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Gianni Letta: è il momento - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

lettaOnorevole Gianni Letta,
è giunto il suo momento. Il momento in cui si entra nella stanza, possibilmente in penombra, fresca, anche nella calura estiva, perché le mura sono spesse. Si entra e ci si avvicina alla persona che più si è voluto bene, stimato, a cui si deve tutto, o quasi. Si entra nella stanza, lasciandosi dietro il frastuono della città, della capitale politica o di quella da bere. Si entra e, mentre le carte ingombrano il tavolo e le telefonate si susseguono incalzanti, cala il silenzio più profondo. Si entra nella stanza e si recitano le parole che tante volte, nel corso dei secoli, hanno attraversato le stanze del potere: “E’ finita, ora devi andare”.

Non so dove si trovi in questo momento Gianni Letta: se in Vaticano a districare imbarazzi noti, in Goldman Sachs a rifare i conti di tanti anni di potere, nel gruppo Fininvest a far quadrare gli oscuramenti dei TG della sera. Lo immagino alzarsi infastidito. Tutti lo cercano, ma Letta non si vede, non si sente.

Il momento è delicato.

Uomo di grande cultura, dai modi gentili e garbati, uomo ottocentesco nella gestione dei poteri, elegante, anche se parente di uno scapestrato quale il nipote Letta, ma chissà che non sia l’alfiere in bicamerale più estremo sulla scacchiera. I tacchi delle scarpe fatte a mano battono sui marmi che adornano il palazzo. Risuonano lievemente. Ma decisi.

Il momento è giunto.

Onorevole Letta, fedele al suo potere, quello vero, porta il messaggio: “Vogliono che te ne vada”. E per un attimo, il palazzinaro di Milano 2 vede in faccia la realtà. Il denaro non basta, ci vuole cultura ed eleganza. Qualità non in vendita negli ipermercati all’uscita della tangenziale est di Milano. L’onorificenza della Légion d’Honneur non la danno a tutti, non l’hanno mai data all’amico di sempre.

Ma lui non se n’è accorto.

Ha badato alla sostanza, quelle dei mattoni e della calce, l’intangibile che gestisce bene sono solo le frequenze TV, ma poi basta.

L’amico di sempre osserva il suo consigliere, l’uomo invisibile. E si rende conto. Non solo che il momento di andarsene è giunto. Ma che alcuni dei suoi amici, ricevute da lui le possibilità, le hanno sapute cogliere e mettere a frutto. Diventare altro, all’ombra del potere. Letta osserva i vari Bonaiuti, Bondi, Ghedini: piccoli, lontani dalla vera luce. Non posso neanche sfiorarlo. Anche se tutti questi hanno il dubbio.

Non c’entra la sinistra, non c’entra l’australiano di Sky, no. Proprio no. Le complesse trame ottocentesche nascono da tutt’altra parte. Non lo ha ascoltato prima, neanche gli altri. Inebriati dal potere. Ubriachi. Letta no. Il potere va gestito con sapienza, efficienza, mano giusta e progressiva. Non solo per piccoli interessi personali. Letta sa che la forza di una nazione intera aumenta il proprio potere personale, ma non il contrario.

Onorevole Letta entri in quella stanza, pronunci le parole che ormai sono attese, e faccia pulizia. Hanno avuto la loro chance, la loro possibilità. E l’hanno sprecata. Lo sa anche lei. Non sono venuti alla sua scuola di antica diplomazia. Hanno preferito altre scuole di dubbia moralità. Qualcuno si è permesso anche di schernirla dicendo che l’età degli imperi era finita da molto. Come si sbagliavano.

Entri in quella stanza. I suoi servigi saranno ripagati con la stanza più alta, quella del Quirinale. Lo sappiamo tutti che sarebbe meglio Lei che Napolitano a rappresentarci. E’ giunto il momento, che cali il sipario.

Ps: Si ricorda? Lei ha fatto anche un cameo nel film di Alberto Sordi: Io so che tu sai che io so. Profetico, quasi. E si ricorda, Alberto Sordi cantava “Maramao perché sei morto” mentre lei telefonava?

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