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	<title>sergio nazzaro &#187; Left Avvenimenti</title>
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	<description>pas de résignation, mais une acceptation qui s&#039;avance fièrement (La Rochelle)</description>
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		<title>Giulio Cavalli e le distrazioni di La Repubblica e Corriere della Sera</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 08:58:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Agoravox.it]]></category>
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		<category><![CDATA[Alberto Spampinato]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Cavalli]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Cavalli è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente Giorgio Napolitano in occasione della consegna dei premi De Sica e Olimpici del Teatro. Non solo la cerimonia ufficiale, ma anche un incontro privato tra l’attore che vive sotto scorta e il capo dello Stato. Ma questo lo possiamo leggere tranquillamente su Fondazione Italiani su Fascio e Martello ed anche su Virgilio.it, fino al sito del Quirinale. Sconcerta invece il silenzio di La Repubblica e Corriere della Sera. Repubblica apre con la richiesta cautelare per Cosentino, il racconto di Roberto Saviano, ma Cavalli è dimenticato. Come mai? C’è già un campione antimafia e non ne servono altri? Cavalli non è una notizia, un uomo in pericolo, un artista costretto alla vita blindata per le sue idee e soprattutto la sua scrittura? Stesso si dica del Corriere della Sera. Il silenzio assoluto. Eppure Cavalli è riconosciuto come uno dei migliori attori e autori teatrali, è riconosciuto che la sua vita è in pericolo, è riconosciuto che è un vero intellettuale italiano occupandosi non solo di crimine organizzato al nord, ma di tanti drammi dimenticati nell’Italia odierna, come la strage di Linate, il turismo sessuale che sfrutta i bambini, e lavora attualmente sugli [...]]]></description>
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		<title>Andrea Segre: intervista</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:08:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Left Avvenimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Segre]]></category>

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		<description><![CDATA[Come un uomo sulla terra di Andrea Segre è il documentario che svela cosa succede ai migranti prima di essere un’immagine in televisione, prima di essere un barcone in preda alle voglie del mare e alle voglie della politica italiana e libica. Un documentario che alza il velo sulla natura dei nostri aiuti a Gheddafi e l’impotenza dell’Unione Europa.  Un documentario che ci pone gravi domande sul nostro essere uomini civili. Qual è la cosa più orribile che hai visto durante la realizzazione del documentario? “Oltre ciò che ho visto concretamente, è orribile l’accettazione che via siano mondi nettamente separati. E’ normale ciò che accade, la tortura e la morte dei migranti, sia dal punto di vista nostro che quello dei migranti stessi. E’ accettato che si possa morire o essere torturati, venduti come schiavi e ricomprati. E’ ordinario. E questo è orribile per davvero”. Se fosse proiettato in prima serata il tuo documentario, cambierebbe qualcosa? “Se fosse proiettato stasera, qualcosa sarebbe già cambiato! Il film subisce una certa censura, non ha un reale respiro mediatico ed è facile indovinare il perché. Rai Doc ha trasmesso con coraggio il documentario, ma la RAI ha in mano un documento di cui [...]]]></description>
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		<title>Oltre il barcone</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:01:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Left Avvenimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre il barcone di disperati in mezzo al mare, cosa accade? Non è una posizione ideologica, politica, buonista. La curiosità dovrebbe spingerci ad informarci, a comprendere il mondo che ci circonda. La curiosità di essere umano in mezzo ad altri esseri umani. Chi sono quelle persone, perché stanno su un barcone nel bel mezzo del mare, da dove vengono, perché e soprattutto che strada hanno fatto? Il documentario Come un uomo sulla terra di Andrea Segre risponde a queste domande. E forse sono risposte che non avrei mai voluto ascoltare. Somali, eritrei che devono scappare da luoghi dove la morte è rito quotidiano di violenza e soprusi. Scappano, sì, per giungere in Europa. Per trovare una vita che abbia dignità di essere vissuta. E cosa accade? Sulla strada si incontra la Libia. Stato sovrano e indipendente, pieno di risorse energetiche, paese a cui sia Berlusconi, sia Prodi hanno concesso denaro per contrastare l’immigrazione clandestina. E i libici cosa fanno? Torturano gli uomini, stuprano le donne, poi li vendono ai mercanti di schiavi che li rivendono a loro volta alla polizia. Migranti come bestie. Senza acqua nel deserto. Andrea Segre con grande lucidità mette in risalto la nostra complicità, i nostri [...]]]></description>
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		<title>La lunga strada della correttezza</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 13:47:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Left Avvenimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Graffio di Ezechiele]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanta strada si può fare per cercare la verità, e quindi pretendere se non giustizia, almeno correttezza? Molta, anche 24.000 chilometri, come quelli percorsi da Maurizio Maietti. Dall’Australia, precisamente Melbourne, a Roma.  Maurizio Maietti è un poliziotto di Melbourne, ma anche figlio di emigranti. E’ come tale il legame con la terra di origine è importante. Lo incontro con Attilio Ricciardi. Motivo del loro viaggio in Italia è denunciare una possibile frode di fondi stanziati dalla Regione Lazio alle associazione di rappresentanza laziali d’Australia. Vogliono che non si invii più denaro italiano alle associazioni laziali in Australia così da evitare possibili malversazioni. Un’assurdità, in Italia, una richiesta simile. Oggetto del contendere la figura del consultore, sorta di segretario generale, dell’associazione Laziali nel Mondo, Bentincontri, attualmente sotto investigazione da parte delle forze di polizia australiane per malversazioni di fondi. Da una lista del prof. Pasquale Bianchi, a sua volta Presidente Generale dei Laziali nel Mondo, si evince che le associazioni con la dicitura “laziali” in Australia sono molteplici e le più svariate, ma regolarmente iscritte nel registro delle associazioni operanti all’estero come da legge regionale n.23 del 31 luglio 2003. E’ questa la chiave di volta per poi battere cassa? Maietti [...]]]></description>
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		<title>La lettera più lunga: la storia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 08:51:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[la lettera più lunga]]></category>
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		<category><![CDATA[Terra News]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mie care sorelle e cari fratelli palestinesi, sono venuto nella vostra terra e ho riconosciuto tratti della mia terra. Una volta, nella mia terra, c’erano persone che credevano di poter costruire la loro sicurezza sull’insicurezza degli altri”. Con queste parole, Esack Farid, studioso islamico, comincia la lettera più lunga mai scritta su un muro. Farid è membro della conferenza mondiale delle religioni per la pace, sudafricano, è stato tra i più attivi nella lotta contro l’apartheid. Nelson Mandela, nel 1996, lo designa Commissioner for Gender Equality, supervisore per l’uguaglianza dei diritti. In Pakistan, dove si forma alla scuola coranica di Karachi, lotta contro le discriminazioni dei cristiani e di altre minoranze religiose. Farid è attivo anche Positive Muslim, un’organizzazione che aiuta i musulmani sieropositivi. La lettera è stata scritta sul muro costruito dagli israeliani in Palestina. A Ramallah, per l’esattezza ad Al-Ram, vicino al check point di Qalandia. 2625 metri, 1998 lettere, 11643 caratteri. Per realizzarla ci sono 345 bombolette di spray, 173 litri di pittura bianca per lo sfondo, ad un’altezza di quattro metri. 27 giorni di lavoro, dalle dieci del mattino alle dieci di sera. 150 metri al giorno. 20 volontari al lavoro. L’idea nasce da Justus Van [...]]]></description>
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		<title>Le chiese della mafia nigeriana</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 10:52:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>
		<category><![CDATA[chiese pentacostali]]></category>
		<category><![CDATA[mafia nigeriana]]></category>
		<category><![CDATA[MafiAfrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Castelvolturno, sette mesi dopo la strage di San Gennaro. La sera del diciotto settembre 2008, i Casalesi uccidono Antonio Celiento, gestore di una sala giochi,  con numerosi precedenti penali. Gli sparano addosso sessanta proiettili. Venti minuti dopo, altri centocinquanta proiettili massacrano sei immigrati di colore: tre ghanesi, due liberiani, un togolese.  Dopo il rumore, il nulla. Mille teorie elaborate, quella verosimile una: la compravendita di una partita di droga andata male. Si parla di centomila euro sottratti ai Casalesi. Castevolturno è assolata. Le prime giornate primaverili sono afose, polverose, già estive. Il sole splende, eppure la maggior parte degli africani cammina incappucciata, vestita pesantemente, grandi rosari al collo, sorta di rapper cristiani. Tossici che hanno freddo. Sulla Domitiana passano in continuazione carabinieri, polizia e militari con le loro camionette. Per ogni camionetta di soldati, c’è una macchina delle forze dell’ordine. Passano così spesso che viene il dubbio che girino alla rotonda più avanti e tornino indietro tutto il tempo. Posti di blocco: nessuno. Migliaia di immigrati camminano, scendono dagli autobus. Non si controllano i documenti di nessuno, e nessuno si chiede se hanno bisogno di qualcosa. L’indifferenza brilla alla luce del sole. Basta incamminarsi per le strade di Destra Volturno, [...]]]></description>
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		<title>Abruzzo: la parola alle case</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 14:08:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[terremoto Abruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ci guardano con sospetto. A volte con odio. Paura. Ci stanno giudicando come se fossimo degli assassini, come se non ce ne importasse nulla. Non si avvicinano però. Non ci vengono a domandare nulla. Ci sfiorano. Ma non sempre. A qualcuna hanno scavato nella pancia. E non ci siamo mosse. Abbiamo lasciato che rovistassero. Non una parola, un lamento. Non siamo spettrali, anche se oggi fa freddo e soffia un vento gelido. E’ la primavera dell’Abruzzo. La primavera delle montagne che sono e rimangono dure. Tutti hanno parlato con tutti. Nessuno ci ha rivolto una parola, un saluto. Soltanto i nostri proprietari. Loro si ci guardano con la malinconia negli occhi. Quella maledetta notte abbiamo provato a resistere. Cosa credete mai, che non avevamo voglia di proteggervi? Che potevamo lasciarsi andare come se nulla fosse? No, vi sbagliate. Il tremore lo abbiamo sentito prima di voi, qualche attimo prima di voi, nelle nostre fondamenta. Cattivo, diretto, bruciante. Un tremore sconosciuto anche a noi. Credeteci, ci abbiamo provato. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze di non lasciarci andare, anche se cominciavamo a sentire lo spezzarsi delle ossa, che a noi sono fatte di ferro e cemento. Volevamo gridare: scappate, svegliatevi, [...]]]></description>
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		<title>Terremoto: 7 giorni dopo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 11:02:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[terremoto Abruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Pasquetta all’Aquila. Una settimana dopo. Da lunedì a lunedì. Nel mezzo una settimana santa con il suo dolore, con il suo Getsemani, il suo calvario e la sua croce sanguinante. Ma non c’è resurrezione. Tantomeno aria di festa.  Ultimo autogrill prima di entrare all’Aquila. Benzina, panini, caffè, perché dopo sarà più difficile. Due caffè costano un euro e novanta. Le disgrazie aumentano i prezzi. Forse nelle zone devastate dal terremoto manca tutto. Non nell’autogrill. Abbondanza di prodotti in bella vista. Entriamo all’Aquila. Il movimento di mezzi e persone è impressionante. La città di cartapesta. Tutto è scollato, incrinato, squassato. Anche per i non addetti ai lavori è chiaro che qualcosa non va. I materiali si sono staccati, come se non fossero mai stati amalgamati tra loro per davvero. La caserma della Guardia di Finanza è tanto presidiata per quante crepe ci sono. E ci sono tanti uomini delle forze dell’ordine in giro per la città dell’Aquila. Dietro è stato allestito un sito per la macinazione dei detriti. Camion su camion entrano pieni di macerie. Di lontano una macchina tritatutto. Cosa è la domanda giusta. Si va di fretta. Bisogna dare risposte e far vedere che lo Stato è presente: quindi [...]]]></description>
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		<title>In viaggio con Luigi (De Magistris)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 14:14:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Genchi]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category>
		<category><![CDATA[P2]]></category>
		<category><![CDATA[Why Not]]></category>

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		<description><![CDATA[Allontanato dalle sue indagini, sottoposto a una sorta di processo dal Csm e da un pezzo, pesante, della politica italiana, De Magistris, l’uomo di Why not, abbandona la magistratura e si candida alle europee. E spiega perché lo hanno fermato (Left 11, 20 marzo 2009) di Sergio Nazzaro e Pietro Orsatti Luigi De Magistris scende dal taxi con una piccola borsa in mano. L’uomo e il professionista più discusso del momento è di fronte a noi, da solo. Sorride. Nessuna scorta, niente luci blu dal suono accecante. Appena trasferito a Napoli gli è stata revocata la protezione. Da un momento all’altro non ci sono più motivi che facciano temere per la sua incolumità. L’occasione è un viaggio Roma-Fano. Un incontro pubblico con Salvatore Borsellino. Appena varca la soglia del portone di Left De Magistris ci guarda: «Vi regalo uno scoop: mi candido per le europee». Un’occhiata agli orologi e si parte. Un viaggio senza navigatore, senza mappe preimpostate. Indicazioni, linee di massima, con la libertà di sbagliare o, forse, di imboccare la strada giusta. Osserviamo finalmente da vicino il magistrato che ha portato allo scoperto una vasta rete di corruzione, malversazione. Non è esaltato, invasato, non predica la fine del [...]]]></description>
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		<title>Domande dalle macerie</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 10:13:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Left Avvenimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvolturno]]></category>
		<category><![CDATA[MafiAfrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Castel Volturno, una settimana dopo: le macchine della rivolta, degli uccisi sono ancora fuori il negozio. I vetri a terra, segni dei proiettili. Una donna di colore guarda le foto e sembra pregare incredula e disperata. Sui fogli bianchi attaccati ai muri, vicino alle immagini degli ammazzati, le preghiere coraniche La notizia dell’incidente arriva prima che nelle agenzie di stampa: due poliziotti morti durante un inseguimento sulla Nola Villa Literno. I militari prima di andare in Iraq vengono addestrati nelle zone di guerra. I poliziotti vengono spediti in terra di camorra senza addestramento, perché si crede che è Italia dovunque. Non è così. Sulle strade di terra di camorra non si corre mai: troppe buche, avvallamenti, mancanza di asfalto. In qualche telegiornale si cerca di consegnare gloria alla morte dei due servitori dello Stato. La macchina sfuggita al controllo forse è guidata da uno dei killer della strage di Castel Volturno. E invece no, semplicemente un piccolo tossico impaurito e con una Panda senza assicurazione. La banalità della morte al Sud. Quel Sud che muore dalle buche nell’asfalto mai riparate, da quelle strade mai finite e sempre pericolose, anche se non piove. Cosa altro si può raccontare da un territorio [...]]]></description>
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