Estratto da MafiAfrica: capitolo 6

La polizia dovrebbe arrestare la divinità che hanno ucciso quelle persone, e rilasciare mio marito. Mio marito è innocente.
– Stella Ndukwu, moglie di un sacerdote dei santuari di Okija

“Siete esseri umani o demoni?”. La domanda del generale Balogun rimane senza risposta.

I primi giorni dell’agosto 2004, l’Ispettore Generale della Polizia Tafa Balogun, direttamente dalla capitale della Nigeria, Abuja, si dirige verso Anambra. Tra i 36 stati della Nigeria è quello con la più alta densità di popolazione: 2000 abitanti per chilometro quadro. Per lo più contadini che vivono in una miriade di villaggi. Situato nel sud-est, lo stato di Anambra è definito la luce della nazione. La capitale Awka dista soltanto cinquanta chilometri dalla destinazione del Generale Balogun: Okija. Una colonna militare di quasi trenta veicoli e oltre duecento uomini armati pesantemente accompagnano il generale. Nel gruppo con il generale Balogun c’è anche il commissario della Polizia di Stato di Awka Felix Ogbaudu e il comandate della squadra speciale anti crimine Gabriel Haruna. Non è uno dei tanti colpi di stato in atto. Nessuna ribellione da sedare. Neanche una guerra con uno stato confinante. Il dispiegamento di forze si dirige verso i santuari di Okija. Il convoglio si muove sulla strada sterrata, e si inoltra nella foresta, che gli abitanti di Okija, chiamano la foresta del male. Il generale, avvezzo a lunghe guerre, scontri tribali, violenze di ogni genere, non riesce a credere ai suoi occhi che si bagnano di lacrime per la rabbia, lo stupore o la paura. I santuari di Okija sono case di capanna, qualche volta soltanto un albero, ornati con oggetti di culto animistico, che mischiano cristianità e tradizioni secolari. Pelli di leopardo, maschere, tavoli con teste di galline. Qui, i sacerdoti del culto, si riuniscono per decidere e dirimere le divergenze della popolazione locale. Tocca a loro emettere un giudizio, far sentire le voci degli dei, nella lingua locale gli Ogwugwu. Ad Okija ce ne sono tanti di Ogwugwu, soprattutto ci sono i più spaventosi e terribili di tutti: Ogwugwu Akpu e Ogwugwu Mmiri. I sacerdoti controllano queste divinità, il loro potere soprannaturale, sono latori della loro volontà, semplici esecutori di una volontà antica e possente. Conservano la tradizione, la tramandano. I padri degli attuali sacerdoti dei santuari, erano i custodi a loro volta delle trame della tradizioni. E così via, fino a centinaia di anni prima. La foresta del male presenta le sue viscere ai militari mandati dalla capitale: corpi umani sparsi tra gli alberi, teschi ad ornare piante e sentieri, corpi appesi ai rami, disposti uno vicino all’altro all’interno delle capanne. Il primo giorno di ricognizione fa contare diciassette teschi e trenta cadaveri. Qualche giorno dopo il numero sale a oltre cinquecento corpi sparsi nella foresta del male. Tutti uccisi. Per volere degli dei. I teschi formano disegni divinatori nella terra. I sacerdoti dormono nelle capanne con i morti. Dovunque corpi su corpi. Un sacrificio Muti lungo anni e di proporzioni mai viste prima in Nigeria. I soldati e la polizia arrestano trentacinque sacerdoti, alcuni hanno quasi cento anni di età.

L’impatto è violentissimo. Anni primi, nel 1996 c’era stato il caso di Vincent Duru, conosciuto meglio come Otokoto. La polizia nigeriana aveva arrestato a Owerri un uomo, Innocent Ekeanyanwu, con la testa di un ragazzo. Il torso sarebbe stato trovato vicino ad un hotel di proprietà di Otokoto. Un’organizzazione di cacciatori di teste era venuta alla luce e la sua scoperta aveva acceso violenti scontri in città, che avevano portato alla totale distruzione delle case e dei beni degli assassini. Altri casi ancora erano accaduti: ad Ifo un uomo d’affari, per ottenere ricchezza e fortuna, aveva cavato gli occhi della sorella. A Ibadan, era stato arrestato un tassista che aveva ucciso il figlio di soli 14 mesi per un rituale che gli procurasse fortuna. Niente, però, era mai stato scoperto di così vasta portata e orrore.