il mattino

Recensione di Salvo Vitrano Il Mattino

Le Borse tremano e l’onda lunga della crisi finanziaria di Dubai arriva nei mercati occidentali. Un’autentica tempesta nel Golfo, lo spettro del «default» di Dubai World: il timore è che un eventuale crac della onnipresente holding dell’Emirato, che ha chiesto alle banche di sospendere per 6 mesi i pagamenti sul debito di 59 miliardi di dollari, potrebbe essere il peggiore da quello dell’Argentina nel 2001. L’economia dell’Emirato mostra i suoi piedi d’argilla, la sua anima nera. E dietro la facciata del Paese arabo ha indagato lo scrittore campano Sergio Nazzaro con il romanzo «Dubai connection»
Per il fascino di Dubai nel nuovo secolo due ingredienti fondamentali sono stati la libertà esentasse di impresa e di commercio e la speculazione finanziaria per mezzo di turbinosi investimenti immobiliari. Il piccolo emirato – parte degli Emirati Arabi Uniti – nel suo territorio di città-porto sul Golfo Persico, di fronte all’Iran, avendo limitate risorse petrolifere ha puntato al potenziamento del proprio ruolo di crocevia tra Europa, Medio Oriente e Asia, ha innalzato una selva grattacieli da fare invidia a New York, ha saputo sfruttare anche gli effetti turistici di uno scenario di ipermodernità al confine col deserto. Dubai City è stata un laboratorio internazionale avanzato per alcune energie del turbocapitalismo che hanno portato l’economia mondiale alla crisi tuttora in corso. Quasi un paese di Bengodi islamico – ma tollerante dal punto di vista religioso – per il quale oggi, ovviamente, non manca chi piange su ricchezze perdute o corrose. Di questa luccicante Disneyland degli affari – attualmente inceppata in modo allarmante per banche di vari continenti, ci dicono proprio in questi giorni le cronache della finanza – il romanzo di Nazzaro Dubai confidential (Elliot Edizioni, pagg. 146, euro 16) racconta il lato oscuro, attraverso una trama che fa tornare in mente i raffinati intrighi di Eric Ambler ma allo stesso tempo documenta, con puntiglio d’inchiesta, ambiguità e drammatiche contraddizioni all’ombra degli alberghi iperlussuosi e dei centri commerciali più fastosi del pianeta. Dubai è stato anche al centro del reportage di un altro scrittore, Walter Siti che, con Il canto del diavolo (edito da Rizzoli) ha ripercorso i lati oscuro di un successo economico molto di facciata. Nazzaro, giornalista free lance, nato in Svizzera nel 1973 da famiglia di emigranti, risiede a Mondragone, viaggia molto e collabora con testate campane e nazionali. Nel precedente Io, per fortuna c’ho la camorra (Fazi Editore) ha esplorato il melting pot di nuova immigrazione, violenza e disperazione tra l’Asse mediano di Napoli e la Domiziana con un intreccio di storie complementare a Gomorra dell’amico Saviano che s’è speso pubblicamente a favore del libro. In Dubai confidential il protagonista, un agente immobiliare italiano Valentino – un albino che indossa haute couture di Brioni e di Biagini e porta al polso un Panerai – fa da guida per comprendere i vertiginosi flussi di denaro che attraversano la città araba dove regna la corruzione con i retroscena del lavoro nerissimo degli immigrati, soprattutto indiani, e del commercio di sesso in cui restano coinvolte le minorenni locali. Per un’avventurosa coincidenza, Valentino racconta la propria storia attraverso 22 nastri registrati. Ha capito a un certo punto che, pur manovrando tanti soldi altrui, sarebbe stato destinato a restare uno schiavo alla catena della propria società immobiliare e del suo pretenzioso presidente. Così ha costruito l’occasione per mettersi in proprio ed evadere da quella mischia infernale – dove letteralmente lui albino rischia ogni giorno di bruciarsi – arraffando una somma sufficiente a trasformare in una vacanza il resto della vita. Valentino è un personaggio paradossale che condivide la devozione al lusso e al potere del denaro dei suoi padroni, ma si rende conto che, da parvenu della ricchezza globalizzata, per sopravvivere a modo suo gli toccherà aggiungere al gioco quotidiano spregiudicate astuzie personali. Il suo sguardo lucido non freme quando, in cerca di notizie riservate, va a visitare i labour camp in cui sono ammassati gli indiani che lavorano per i grattacieli, e considera solo un rischio privato il fermo a cui viene sottoposto dalla polizia della dittatura «illuminata» e onniveggente che regge Dubai. Valentino non vuole contestare niente, si adatta da camaleonte in cerca di una via di fuga, che forse sarà un’ennesima trappola, e fornisce così la cronaca asciutta del versante nero di un mondo meraviglioso e artificioso, di un «non luogo» rappresentativo della nostra epoca.