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Graffio di Ezechiele: le minacce a Roberto Saviano - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

(perché si vuole la coscienza di una nazione nelle mani di Roberto Saviano)

Sono preoccupato. Se Ignazio Marino o un Dario Franceschini quando parlano del futuro della sinistra, alla voce criminalità, agitano la figura di Roberto Saviano significa due cose: ignorare la materia e quindi parlare per luoghi comuni, dimenticandosi che c’è molto ma molto di più. Oppure ritenere la platea a cui si parla banale che, se non si va per simboli mediatici facili, non comprende. In entrambi i casi la situazione è veramente deprimente. Con tutti i giudici, le forze dell’ordine, i testimoni di giustizia scoperti, si teme per la vita di una sola persona. Non sono preoccupato quando Pisani, capo della squadra mobile dice che loro hanno dato parere negativo alla scorta a Roberto Saviano. E soprattutto dice che “la lotta alla criminalità è una cosa normale. A cui tutti possono partecipare”.

Assunto sacro santo. Sono preoccupato di cosa accadrà ora.

La polizia verrà incolpata di negligenza, mentre i carabinieri diranno che loro hanno fatto più attenzione? Si metterà, forse, in discussione la parola di un uomo che lotta quotidianamente sulla strada? Cosa sta succedendo? Qualcuno sta presentando il conto di una grande esposizione mediatica che invece di muovere animi e coscienze insieme verso un obiettivo comune, ha invece prodotto solo un beneficio personale? Ciò che dice oggi Pisani lo aveva scritto Gigi Di Fiore nel libro L’Impero dei Casalesi molto tempo fa. Ma sembra che nessuno lo abbia letto, o forse, lo hanno voluto oscurare. Ci fu un allarme bomba che invece era una bolla di sapone. Ma su tutto cala sempre il silenzio.

Sono preoccupato perché già oggi molti che hanno bisogno di una scorta non hanno protezione.

Perché domani non sarà data a chi ne ha realmente bisogno. Sono preoccupato perché si vuole la coscienza di una nazione nelle mani di Roberto Saviano, ma la lotta alla camorra non appartiene ad una sola persona ne tantomeno ai lettori di libri. Appartiene ai cittadini italiani. Perché le storie che i media vogliono ascoltare non sono conosciute da una sola persona ma da tutti. Creare martiri mediatici, gadget televisivi è pericoloso perché mette a rischio il lavoro di tanti, troppi che da sempre sono sul campo. Ma l’Italia è banale, vuole simboli, non verità. Ed io sono preoccupato.

Sono sempre più preoccupato.

Stamattina (15 ottobre 2009)  Repubblica.it, per confermare la serietà delle minacce ha messo online un audio di un incontro tra Roberto Saviano e Carmine Schiavone, pentito del clan dei casalesi. In quel frangente Schiavone avverte Saviano che i Casalesi non dimenticano. Nessuna Mafia dimentica mai. Lo sanno tutti.

Ad ottobre del 2008 (esattamente un anno fa!) scatta l’allarme di un possibile attentato con esplosivo contro Saviano. La fonte? Carmine Schiavone. Una storia perfettamente raccontata sui giornali. Il 14 ottobre esce la notizia. Il 15 ottobre è smentito tutto. Senza una storia ben definita. Carmine Schiavone non ha mai parlato di attentato. (le date sono quelle riportate dai giornali).

Quando è affidabile? Quando non lo è? Cosa sta succedendo? Ripeto la domanda.

Ancora ieri sul Corriere.it si poteva leggere: ar­chiviata, invece, l’indagine sulla preparazione di un atten­tato con autobomba per ucci­dere lo scrittore. Se ne parlò come della confidenza di un pentito, ma in realtà non era vero niente. Non solo l’orga­nizzazione dell’attentato ma nemmeno la confidenza del pentito. (Fonte).

Chi ha fornito alla polizia tanti dettagli che poi si sono rivelati falsi?

Saviano è in pericolo, questo è fuori di dubbio. E’ un simbolo, quindi un bersaglio da colpire. Perciò bisogna proteggerlo. Senza isterismi o beatificazioni di sorta. Ma è ancora più in pericolo perché qualcuno gioca con la sua vita, con il suo essere simbolo mediatico. E i nemici non sono solo fuori ma anche all’interno a questo punto.

per approfondire su Pisani

pubblicato su Left Avvenimenti e Agoravox.it