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	<title>sergio nazzaro &#187; Clorofilla.it: interviste</title>
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		<title>Intervista n.3 con Hamid Mir (biografo di Osama Bin Laden)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2005 12:53:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clorofilla.it: interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliana Sgrena]]></category>
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		<category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category>

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		<description><![CDATA[25 febbraio 2005 in collaborazione con Roberto Saviano Hamid Mir, capo redattore della GEO Television a Islamabad, biografo ufficiale di Osama bin Laden e ultimo giornalista ad averlo intervistato. Mir svela i retroscena del rapimento Sgrena e la rottura interna che sta avvenendo nella guerriglia irachena. GIULIANA SGRENA: quello che sta accadendo Secondo il tuo parere perché è stata rapita Giuliana Sgrena? “Giuliana Sgrena è stata rapita a causa della presenza di truppe italiane in Iraq. Sta pagando il prezzo della politica del governo italiano. Io penso che i rapitori siano ribelli Sunniti, e sono certi che lei non sia una spia e che è contro la guerra in Iraq. Il governo italiano non ha fatto niente di serio fino ad ora per il rilascio di Giuliana. E’ stata rapita perchè stava lavorando in maniera molto diversa dagli altri giornalisti occidentali. I grandi corrispondenti dei giornali americani e inglesi fanno “giornalismo da hotel” mentre la coraggiosa corrispondente italiana stava seguendo le sue storie con le sue gambe sulla strada, e questa sua attitudine è stata la causa del rapimento. Non ci sono dubbi che molti agenti dei servizi americani e inglesi usino tesserini da giornalisti a Baghdad. Questo comportamento è [...]]]></description>
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		<title>Milano Baghdad Mondragone: Base NATO</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2004 12:58:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clorofilla.it: interviste]]></category>
		<category><![CDATA[base NATO]]></category>

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		<description><![CDATA[Ulteriori documenti: &#8220;Feci le prove per far saltare la stazione&#8221; Corriere della Sera &#8220;Il pentito: dovevo farmi esplodere&#8221; Corriere della sera Dossier NATO a Napoli di Pax Christi Milano Baghdad Mondragone (marzo 2004) PARTE 1 In questi giorni in cui si torna a parlare di bombe e terrorismo, si torna anche a parlare di sicurezza per l&#8217;Italia che sembra essere il prossimo obiettivo di una strage. Ma chi è preposto alle indagini, svolge bene il suo dovere? Ho questa domanda in testa da quando un attentato doveva avere luogo proprio qui dove vivo, a Mondragone. Un articolo del Corriere della Sera del marzo 2004, a firma di Giuseppe Guastella e Guido Olimpio, riportando le dichiarazioni del primo pentito di al Qaeda in Italia, tale Yasir, indica nella base Nato di Mondragone uno degli obiettivi di un possibile attacco terroristico ad opera di estremisti islamici. Forse è un&#8217;indicazione riportata in maniera errata? Nel libro Milano Bagdad (Mondadori, 2004) a firma di Stefano Dambruoso (attualmente esperto giuridico presso la Rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite di Vienna e prima sostituto procuratore a Milano, membro del dipartimento antiterrorismo) e Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera, ritrovo la medesima indicazione. A pagina 92 [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Gordon Poole</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2003 14:31:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gordon Poole]]></category>
		<category><![CDATA[Sars]]></category>

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		<description><![CDATA[19 maggio 2003 Napoli &#8211; Gordon Poole è nato nel Massachusetts nel 1934 ed è in Italia dal 1957. Dal 1975 insegna presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. La sua militanza pacifista ed anti-imperialista risale ai primi anni Sessanta e comprende momenti americani di forte impegno organizzativo come Berkeley nel 1965-67 e Minneaopolis nel 1971-72. E’ membro attivo di organizzazioni politiche e pacifiste. Fa parte della redazione del mensile Guerre e Pace. Nell’ultimo numero della rivista, il professor Poole ha scritto l’articolo: La Sars e gli esperimenti Usa, affrontando la questione dell’epidemia sotto un altro punto di vista, ossia che possa essere stata provocata, piuttosto che la risultante di sfortunate e imprevedibili conseguenze. Le ipotesi del suo articolo sono di una possibile diffusione della Sars non come incidente, ma per una precisa volontà. Come mai non si prende in alcun modo in considerazione questa ipotesi e la si etichetta subito di fantapolitica? &#8220;Mettendomi, per quanto mi è possibile, nei panni degli scienziati e dei loro portavoce, posso immaginare varie spiegazioni. Una potrebbe essere che, per ragioni scientifiche a me non note, una simile idea è semplicemente impensabile. Se fosse così, un&#8217;autorevole dichiarazione in questo senso consegnerebbe subito l&#8217;atroce sospetto alla [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Tom Baxter</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2003 14:08:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Iraq]]></category>

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		<description><![CDATA[17 gennaio 2003 L’associazione dei Veterani del Vietnam nasce nel 1967 a New York, quando sei giovani militari di ritorno dalla zona di guerra del Vietnam, marciano insieme per la pace. Da quel giorno in poi, l’associazione è divenuta un punto di approdo per tutti i militari di ritorno dalla zona di operazioni nel sud est asiatico. Dando sopporto in qualsiasi campo fosse richiesto da migliaia e migliaia di commilitoni che tornavano senza trovare più niente a casa. L’associazione Veterani del Vietnam contro la Guerra  ) non ha fornito solo supporto negli anni, ma è divenuta una voce fortemente critica della politica estera statunitense, voce che non è mai stata messa a tacere, per l’altissimo tributo pagato da tutti i suoi partecipanti. Combattenti che hanno visto in prima persona le devastazioni e l’orrore della guerra. Mai seduti comodamente in poltrona. (Vvaw, http://www.vvaw.org) Tom Baxter, veterano egli stesso, oggi è uno dei responsabili nazionali dell’associazione. In questa intervista ci spiega i motivi della sua opposizione a questa nuova disastrosa avventura militare degli Usa contro l’Iraq. Perché e come nasce un sito come quello del VVAW? Quale è la sua principale ragione di essere? “ Sono stato un membro dell’Associazione dei Veterani [...]]]></description>
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		<title>Intervista n. 2 con Hamid Mir (biografo di Osama Bin Laden)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2002 14:54:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Hamid Mir]]></category>
		<category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category>

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		<description><![CDATA[01 dicembre 2002 Hamid Mir (Islamabad, Pakistan) lascia, sei mesi fa, l&#8217;incarico di redattore al Daily Ausaf per contrasti con i proprietari del giornale pachistano. Li accusa di censurare i suoi articoli per pressioni governative. Attualmente Mir lavora come Editor Northern Region GEO Television Network (Canale d’informazione satellitare di lingua Urdu). Conduce il talk show domenicale “Capital Talk”. Scrive editoriali per il Daily Jang (in lingua Urdu) e per il “The News (in lingua inglese). Nella nostra prima intervista rilasciata a Clorofilla, Lei ha affrontato due questioni che si sono dimostrate fondate nel tempo: il pericolo per l&#8217;Italia di diventare un obiettivo di attacchi terroristici e l&#8217;antrace come un problema interno degli Stati Uniti e non un attacco terroristico. &#8220;L&#8217;Inghilterra la Francia e l&#8217;Italia sono i primi tre bersagli di Al-Qaida in Europa. La maggioranza Pashtun che parla afgano odia il re Zahir Shah e il suo intimo amico Hamid Karzai. Per loro sono &#8220;agenti americani&#8221; imposti alla nazione afgana dall&#8217;Italia, la nazione che ha ospitato l&#8217;attuale re per molto tempo. Questi Afgani possono creare problemi solo alle truppe italiane di stanza a Kabul, ma il pericolo reale risiede nella rete terroristica di Al-Qaida. Cominciano a odiare gli italiani. Loro [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Relja Knežević</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2002 12:35:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Relja Knežević]]></category>

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		<description><![CDATA[12 marzo 2002 Milosevic alla sbarra. Clorofilla ne parla con Relja Knežević, editorialista di politica interna del Dnevnik, quotidiano di Novi Sad, e studioso di Scienze politiche e Filosofia del diritto Continua il processo a Milosevic all&#8217;Aia, pensa che sia un giusto processo? &#8220;A parte alcuni errori nella sua costituzione di base, bisogna considerare il Tribunale dell&#8217;Aja come un vera corte di giustizia. Io vedo questo tribunale come una reale prova per cercare di ricostruire la pace nell&#8217;ex Jugoslavia. In parte questo è un processo contro i leader della guerra e in parte è l&#8217;espressione della politica realista di questo Mondo. La vera domanda da porsi è se queste istituzioni ad hoc possano essere giuste. Probabilmente lo potevano essere&#8221;. Il riconoscere colpevole Milosevic creerà le condizioni per la tanto attesa pace nei Balcani? &#8220;Credo soltanto in parte. L&#8217;errore fatto è quello di scaricare le responsabilità soltanto in una direzione, questo ha portato un aumento del sentimento nazionalista invece di calmarlo e ridurlo per quanto possibile. Soltanto un reale e razionale progetto sociale, in sostituzione di un progetto con basi ideologiche, può creare una pace duratura in Serbia. Inoltre il definire uno status corretto e giusto per il Kosovo da parte [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Uros Djuric</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2002 12:53:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Uros Djuric]]></category>

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		<description><![CDATA[4 marzo 2002 Dopo aver intervistato Sasa Zograf da Pancevo e Boris Kovac da Novi Sad, Clorofilla intervista da Belgrado, capitale della Serbia Uros Djuric. Personalità multiforme della cultura serba. Pittore che ha esposto in tutta Europa, ma anche attore, agitatore culturale e conduttore di programmi su B92, la più famosa radio serba, chiusa dalla censura del regime di Milosevic durante la guerra Nato. Uros Djuric ci riferisce non soltanto delle ferite lasciata dalla guerra ma anche dello stato di salute della cultura in Serbia, con ironia e chiare prese di posizione. Che cosa è stata per te l&#8217;esperienza della guerra? &#8220;E&#8217; stata un&#8217;esperienza assurda e pazzesca. Non sto parlando della guerra così come la conosciamo. E&#8217; stao invece uno sguardo nel futuro. La maggior parte di noi ha vissuto un&#8217;esperienza difficle da testimoniare. Possiamo dire che il tutto era perfettamente controllato e non li potevi neanche vedere. Stavano in aria con i loro aerei tutto il tempo, per 78 maledetti giorni e maledette notti. Aerei, missili, volantini, abbiamo avuto anche la TV della Nato che ci ha portato &#8220;la verità&#8221;. Hanno distrutto tutto, hanno ridotto in macerie città, ponti, strade, fabbriche, centrali elettriche, industrie chimiche ma soprattutto vite umane! [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Camelia Entekhabifard</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2002 15:33:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Camelia Entekhabifard]]></category>

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		<description><![CDATA[13 febbraio 2002 Mentre gli Stati Uniti d&#8217;America minacciano una possibile estensione della guerra al terrorismo contro l&#8217;Iran e il governo riformista di Khatami, Clorofilla ha intervistato la giornalista iraniana Camelia Entekhabifard. Ex redattrice del giornale femminista Zan (ora vietato), è stata arrestata nel giugno del 1999 mentre indagava sulla prostituzione nella città di Qum. Rilasciata nell&#8217;ottobre dello stesso anno, si è trasferita a New York dove collabora con diverse testate giornalistiche. Con Camelia Fard parliamo delle prospettive politiche dell&#8217;Iran e del difficile mestiere del giornalista che lotta contro la censura, a rischio anche della propria incolumità fisica. Dove vivi e lavori attualmente? &#8220;Attualmente vivo a New York e lavoro per il Village Voice, un settimanale che si occupa di cultura politica e di arte. Collaboro anche Mother Jones e EurasiaNet. Collaboro anche stabilmente con  Associated Press e Reuters&#8221;. Cosa significa essere giornalisti in Iran e soprattutto essere una donna giornalista? &#8220;Essere giornalisti in Iran significa svolgere una professione molto impegnativa che è una continua sfida con te stesso. Essere un buon giornalista e rimanere fedele ai tuoi ideali può essere abbastanza pericoloso sia per te che per il giornale per cui lavori. Questo non significa che ci sia una [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Stephane Laederich</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2002 12:44:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rom]]></category>
		<category><![CDATA[Stephane Laederich]]></category>

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		<description><![CDATA[12 febbraio 2002 &#8220;Immagina di andare a Praga in un ristorante, che si trova al centro delle attrazioni turistiche. Parla la lingua dei Rom e sarai buttato fisicamente fuori dal ristorante. Il tuo crimine? Parlare la lingua dei Rom! E questo è soltanto un piccolo esempio della discriminazione quotidiana che subiscono&#8221;. Stephane Laederich è l&#8217;executive director di www.rroma.org, il principale portale informativo sulla cultura, sulle tradizioni e sulla storia dei Rom in Europa. Ci può parlare della fondazione che ha creato e sostiene il portale www.rroma.org ? &#8220;La fondazione è nata nel 1993, ha sede in Svizzera e le sue attività sono incentrate sull&#8217;Est Europa. La priorità della fondazione è l&#8217;integrazione della cultura Rom nella società odierna e non la sua assimilazione. Sosteniamo qualsiasi progetto e programma che aiuti a realizzare questo obiettivo. Inoltre sosteniamo iniziative create dai Rom per i Rom, cercando i finanziamenti che occorrono&#8221;. Come è nata l&#8217;idea di creare un portale di cultura Rom? &#8220;Il primo e più importante punto del perché di questo portale risiede nella volontà di dare uno sbocco per l&#8217;informazione concernente i Rom nei suoi diversi aspetti. Uno sguardo complessivo e neutrale sulla storia, cultura e tradizione Rom. Il portale sta crescendo [...]]]></description>
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		<title>Intervista con Aleksandar Zograf</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2002 16:20:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Clorofilla.it: interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksandar Zograf]]></category>

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		<description><![CDATA[7 febbraio 2002 Aleksandar Zograf (pseudonimo di Saša Rakezic, nato a Pančevo nel 1963) è giornalista di musica rock e autore di fumetti. Le sue storie sono pubblicate in tutto il mondo. Durante i bombardamenti Nato sulla Serbia, Zograf ha tenuto un diario in forma di fumetto degli avvenimenti della guerra, dalla sua città natale, Pančevo appunto, una delle più colpite dai bombardamenti. Le sue strisce sono diventate poi dei libri pubblicati e apprezzati in moltissime nazioni, cominciando dagli stessi Stati Uniti. In Italia sono stati pubblicati &#8220;Saluti dalla Serbia&#8221; e &#8220;Lettere dalla Serbia&#8221; con un&#8217;introduzione di Stefano Benni. Clorofilla ha intervistato Zograf per gettare uno sguardo sulla Serbia a quasi tre anni dall&#8217;inizio dei bombardamenti. Cosa significa vivere a Pančevo oggi, e ancora di più cosa vivere in Serbia? &#8220;Vedo molta gente che prova a vivere una vita normale, anche se abbiamo un&#8217;economia povera. Vedo i volti di molta gente nelle strade che ha sguardi stanchi, stanchi di tutto. Ma allo stesso tempo c&#8217;è speranza. Almeno la speranza! Abbiamo vinto contro il regime di Milosevic con un&#8217;azione non violenta e questo è stato un grandissimo risultato, ti dà orgoglio. Ma i serbi sono ancora confusi, lo sono sempre stati, [...]]]></description>
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