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Fortunato Montella - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Fortunato Montella è morto con un braccio strappato, maciullato sotto la propria macchina. Volevano rapinare la macchina. Si è opposto, lo hanno trascinato fino a strappargli il braccio, poi il corpo è stato travolto dalla sua stessa macchina.

I carabinieri quando arrivano sul luogo della disgrazia, chiamano i figli. Stanno cercando il padre, perchè ha investito qualcuno, irriconoscibile ormai tra le lamiere, e la paura lo ha fatto scappare. Piccola beffa notturna. Il padre è proprio sotto la macchina. Vedovo da pochi mesi, Fortunato cercava di riprendere in mano la propria vita. Una cena con gli amici a Melito, qualche ballo, e poi la strada del ritorno fino alla fatidica rotonda di Casavatore.

Sono le due del mattino. I rapinatori con la tecnica del tamponamento lo fanno fermare, lo aggrediscono. Ma Fortunato reagisce. Non è da oggi che la Circumvallazione esterna è definita la strada delle rapine. Una morte atroce, assurda, silenziosa. Qualche piccolo articolo di giornale e poi basta. Anche questo è camorra? Si, ma non solo. E’ il degrado assoluto raggiunto dalla civiltà nelle periferie di Napoli e Caserta. E’ uno sputare continuo sulla dignità della vita. Come è possibile che nel fermento anti camorra che pervade l’Italia la morte di un anziano non suscita indignazione e raccolte di firme? Perchè? Ancora una volta la banalità del male colpisce i più deboli: un anziano. Come era anche Michele Landa, metronotte ucciso a Pescopagano. La grande criminalità, potente e internazionale, nei suoi rimasugli territoriali uccide i deboli.

Cerco di immaginare un braccio che si strappa nell’atto di difendere la propria dignità. Perchè se i fatti devono essere raccontati, i fatti devono anche essere immaginati in tutta la loro crudezza. Il giorno dopo si sarebbe dovuto mettere a ferro e fuoco tutta la Campania per trovare gli assassini. E invece? Nulla. Perchè quando è stato ucciso Andrea Tartari da due giovani di Mondragone si è mosso il circo mediatico, e in questo caso cala il silenzio? Anche la morte di Tartari aveva l’impronta della violenza cieca e brutale del Sud: accoltellato per una discussione. I killer di Tartari sono stati inseguiti fino a Mondragone e catturati. Quando si dovrà aspettare per avere giustizia per Fortunato Montella? Strano paese l’Italia in cui a tratti, come la pioggia d’autunno, si parla di criminalità. Ma ormai solo per difendere grandi nomi e situazioni. I restanti, i comuni cittadini non servono a nulla, non sono oggetto mediatico. Ma forse la ripresa del territorio può anche passare dal far si che gli anziani non muoiano più come animali al macello? Anni fa ho rinunciato al mio lavoro, proprio perchè l’azienda si trasferiva nella zona della rotonda di Casavatore.

Ricordo ancora oggi frasi di rito rassicuranti, di non preoccuparsi. Già, alla fine la gente non ci fa più caso. Eppure in quello stesso luogo fu ucciso e bruciato un camorrista sospettato di aver svelato l’ultimo nascondiglio di Paolo Di Lauro alle forze dell’ordine. Ormai riesce sempre più difficile credere che qualcosa cambierà. E non perchè non ci sia una decisa volontà da parte di chi vive le terre del Sud. Manca lo Stato che non riesce ad andare oltre qualche facile proclamo di convenienza. Qualsiasi colore politico abbia. Si mandano i soldati, ma non attrezzature ai commissariati di zona. Si mandano rinforzi invece che nuovi assunti nei commisariati di zona. Si continuerà a morire nel sottofondo dei proclami di riscossa del Sud. Ma le braccia ormai sono disarmate.

INTERVISTA CON FEDERICO MONTELLA

Quando avete compreso che l’uomo incastrato tra le lamiere era vostro padre?

“Alle 9 del mattino, dopo 5 ore di ricerca, dopo aver telefonato a tutte le caserme di carabinieri, polizia stradale, vigili urbani… “non vi preoccupate vi chiameremo noi”, senza sapere cosa era successo, arrabbiati per l’ipotesi di aver un padre forse assassino, per me stava crollando un mito. 5 figli uniti più che mai, pensando al da farsi, ma con l’amaro sospetto che qualcosa di tragico stava per succedere. Poi alle 9, il tenente Cortese vuole parlare con me, mi chiede l’età e cosi capisco tutto”.

In che condizioni era il corpo, era minimamente riconoscibile?

“Andiamo all’obitorio e non ci permettono di vederlo, dicendo che le condizioni erano pessime ed era irriconoscibile. Lo vedo io e i miei zii 2 giorni dopo per il riconoscimento. Speravo non fosse lui, invece era mio padre ancora abbronzato, i sui capelli bianchi e lì per la rabbia, ho solo gridato “bastardi “. Come si può morire in quel modo?”.

Perché tuo padre ha reagito alla rapina? Non poteva cedere alle richieste dei criminali, ma salvarsi la vita?

“Per tanti anni ha posseduto un auto vecchia e consumata. Tutto ciò che aveva serviva per curare mia mamma, “la malattia è un lusso” ripeteva spesso. Eppure con tanto sacrificio e coraggio ha lottato 20 anni contro la malattia di mia madre fino ad un anno e mezzo fa quando il cancro è stato più forte di ogni cosa. Aveva sconfitto anche lui una brutta malattia si era ripreso e continuava a lottare. Era la persona più combattiva che io abbia mai conosciuto, un guerriero. E’ vero, meglio un vigliacco vivo che un eroe morto.
Ma mio padre non accettava i soprusi, le ingiustizie, per lui questa società era ormai malata di cancro, e forse ha creduto di potercela fare come gli è stato possibile per tanti anni, ma anche questa volta il cancro è stato più forte. Mio padre non è morto per l’auto, è morto per i suoi principi. E speriamo non invano”.

Su questa morte orribile è calata subito una profonda cappa di silenzio: da una parte grandi mobilitazioni  anti camorra, dall’altra il silenzio sulle morti più orribili e solitarie, come lo spieghi?

“Non voglio fare polemiche, ma in fin dei conti è morto solo un povero disgraziato, solo un pensionato”.

Chi vi è vicino realmente in questi giorni e di chi, invece, non avete proprio avvertito la presenza?

“La famiglia, gli amici. La Rai avrà i suoi motivi, ma almeno loro non hanno dimenticato mio padre. Mi hanno chiamato, si interessano, il loro appoggio il loro aiuto si fa sentire. E spero che grazie a loro, grazie a voi, si continui a lottare e a fare tutto il possibile affinché tutto questo non si ripeta più”.

A che punto sono le indagini, c’è una possibilità di risalire agli autori dell’omicidio?

“I carabinieri di Casoria sembrano ottimisti, dicono che stanno seguendo una pista e aspettano i riscontri scientifici”.

Cosa rimane il giorno dopo aver vissuto una tragedia di questa portata?

“Rabbia, dolore. Angoscia, paura. Ma anche la voglia di continuare e di non arrendersi”.

Credi che il Sud potrà mai cambiare per davvero, o avremo sempre tragedie di questo genere?

“Io credo in Dio, e credo nella sua giustizia. Mio padre è solo una delle tante vittime di questo mondo malato, e purtroppo credo che, sarà anche uno dei tanti morti inutili, uno dei tanti dimenticati”.

Cosa vorresti dire a tuo padre in questo momento?

“Solo mi manchi, ti voglio bene e te ne ho sempre voluto. Sei un grande”.