza padrona e la mafia africana diventa una realtà che oggi ha venti anni di vita. Castel Volturno la centrale della droga nel Sud Italia. Per gli altri la porta dell’Europa. Non è Lampedusa, ma Castel Volturno. Le case, ormai fatiscenti diventano case. Affitti pagati a posto letto. Tuguri che diventano miniere d’oro, basta contare le parabole satellitari che spuntano come funghi sulle villette abusive. Un territorio vasto, qui si può scomparire, girare con la macchina senza targa. Non c’è nessuno.

“Sono stato eletto sindaco perché non c’è più la camorra, questa è la verità”. Dimitri Russo neo sindaco ha 42 anni, il suo omologo a Mondragone, Giovanni Schiappa ne ha 36 di anni: “sembra più vecchio di me”. Schiappa risponde alla provocazione: “sono due anni che amministro, si sono vecchio ormai, così sarà anche Dimitri tra un anno”. Entrambi si sono seduti al tavolo del Ministero dell’Interno con il ministro Alfano. Dimitri riprende il racconto: “Un quarto d’ora con il ministro e poi riunione con i generali di carabinieri, finanza e capo della polizia. Ho chiesto più uomini. Sai cosa hanno risposto: non ce ne sono. Posso avere fondi dal POR, PON, PAC, ma uomini delle forze dell’ordine non ce ne sono. Qui stanno rubando anche i cessi nelle case. Hanno rubato i tombini di ghisa, tutti. I tubi, fili elettrici, la disperazione è totale. Schiappa mi spiega Pescopagano: “E’ parte del comune di Mondragone, ma non è parte del patrimonio comunale. E tutta abusiva. Quindi da una parte i cittadini che hanno costruito nei decenni scorsi e dall’altra parte gli amministratori che non hanno vigliato. Ecco come si creano questi insediamenti mostri. Ora stiamo cercando di acquisirlo al patrimonio comunale, si farà a breve, ma ci vogliono ingenti finanziamenti che forse arrivano, altrimenti le fogne come le fai? Perché a Pescopagano non ci sono le fogne. LA gente prima costruisce abusivamente e poi pretende i servizi, questo è il territorio”. Schiappa ha messo appunto un’arma, un’ordinanza comunale, una legge esistente che ora usa come unica soluzione: “in una casa devono esserci per ogni persona 14 metri quadri. In case di 50 metri quadri ci stanno pure in dieci. La fonte del problema sono i bianchi, loro affittano in spregio a tutte le regole, ed io li denuncio”.

Bianchi che usano i neri, nelle campagne per gli affitti, che indifferenti si lamentano quando è comodo ai loro comodi. Dimitri riprende il filo del discorso: “quando le massime cariche delle forze dell’ordine non ti assicurano nulla, beh non datemi neanche piani d’emergenza o militari. La situazione qua è esplosa, non deve ancora esplodere. Noi facciamo ogni giorno l’impossibile, ma bussano alla mia porta gente che non può mangiare, non ha nulla, poi ci metti questa tensione ormai palpabile e siamo noi lo Stato che rimane per davvero, con solo 15 vigli urbani a controllare tutto questo. Pensa l’altro giorno mia madre stava lavorando in giardino, gli hanno rubato in casa. Questo è il mio quotidiano”

Susan Darobe ha 23 anni, genitori nigeriani e ghanesi. Sportello immigrazione della CGIL: “la situazione non deve precipitare, è già precipitata. Oggi si avverte un’ostilità non verso il numero degli stranieri, ma verso lo straniero, punto”. Ci vogliono mandare via e si stanno organizzando per farlo. Fantasmi? E che altro possono fare. La commissione boccia tutti i permessi di soggiorno, lavorano sfruttati per sopravvivere. Credo che li vogliano controllare tenendoli qua. Il perché è semplice, ogni anno c’è una sanatoria, da 500 euro stiamo per arrivare a 1500 euro per la domanda, soldi che lo Stato Italiano si prende dai migranti. Poi molti di quelli che vengono definiti fantasmi vogliono andarsene, ma senza documenti dove vanno, non possono muoversi e rimangono intrappolati qua”.

La camorra assicurava la pace sociale a Castel Volturno, comune dove i due precedenti sindaci (destra e sinistra) sono inquisiti entrambi per concorso esterno di stampo camorristico. Una pace ormai saltata in cui lo Stato, come spesso accade non ha saputo riempire il vuoto, perché mancano i soldi, gli uomini, le risorse, manca sempre tutto. Ora nella terra di nessuno, comandano tutti. I galoppini della camorra che, servivano solo a guardare la macchina dei boss, sono boss a loro volta.

Pescopagano, Castel Volturno, dove le prostitute nere hanno riaperto le case chiuse. Le connection house, prostituzione per soli neri, case adibite a ristorantini abusivi, si mangia al primo piano si scopa al secondo. Tutte le esigenze sono soddisfatte. Charlie spaccia, è ghanese: “Lavoro per i nigeriani, sono i più forti. Tutti si lamentano amico, ma tutti vogliono la coca, roba buona, mica schifezza e il prezzo è buono. Non mi piace l’aria che tira, perché gli affari vanno male. Ma i bianchi prima tirano e poi vogliono cacciarci? Prima scopano e nostre donne e poi vogliono spararci addosso. Dai diciamoci la verità non è bello stare insieme, ma ormai dopo tutti questi anni vuoi cambiare le cose? Ogni razza senza l’altra non mangia, non fa affari. Una sparatoria succede, accoltellamento pure. Sai quando scoppia per davvero la guerra quando un nero uccide un poliziotto. Ma noi portiamo rispetto alle divise. Non facciamo problemi. Ma tanto prima o poi qualche grossa stronzata succede, poi amico mio fa caldo e quando fa caldo non ci sta acqua, la testa impazzisce, ora devo lavorare stat buon’”.

Per le strade di Pescopagano si può vedere un’insegna di un supermercato “Jesus Dream Supermarket the Alpha and Omega”. Terra di nessuno, dove si trova tutto. Ma state senza pensieri. Non gliene fotto niente a nessuno. In attesa della prossima tarantella, morto o rivolta che sia.

Chiuso il reportage, anzi no. Le suore di Pescopagano vogliono parlami. Vogliono poter dire la loro: “Volevo fare una domanda, ma secondo voi c’è una volontà nazionale di mandarli tutti qua? Questi quando arrivano hanno il biglietto già fatto per Castel Volturno, li vogliono mandare tutti qua? Ma è una cosa giusta? Altro che le strade portano a Roma, portano qua”.

Suor Anna fa parte della congrega della “Piccola casetta di Nazareth” e gestiscono la scuola per l’infanzia “la stella degli angeli”. Sono da ben 25 anni sul territorio. “Vedete il portone è antiproiettile, però lo abbiamo fatto bene con le serigrafie degli angioletti. Si deve capire chi sono i razzisti. Nella nostra scuola, un terzo sono stranieri. La povertà ormai è tangibile, ma accogliamo tutti. Vedete qua ci stavano i rom da anni e mandavano i bambini da noi. Ora non più perché dicono che ci sono i neri. Tra polacchi e ucraini anche non c’è molta simpatia. Romeni contro albanesi. Quindi chi è il razzista. Poi appena neghi qualcosa, sei il bianco cattivo. Abbiamo sentito lo scoppio della rivolta, la bombola esplosa. Li conosciamo. Ora dico io è vero è brutto sparare, ma poi voi in trecento bruciate tutto? Non mi pare giusto. Ormai siamo una minoranza, e quello che voglio dire è che c’è bisogno di un’integrazione armoniosa ma ci deve essere anche lo Stato. Poi vedete ora hanno sciolto questa società di vigilanza, quelli che hanno sparato, lavorava bene o male non sta a me dirlo, però non ci sta più nessuno a difenderci. Noi teniamo a cuore i bambini, ma se durante l’inverno la strada si allaga e non possono raggiungere la scuola, come si fa ad andare avanti? Siamo abbandonate”. Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.