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I Campani - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.
La camorra, non voglio neanche parlarne,
non mi occupo di buffoni capaci perfino di arruolare
guardie municipali
(Tommaso Buscetta, interrogatorio con Giovanni Falcone)

Mattia Sorrentino, vigile urbano di Mondragone riscuoteva il pizzo per il clan La Torre presso i commercianti del mercato. Federico del Prete lo denunciò e fu ammazzato il 18 febbraio del 2002. Il giorno dopo sarebbe cominciato il processo al vigile urbano Sorrentino.
Il 27 settembre del 2007 viene azzerato il Comando dei Vigili Urbani di San Cipriano: riunioni con pregiudicati, utilizzo privato di auto e cellulari. Utilizzo di cocaina. Inoltre l’accusa indica che: “Giuseppe Iovine con alcuni colleghi, tra cui lo stesso comandante, avrebbero costretto alcuni operatori economici della zona a versare loro somme di denaro, più volte con cadenza mensile”. Giuseppe Iovine è un ex vigile urbano sospeso fin dal 1995 dalla prefettura di Caserta. Ma soprattutto è il fratello di Antonio Iovine: reggente, con Michele Zagaria, del Clan dei Casalesi.
Aveva ragione Buscetta, la camorra arruola anche le guardie municipali. Quando mi imbatto in questa definizione della camorra rifletto come anche l’ultimo baluardo della forma Stato venga compromessa in Campania. Probabilmente la mafia non ha bisogno dei caschi bianchi. Di sicuro permea la società, ma in modo e maniera differente.
Che cosa è quindi la camorra oggi? Riprendo le parole di Giovanni Falcone: “la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese, spesso anch’esse definite mafia, non hanno la struttura unitaria gerarchizzata e a compartimenti stagni di Cosa Nostra. Entrambe hanno un’organizzazione per così dire orizzontale. Fino a quando manterranno una struttura orizzontale, sarà un poco meno difficile combatterle”.
Perché, allora, tutto questo rumore sulla camorra? E’ reale questa sua forza criminale o è semplicemente un banditismo disordinato e cialtrone, violento e brutale?
La provincia di Napoli è costituita da 92 comuni e 3.080.000 di abitanti circa. La provincia di Caserta è costituita da 104 comuni e 910.000 abitanti (sempre circa). Sommando: 4 milioni di abitanti e quasi 200 comuni su 3810 chilometri quadrati. Qui si annida principalmente la camorra. Oggi lo si paventa come un immane problema. Apro il giornale e leggo il seguente titolo: “Esecuzione a Scampia, ucciso il nipote della vittima di Gomorra”.
Non significa nulla, per quante volte lo si voglia rileggere il titolo del quotidiano nazionale, e non locale. Questo è il punto di arrivo di un fenomeno composto da tanti, troppi atomi. Il giornalismo cerca sempre una sola via di spiegazioni, un referente, si può anche accorpare Scampia con la Domitiana (che saranno mai 50 chilometri di distanza?). Oggi si identifica con il termine di facile consumo Gomorra una criminalità diffusa su quasi 200 comuni. Semplificare, ridurre a minimi comuni denominatori. Un puzzle così esteso che invece richiede voci singole per ogni comune. E unendo le voci si può ottenere un quadro bene o male comprensibile. O veramente si vuole credere che una sola persona può conoscere tutto questo territorio e le sue storie criminali? Significa non aver compreso la Campania.
Ogni paese, ogni comune, ogni strada è un mondo a se. Posso discutere di Castel Volturno, ma non di Pignataro Maggiore, perché anche in quella cittadina le storie sono complesse e gli interessi enormi. Così posso discutere di Mondragone, ma non di Scampia, perché anche se la raggiungo in 30 minuti di macchina è un altro mondo ancora. Mondi lontanissimi. La Campania sono innumerevoli atomi. Si accorpa il male nella parola Camorra. Ma quale grande disegno strategico hanno le menti che soprassiedono ai clan? Nessuna.
La nostra è la terra che ha permesso a Giuseppe Setola, un killer spietato, di diventare oggetto di un libro (lo dico con profondo senso di rispetto per coloro che lo hanno scritto). Ed anche lo stesso don Ciro Il Milionario balzato alle cronache perché la strada ha visto qualche decina di cadaveri in più (anche per lui libri che si occupano della sua vicenda) .
Ma chi sono questi uomini, esempio di molti altri? Geni criminali? Strateghi del male? No, criminali spietati ma banali. Accumulatori di denaro, imprenditori geniali perché mai contrastati seriamente. Nessun disegno di controllo del potere tanto quanto la mafia. Buscetta li definiva buffoni. Aveva ragione. Lo stesso clan dei casalesi assunto a potenza del crimine non è probabilmente una metastasi lasciata senza cura? Un deciso intervento della magistratura e delle forze dell’ordine lo ha messo alle corde recentemente. Ma una primigenia e profonda assenza dello Stato ha permesso ad “uomini senza qualità” di assurgere a gradi criminali, che un mondo mafioso serio non li avrebbe degnati neanche di uno sguardo. Tempo fa, in una conversazione con un informatore, ascoltai questa affermazione: “la camorra non esiste più a Napoli. Sono tutte bande di criminali. Come nelle zone del casertano. Ognuno si sveglia la mattina e fa il capo clan”.
Ecco quindi che è necessario mettere a nudo non solo il re, ma anche il camorrista. E chi ne scrive. Loro non valgono nulla, noi anche di meno. Che ci occupiamo di persone senza nessun valore aggiunto. Nessuna strage di giudici, nessun processo che fa tremare le fondamenta della democrazia italiana. Qualcuno risponderebbe: beh meglio così! Invece no.
Sarebbe meglio morire per grande disegno criminale e non per la solita, ma vera, banalità del male. Si muore continuamente a Sud, un colpo in faccia e via. Un’estorsione per ferragosto o natale. Questo attiene all’imbarbarimento della società, non al crimine. Ed anche i flussi finanziari della camorra. Quali? Qualche supermercato? Qualche tratta della TAV? Riciclo in Svizzera? Influenza sulla Borsa di Milano? Forse. Probabilmente ci guadagna il negozio di oggetti per la casa che svuota i suoi magazzini di materiali pacchiani e brutti.
E i Campani? Una piccola parte onesta combatte, stringe i denti, circondati da una massa incolta e borghese. Una massa indifferente che non vede mai il cassonetto di monnezza lato strada o la carcassa di bufala sulla spiaggia e non riesce mai a chiamare un numero di carabinieri o polizia. Una massa spaventata, pigra, inerte piuttosto che inerme. Sempre nel grande calderone dell’unificazione informativa abbiamo la borghesia napoletana che discute del futuro (quale?) della città di Napoli (con barca ormeggiata direzione Capri o Positano le anomalie della Campania) e tanto i boiardi di provincia agro-cementizia. Notai, dottori commercialisti che oggi li trovi a fare i conti o a prescriverti una ricetta e domani fanno i sindaci, gli assessori. Cultura politica pari a zero. Dito puntato contro i fuoriusciti, gli emigranti. Parlano da lontano. Hanno ragione, rimangono solo i figli dei boiardi, dei negozianti, e qualche impiegato statale. Il lavoro nun ce stà. E quindi tocca emigrare. Nessuno è così folle da rimanere in un territorio che non da nessuna prospettiva economica e professionale (non la da l’Italia, immagino il resto) e di poi ti ritrovi ai posti di comando gli ignavi che in una paese decente probabilmente gli toglierebbero anche il diritto di voto.
I Campani, pronti ad agitarsi, ma dopo decenni tutto rimane immutato. E le coste di Caserta e Napoli sono lo specchio della sua società civile: disastro ambientale dopo disastro ambientale. Brutture che si mischiano a schifezze. L’orrido occupa la vista. Nel frattempo, però, ecco anche comparire sulla scena i politici, quelli che siedono a Roma. Complici e colpevoli di una gestione che produce degrado. I Campani li votano, li sostengono, perché non si sa mai che ci esca un lavoro da qualche parte. Questi politici così tronfi e mai nessuno a rinfacciargli la propria pochezza e collusione. Questi politici campani così sottotitolati nei telegiornali perché nun se capisce niente quando cercano di parlare italiano.
I Campani diventano lo specchio di ciò che si vede: tondini di ferro a perdita d’occhio, case scrostate, strade con buche, fogne mal funzionanti. Ma ci sta la camorra! Già quella che arruola anche le guardie municipali. Siamo brutti, sporchi e cattivi. Siamo Campani. Senza una dignità storica da difendere. Una dignità che elevi lo sguardo verso il domani. Giudizio severo? E in quale altra terra sotterrano interi camion piena di merda radioattiva?
I Campani colletti bianchi e politici, società civile e indifferenti felici al pari come un ecologista nel verde della Svezia. Il loro verde è una distesa di cemento, piani urbanistici disegnati da un cieco. Disordine e caos cittadino fatto di vicoli e strade malridotte. Rumore, grida e ostilità. Ogni mattina che si svegliano e vedono il panorama mutare al peggio si sentono sollevati. Sono a casa.
I Campani mortificano se stessi fin quando lasceranno che piccole menti vengano credute criminali, e fin quando lasceranno la gestione del bene pubblico in mano a personaggi che sanno a malapena infilare un congiuntivo dopo l’altro. Non è il caso di offendersi o indignarsi, non più di quando osservando il mare si sente il profumo di uova marcia tipico di una discarica abusiva. I Campani non sono capaci neanche di sistemare la loro spazzatura. Anche gli ominidi sapevano coprire la propria merda. Noi diventiamo scandalo internazionale e lo chiamano problema rifiuti. Qualcuno ha mai pagato? No, e non lo farà mai. Nessuna paga, tutto marcisce, però.
I Campani che non fanno una piega davanti alle classifiche della qualità della vita, ignorando il significato di qualità e di vita: Napoli 97esima su 100, Caserta 94esima su 100, 90esima su 100, Avellino 83esima su 100, Benevento, 81esima su cento.
I Campani che rendono fede a ciò che scrisse Piovene: “In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci di un giorno. Gli italiani non temano di essere poco futuristi. Lo sono più degli altri, senza avvedersene, sebbene questo non significhi sempre essere più avanzati. In nessun altro paese come da noi tutto il campo sembra occupato dagli attivisti di ogni specie; in nessun altro, quasi per tacito accordo di affaristi e sociologi, è così radicata la convinzione che contino solo i problemi di denaro e di cibo. Il rischio dell’Italia è di entrare nel numero dei paesi di cultura bassa, giacché è possibile essere intelligenti e di cultura bassa”.
E veniamo a noi, coloro che scrivono di Camorra, campani e non. Cercando e indagando. Il più delle volte persi in opinioni e interpretazioni. Nel cercare grandi schemi complessi quando la realtà è semplice, perché gli avversari sono semplici. Più complesse le infinite e logoranti diatribe su chi abbia compreso di più della Camorra o chi abbia più ragione da vendere. In attesa di un altro editore che deciderà quale tema diventerà centrale nella discussione. Credendo che la Camorra possa essere più pericolosa della Mafia. Noi siamo terra di banditismo ormai, e sarebbe opportuno avere del brigantaggio, invece. O almeno un moto di dignità che possa dare un senso alla parola I Campani, come fece Fava con I Siciliani: “Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante….”
Depotenziamo la camorra. E la sua scrittura. La Camorra non è la mafia.La camorra è banditismo moderno. Ovvio, ma in questi tempi in qui la comunicazione dell’antimafia assomiglia troppo ad uno show di veline, è meglio ribadire. Le invocate soluzioni posso essere solo tali quando politici e mestieranti della pubblica amministrazione che depredano il futuro vengono assicurati alla giustizia. Quando la società civile si guarderà allo specchio e ammetterà la sua incapacità. Il Sud lo stanno scollegando sempre di più dal continente europeo. Ci stanno chiudendo in un ghetto. E non ci saranno santi, calciatori o opinionisti a salvarci. Proprio no. Soluzioni? Prendiamo atto della realtà insieme e riflettiamo su un da farsi che sia scevro da sentenze buone per lanci giornalistici o strilli da prima pagina.