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	<title>sergio nazzaro &#187; Libri Vol.2</title>
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	<description>pas de résignation, mais une acceptation qui s&#039;avance fièrement (La Rochelle)</description>
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		<title>The Orange Beach</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 14:29:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[The Orange Beach]]></category>
		<category><![CDATA[Kramer]]></category>
		<category><![CDATA[Second Shimmy]]></category>

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		<description><![CDATA[The Orange Beach sono Paolo Broccoli Guitars &#38; Vocals, Agostino Pagliaro Bass &#38; Vocals, Maurizio Conte Drums &#38; Percussions (etichetta Second Shimmy, produttore Kramer) introduzione: DO YOU FUZZ OR NOT? Questa è al musica del demonio. Sempre saputo. Odio i giovani dal 1973. Ed anche il rockenroll. Sempre dal 1973. Cioè da quando sono nato. Aria di festa, confusione, batteria, basso e chitarra. Birra, alcol, forse sesso. Quando capita. Questo è quanto per la musica dei The Orange Beach. Perché mi ritrovo a scrivere le note per questo Fuzz You? Giusta domanda. Me lo hanno chiesto. Non pagato. Perché la scrittura come il rockenroll vero non è pagata molto, anzi un cazzo. Ma lo faremmo anche gratis. Perché viviamo e ci piace non solo pensarlo, ma farlo, scriverlo, suonarlo. Altra domanda, perché scrivo io queste righe che non so fare neanche le scale di casa, e non so che cosa sia la storia del pentagramma? Perché non volevano un critico musicale, cioè uno che non è capace di suonare ma solo di scrivere male di qualcuno che riesce a farla per davvero la musica del demonio. Io che amo Julio Iglesias, sono qui. Mi hanno detto che qualcosa assomiglia al [...]]]></description>
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		<title>Jerry Masslo: 1989-2009</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 20:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Jerry Masslo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>

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		<description><![CDATA[pubblicato su Liberazione 23 agosto 2009]]></description>
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		<title>Abruzzo: nessun pericolo!</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 16:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo: nessun pericolo!]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto Abruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Pietro Orsatti e Sergio Nazzaro. Fotografie di Marco D&#8217;Antonio, con un testo di Angelo Venti Editore: Socialmente Collana Arkè  uscita: novembre 2009 3.32, 6 aprile 2009: il terremoto. Morti, feriti, dolore, commozione, indignazione. Le tende, gli aiuti, la disperazione, le macerie. Uno sguardo attraverso le macerie, nelle crepe, silenzioso. Raccontare, evitando il sensazionalismo. Fissare nelle immagini le emozioni. Indagare senza le parole, perchè ciò che si vede è testimonianza ineluttabile. E mentre le accuse e le giustificazioni rimbalzano come un pallone in un campo di calcio, quattro giornalisti e fotoreporter vogliono fissare, con il respiro  impastato di polvere, i giorni in cui l&#8217;Abruzzo &#8220;è stato terremotato&#8221;. Nessuna accondiscenza al generale cordoglio che non conosce mai i nomi dei responsabili, ma come lo scatto di una macchina fotografica, la mano è ferma nel ricordare, nel testimoniare e nel denunciare. Un&#8217;immagine chiara e netta, che non accetta sfocature in cui tutto si confonde e si mischia. Un angolo visuale diverso, altro, vero. Un viaggio senza telecamere e microfoni che pongono domande oscene, ma taccuini e macchine fotografiche, mentre le scarpe si colorano di fango. Perchè il tempo passa, ma non c&#8217;è nessuna voglia di dimenticare. E mai ci sarà. Fino [...]]]></description>
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		<title>A schiena dritta</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[A schiena dritta]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Orsatti]]></category>

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		<description><![CDATA[prefazione per  &#8220;A schiena dritta&#8221; Cronache dall&#8217;ultima guerra di Cosa Nostra di Pietro Orsatti Mi chiamo Genesio e ho fatto proprio di tutto poeta, spazzino, astronauta e muratore ho girato per il mondo fino all’ultimo chilometro avanti e indietro come il mercurio nel termometro. Stereotipi. Pietro Orsatti è lo stereotipo del giornalista: disordinato, grosso, vestito male, fumatore incallito, lo si trova solitamente nei bassifondi a scavare verità lampanti. Già, perché il problema dei giorni che viviamo non è la ricerca della verità. E’ trovare qualcuno che con coraggio punti il dito e dica: il re è nudo. Tutti conoscono molte verità, pochi, ne scrivono. Perché? Perché conviene tacere, perché conviene digitare su una tastiera senza mai scrivere per davvero. Stereotipi. Della mafia si sa tutto. Non c’è più nulla da raccontare. Hanno fatto anche tanti film. Cosa altro c’è da dire? Stereotipi che si incontrano. Da una parte la mafia, il suo momento di stanchezza nell’attenzione pubblica, dall’altra il giornalista così umano che si confonde. Non lo avete visto in TV, forse in qualche vicolo. Non lo avete visto fare a gomitate per essere citato in ogni dove. No, proprio no. Alla fine, quando le strade diventano incrocio: il libro [...]]]></description>
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		<title>Signor Andrea Pazienza</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 09:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Pazienza: mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pazienza]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[Signor Andrea Pazienza]]></category>

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		<description><![CDATA[testo per il catalogo della mostra di Andrea Pazienza Gentile Signor Pazienza, mi permetto questo tono, perchè mal digerisco l’informalità che regna nel mondo del fumetto. Perchè si fanno disegni bisogna darsi del tu? O considerare propri amici i grandi artisti? Certo, non mi dispiacerebbe poterla considerare un mio amico. Ma ormai lei non è più tra noi, e quindi è dovuto il rispetto nel rivolgerle la parola. Certo se fosse ancora tra di noi si accorgerebbe che non ci sono più presidenti partigiani, come non ci sono più intuzioni vitali nel cercare di codificare i giorni quotidiani che si vivono. Le sue pagine, ahimè, rimangono sempre profetiche. I suoi libri dovunque, e di tanto in tanto una grande mostra che celebra il suo lavoro. Da parte mia, mi dispiace il non vederla inserita tra i grandi della letteratura italica, neanche tra i grandi letterati pugliesi o di qualche altra regione del mondo. Sarà perchè volerla bene e pregiarsi di lei è più semplice che amare il suo lavoro incondizionatamente? La saluto con affetto, e ritorno a leggere il suo tratto. Perchè ogni volta che rileggo, mi rimane il silenzio del suo pennello a consolare il tempo che vivo.]]></description>
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		<title>Fabulouskhate: Scomparso</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 17:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabulouskhate]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>

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		<description><![CDATA[testo per il catalogo dell&#8217;artista Fabulouskhate IL FASCICOLO MEZZACAPO Scomparso. La sola notizia certa. Alfonso Mezzacapo, portiere di notte e artista. E non per forza in questo ordine. Disordine è la parola che descrive meglio la situazione. Solo perché mi ero ritrovato per caso a passare la notte in un albergo, che guarda caso è lo stesso dove lavorava l’artista napoletano, si è inchiodati dal proprio giornale a scrivere un pezzo per la cronaca. Qualcuno li deve tappare i buchi, ma scrivere un pezzo di cronaca non è come scrivere un’introduzione per uno di quei maledetti cataloghi per artisti in cui tutto è bello, innovativo e l’italiano fa a botte ogni riga. Nottata in piedi a capirci qualcosa. Scomparire a Napoli: sai che novità. Tutta la città scompare ogni santo giorno, non ci si può sorprendere per la scomparsa di una persona. Forse ci si può sorprendere se la si ritrova. La questura mi ha permesso di passare a casa del Mezzacapo. Tipica casa di un’artista, anzi di un presunto tale. Disordine, ecco che torna, libri, riviste, pennelli, tutto sottosopra. No, nessuno era entrato a cercare qualcosa, ho la vaga impressione che sia carattere del giovane scomparso. Giovane e vissuto: [...]]]></description>
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		<title>Tracce Popolari</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Aug 2007 17:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[Tracce Popolari]]></category>

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		<description><![CDATA[introduzione al CD di Tracce Popolari La possibilità di un’emozione, l’emozione di una possibilità La possibilità di un’emozione, l’emozione di una possibilità. Tracciando i confini del sentire, dell’agitarsi dell’anima, tra il sorriso folle e la disperante malinconia. Narrazione dettagliata di un tempo, di una storia, di una terra, che si erge strofa dopo strofa, nota dopo nota ad universale quotidiano. Di lingua che non intendiamo, ma ci sembra di ricordare, memori di noi stessi. Canto popolare in fin dei conti, devastante modernità che ci richiama a noi. Noi, dimentichi, agitati dall’orfananza del ritrovare la partitura delle nostre dissonanze. Limite insostenibile quello della scrittura, disarmato di fronte alla struggente semplicità delle voci che diventano strumenti. Strumenti che diventano voci possenti nell’intangibile, sussurri nella notte dei ricordi. Ma chi sono quelli che suonano? Provare a intravedere i volti, provare a scorgerli, oltre gli affreschi sonori. Tele su cui lasciano adagiare i colori delle loro passioni. Volti quindi: pensierosi, felici, affaticati dal lavoro, immagini fisse mentre sullo sfondo scorre la terra a cui appartengono. Fermi nel traffico, annoiati e indaffarati, passeggiatori sotto la pioggia del Sud. Nella notte ossessionati dal ritmo, dal particolare che sembra dimentico nel fluire emotivo. La sofferenza, quanto la [...]]]></description>
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		<title>Uno Bianca: true facts behind the Uno Bianca</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 12:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uno Bianca: true facts behind]]></category>
		<category><![CDATA[No Shame Films]]></category>
		<category><![CDATA[true facts behind the Uno Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Uno Bianca]]></category>

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		<description><![CDATA[True facts behind the Uno Bianca note intoduttive al DVD Uno Bianca di Michele Soavi (No Shame Films) per il mercato USA. A handful of cops &#8211; Pietro Gugliotta (sentenced to 15 years in prison), Marino Occhipinti (sentenced to life), and Luca Vallicelli (who negotiated his jail sentence), whose number included three brothers &#8211; Roberto, Alberto and Fabio Savi (all sentenced to life). The final tally: 24 dead bodies, 102 wounded, 103 criminal acts. These names and figures make up the war bulletin of seven and half years of the criminal activities of the so-called &#8220;Uno Bianca Gang&#8221;. The gang strikes for the first time in 1987. Armed men. Efficent. ready for anything. They attack supermarkets, banks, tollbooths, gas stantions. At CAsalecchio sul reno, they don&#8217;tsteal a thing because an armoured van has already secured the loot. Instead, they kill two carabinieri (police officers), both 22 years old, and seriously wound three innocent bystanders. Next, they shoot two Arab immigrantsand assault a gypsy camp on the outskirts of Bologna. Then came a qualitative leap, their most violent massacre, the Pilastro massacre on January 4, 1991 with the murder of three carabinieri on the outskirts of Bologna. The men of the [...]]]></description>
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		<title>Ark o dell&#8217;orfananza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2006 17:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ark]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[Ark o dell'orfananza]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>

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		<description><![CDATA[postafazione per Ark di Alessandro Rak e Andrea Scoppetta L’opera di Rak&#38;Scoppetta si (s)compone attraverso la frammentazione del linguaggio del Fumetto. Le immagini si susseguono senza sfondi, senza un terreno che si ripeta pagina dopo pagina, senza un continuo temporale, senza una scrittura consequenziale, ma cercano di rimandare alla scomposizione dell’interrogarsi esistenziale, usando il dolore come traghetto per attraversare e ricomporre i frammenti dell’interrogarsi: nessuna risposta è data, solo affermazioni (di odio) altisonanti, secche, gelide, così raffinate che sembrano giocare con la retorica su una linea divisoria, mai attraversata. Ricomposizione, quindi, attraverso il dolore delle migliaia di frammenti vetrificati dell’inutilità del domandarsi e probabilmente del vivere. Ark pesca, con un fucile in mano, in un mare di pesci spolpati, le spine, le ossature dei punti di domanda. Unico punto di riferimento diviene il labile fumo della perenne sigaretta tra le labbra di Ark, che non teme le acque o il vento, la notte e il giorno, che lascia spazio solo alla fuoriuscita di sangue vomitato sulla strada. L’incertezza del fumo che si dissolve nei ripetuti incontri di Ark: labilità dell’orfananza, sentita temuta vissuta. Il vivere l’orfananza distingue il percorso di un opera che fonde in maniera assoluta la “nona arte” [...]]]></description>
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		<title>L&#8217;uomo del New England</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2006 06:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'uomo del New England]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Vol.2]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>

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		<description><![CDATA[introduzione al libro: L&#8217;uomo del New England di Dino Battaglia B-1 o del meridiano di Battaglia Nel 1761 l’H-3 finalmente prese la via del mare. Dopo venti anni di lavoro. Per la verità, era stato già completato nel 1759, ma la guerra dei Sette Anni stava infuriando e non si poteva rischiare di perderlo. Le acque dell’Atlantico erano teatro ormai, come la terra ferma, di una guerra mondiale. Inghilterra, Francia Russia, Prussia e tanti altri paesi erano in pieno scontro armato, su scala planetaria (dettate dalle mappe del tempo), e lo sarebbero state per sette lunghi anni, dal 1756 al 1763. Una guerra che toccò anche e soprattutto il Nord America. Intanto l’astronomo reale inglese Bradley collaudava copie scritte delle tabelle delle distanze lunari sulle navi da guerra che pattugliavano le coste nemiche francesi. Acerrimo nemico dell’H-3, lasciò infine che partisse, con la speranza che cadesse in mani nemiche. Tra il 1977 e il 1978 Dino Battaglia per la collana “Un uomo un’avventura” realizza due piccoli gioielli: “L’uomo della Legione” e “L’uomo del New England”. In una notte dell’anno 1757, quattro anni prima della traversata in mare dell’H-3, Cristopher Nightly sfugge ai proiettili di un rivale (d’amore o di gioco [...]]]></description>
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