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D di Repubblica: Paneristi - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

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Sydney, Martin Place, alcuni lo chiamano anche Matrix Place. Nel cuore finanziario del città australiana sono in attesa di Mark, mai visto né sentito prima. Non so nulla di lui, il cognome mi sfugge. So solo due cose di Mark: ho appuntamento con lui alle 12.00 vicino alla fontana di Martin Place, la seconda cosa che so è che Mark è un Panerista. Mentre aspetto, cerco di ricordarmi come sono arrivato al punto di aspettare uno sconosciuto in una piazza, se così la possiamo definire, di Sydney.

Vivo di internet, e qualsiasi cosa che sia comunicazione digitale. Telefonare da una parte all’altra del mondo, essere collegato alla rete per sapere gli accadimenti in tempo reale. 24 ore al giorno. Senza internet non vivrei. Non mi hanno mai coinvolto, invece, le chat, i myspace, i facebook e via dicendo. Non ho neanche un blog personale. Nessun motivo in particolare. La passione della rete si unisce alla malattia per gli orologi ereditata da mio padre, ex marinaio. Decido, dopo aver curiosato in giro, di comprendere meglio il mondo Officine Panerai. Mi affido alla rete per trovare le risposte alle mille domande che mi affollano la testa e mi ritrovo sul sito dei Paneristi. Mi sembra un nome banale all’inizio. Poi curiosando tra le sue pagine comincio a scoprire la comunità dei Paneristi. Il nome lo hanno deciso i fondatori del forum, che si è trasformato rapidamente nella comunità dei Paneristi. Gli appassionati della Ferrari si chiamano Ferraristi, quelli della Panerai si chiamano Paneristi. Equazione semplice e funzionale. Orologi, sigari, vini di qualità, e la vita quotidiana con le sue imprevedibili sorprese affollano le chiacchiere del forum. A qualcuno si incendia la Ferrari a Singapore. Pubblica le foto per condividerle. Qualcuno subito risponde che dai sedili, ormai inutilizzabili, ci si potrebbero fare degli ottimi cinturini. Altra mania dei frequentatori: creare cinturini per i propri orologi da qualsiasi cosa. Dalle vecchie giacche di pelle, dagli scarponi del nonno, da pellami pregiati agli ultimi materiali disponibili come il goretex. I cinturini sono segno di amicizia, con i nomi di chi lo produce e il nome di chi lo riceve in omaggio. Tutti rigorosamente fatti a mano. La prima impressione è quella di comunità in cui non conta quanti orologi hai già nella collezione, quanti dati tecnici conosci o se conosci a memoria tutte le collezioni uscite. La comunità si muove veramente in senso orizzontale di condivisione. Condivisione di cosa? Del rispetto del prossimo, della curiosità che suscita la vita o il gusto di un nuovo cognac. Ogni nuovo arrivato, previo acquisto del suo PAM, sigla che identifica i vari orologi è accolto con amicizia. Auguri di indossarlo in buona salute e in costante felicità si sprecano. Anche a me è successo. Da ogni parte del mondo mi augurano tutto il meglio per il mio primo acquisto. Tra le pagine del forum vedo la chiamata raccolta in ogni angolo del pianeta per i GTG (get together). Incontri improvvisati, più o meno organizzati, in cui gli appassionati si ritrovano. Per la prima volta mi appassiona una comunità online, e quasi mi sento a disagio. Ogni mattina controllo che cosa è successo di nuovo. Come se ci fosse un senso di comunanza altro. In estate comincio i miei viaggi intorno al globo, per fare tappa finale a Sydney. Anche lì giù c’è una piccola ma simpatica comitiva di Paneristi. Vorrei conoscerli, ma la timidezza di superare il web per la conoscenza reale mi frena, fino alla mattina che il mio PAM decide di fermarsi senza preavviso alcuno. Ed essendo un GMT, cioè con fuso orario mondiale, non solo perdo l’ora locale, ma anche quella di riferimento. Agitazione, allarme, me lo rigiro tra le mani: ed ora? Mi siedo al computer e faccio il definitivo passo verso la realtà. Prendo il primo messaggio sul forum che reca il simbolo dei Paneristi di Sydney e mando un’email con la mia richiesta di aiuto. Neanche un’ora di tempo che mi arriva la risposta: “Ciao sono Mark, non so dirti che problema può essere, ma qui c’è un centro della Richemond”. Mi spiega come arrivarci, ma soprattutto si offre di accompagnarmi direttamente. Ecco i Paneristi in azione. Ed eccomi all’appuntamento a Martin Place. Guardo il polso di coloro che passano, ed ecco finalmente giungere Mark: volto simpatico, un bel sorriso e un PAM edizione speciale al polso. Mi chiede cosa ci fa un panerista italiano a Sydney. Comincio le mie spiegazioni e ci incamminiamo verso il centro della Richemond. Mark è direttore esecutivo di una grande compagnia energetica. E’ appena rientrato da un lungo viaggio tra Indonesia, Vietnam e Hong Kong. Mi spiega come il futuro dell’economia risieda nel sud est asiatico. E così si mischiano i discorsi tra orologi e geopolitica. Nel centro di riparazione conosco un altro panerista: Tieng. Mi prende l’orologio e mi chiede dell’Italia. La mia prima preoccupazione è dirgli che non ho la garanzia con me, che ho tutte le carte a 24.000 km di distanza. Mi sorride e mi dice: “questa è la comunità dei paneristi, credi che lasciamo senza aiuto uno che viene così da lontano?”. Poco dopo ci raggiungono anche Shaun e Julian. E in un attimo sono nel mio primo GTG, in un bar davanti ad un cappuccino ci raccontiamo un poco delle nostre vite. Shaun lavora per la polizia scientifica. Julian per il cinema, il suo primo lavoro come aiuto regista del Mappet Show quasi venti anni fa. Ci lasciamo con l’impegno di un incontro con il resto dei paneristi di Syndey. Il giorno dopo sul forum leggo del nostro incontro, le foto scattate, i polsi incrociati come se fossimo i cavalieri della tavola rotonda. I paneristi intorno al globo salutano con apprezzamenti l’amicizia dimostrata verso un italiano e il suo orologio in difficoltà. Nel post leggo: “come tutte le volte che si incontrato i paneristi parlano di orologi, ma soprattutto di esistenza, di filosofia, del senso dell’universo e dei desalinizzatori”. Già, per una mia domanda sul perché l’Australia con tutto l’oceano intorno abbia sempre carenza di acqua continua. Dopo un paio di settimane mi ritrovo alla cena organizzata per me. Tutti i paneristi di Sydney  si danno appuntamento in un ristorante del centro. Mi ritrovo di nuovo tra gente sconosciuta, ma solo per qualche attimo. Subito le strette di mano fanno attraversare il primo momento di imbarazzo. Siedo vicino a Thang, dottore di origini salesiane: “se ti piace il cibo piccante e la natura devi visitare la Malesia, ti do qualche indirizzo di amici e li vai a trovare”. Io cerco di ricambiare invitando chiunque passa da Roma a farsi sentire. La cena è uno scorrere di battute, di riflessioni, di cercare di conoscersi, uniti si da un passione che quasi sembra essere una scusa, per creare amicizie che non abbiano confini geografici. Il discorso poi cade su Hammer. Non solo Hammer è uno dei più grandi collezionisti di Panerai, ma è anche australiano. Un brutto incidente sulla barriera corallina australiana gli ha fatto perdere l’uso delle gambe. La comunità dei paneristi si è subito mobilitata raccogliendo fondi per dargli un mano e spedirlo al Project Walk in California. Un centro avanzatissimo nella riabilitazione motoria. Lo stesso Project Walk è diventato una delle fondazioni sostenute dalla generosità della comunità. Hammer anima non solo il forum, ma copn il suo carattere gioviale è amico, credo, di ognuno che indossi un PAM intorno al mondo. Il suo viaggio in California diventa l’occasione per il più grande GTG di tutti i tempi. Ad agosto a Carlsberg in California si sono radunati centinaia di paneristi da tutte le parti del mondo per sostenere un amico e per cazzeggiare tutti insieme, ognuno con la propria famiglia, fidanzata o moglie. Le foto sul forum sono centinaia, ognuno a commentare l’evento dal proprio punto di vista. La mia serata a Sydney finisce con un ulteriore appuntamento. John, di origine greche, mi chiede quando sono libero per un pranzo. Non può lasciarmi partire senza fare due chiacchiere. Così appena due giorni dopo sono su Ford Falcon che attraversa la città a tutta velocità. Chiamiamo di nuovo Shaun e Julian, anche loro sono della partita. E quello che doveva essere un pranzo di 1 ora si prolunga fino alle 6 di sera. Julian è in procinto di trasferirsi a Boston. Lì giù la comunità è più snob, ma comunque tutti si sono offerti di fare una mano a Julian per trovare casa. Il giorno del rientro si avvicina. I paneristi di Sydney mi adottano, quando “posto” un messaggio devo usare il loro simbolo. La notte, in transito all’aeroporto Changi di Singapore, incrocio uno sconosciuto. Al polso un PAM, ci guardiamo e quasi all’unisono ci chiediamo: “Panerista?”. Un mini GTG, all’aeroporto di Singapore, all’una di notte, anche questo è la comunità dei paneristi.

Di di Repubblica 27 novembre 2007