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Giovanna Curcio - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Giovanna Curcio è morta il 6 luglio 2006 intorno alle 5 del pomeriggio, bruciata viva in una fabbrica di materassi, nel Sud Italia. Nella nostra nazione di contratti a progetto non desta stupore che una giovane di 15 anni lasci la scuola e che trovi una fabbrica di materassi in uno scantinato di un palazzo. Nessuno se ne stupisce. Operaie sfruttate per pochi euri. Eppure di scantinati adibiti a fabbriche ce ne sono in quantità industriale al Sud. Ma nessuno, a quanto pare, proprio nessuno le vede. Sapete, questi posti, gli scantinati, sono luoghi interessanti, alla fine ti ci affezioni pure. D’inverno, mentre piove ti senti al sicuro. D’estate con il caldo, ci trovi un poco di fresco anche. E il padrone scende da sopra per rimproverarti. Senso del potere, scendere da sopra. E quando esci dal lavoro, risali sul marciapiede, ti accorgi che hai passato un altro giorno della tua vita, sotto il livello della strada. Già, oggi me ne vado a trovare degli amici al vecchio lavoro: in uno scantinato. Le facce sono indaffarate. Si corre, dalle piccole feritoie entra il gas di scarico delle macchine. Ma nessuno vede. Anzi se qualcuno va in comune e chiede una licenza per operare in un sottoscala te la danno! Basta che però sia tutto in regola con i vigili del fuoco, i vigili urbani e via dicendo.

Fabio apre la porta sbattendola: “curr’!”

Di scatto mi lancio dalla sedia e lo seguo nello scantinato. La mattina alle 8.30 non vorreste mai vedere un muletto di traverso che sta per cadere addosso a un collega. Proprio così, il piccolo mostro di acciaio è inclinato, una corda è già tesa, cinque, sei di noi a tirare. Qualcuno grida a bassa voce al collega incastrato vicino alla parete di non preoccuparsi. Si grida a bassa voce. Mai a dio che ci sentano fuori, può passare la polizia e chiedere cosa sta succedendo. E si perde la fatica poi. Uno strattone dopo l’altro e il muletto torna dietro. Bestemmie, voglia di diritti e rivincite, si festeggia con il caffè, finché non giunge il padrone. Tutti a testa bassa a far vedere che non si è lavativi. Quanti ce ne sono di scantinati al Sud? Una percentuale superiore ed elevata in confronto a un misero posto di lavoro regolarmente retribuito a 800 euri.

I prezzi giù sono bassi.

Fabbriche e aziende le osano chiamare. Hanno anche una grande utilità pratica. Nascondono dalla Camorra. Cioè il pizzo lo paghi sempre, ma almeno lì nel buco non si vede quanto lavoro stai facendo e puoi inguattarti una parte dei guadagni. Qualche volta si allaga, vengono gli ingegneri e gli avvocati. Giacca e cravatta. Ispezionano con il padrone. Bisogna fare causa al condominio. L’acqua rovina la merce. E il padrone fotte due volte. Al solito gli operai e poi pure l’assicurazione, intascandosi i soldi per i danni alla sua azienda.

Giovanna, ti immagino a lavorare a testa bassa nell’oscurità. Ti vedo, io sì che posso, perché ho lavorato come te nel buco. Mi perdonerai se ora scrivo di te stando su una comoda sedia. Io sono riuscito ad andare via. Ho finito le scuole. Ti vedo, mentre la routine dello sfruttamento va avanti e non ci sono chiacchiere interessanti che distraggono, ma lo stupore per il fuoco. Ti vedo mentre corri via nell’angolo lontano credendo che qualcuno verrà a salvarti. Ti vedo mentre il fuoco diventa fumo acre che ti brucia i polmoni e i sogni. Forse la sera c’era un fidanzatino che ti aspettava. Ti vedo mentre la tua carne brucia, il dolore scioccante ti fa perdere i sensi e muori lentamente chiedendoti cosa si può comprare con 15 euri al giorno di paga. Neanche una morte serena. E muori bruciata, ma non sei Giovanna D’Arco. Il tuo padrone può stare tranquillo: un prestanome e riapre. Deve pur pagare quello che ha perso. I creditori, le commesse, un nome diverso, una partita IVA nuova e si ricomincia. Possibilmente in uno scantinato, più di prima. Un poco si deve nascondere. Io intanto da quel giorno a fine giornata mi butto a letto e mi domando quali mani hanno fatto il mio di materasso a buon mercato. Buona notte.