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Intervista con Aleksandar Zograf - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

7 febbraio 2002

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Aleksandar Zograf (pseudonimo di Saša Rakezic, nato a Pančevo nel 1963) è giornalista di musica rock e autore di fumetti. Le sue storie sono pubblicate in tutto il mondo. Durante i bombardamenti Nato sulla Serbia, Zograf ha tenuto un diario in forma di fumetto degli avvenimenti della guerra, dalla sua città natale, Pančevo appunto, una delle più colpite dai bombardamenti. Le sue strisce sono diventate poi dei libri pubblicati e apprezzati in moltissime nazioni, cominciando dagli stessi Stati Uniti. In Italia sono stati pubblicati “Saluti dalla Serbia” e “Lettere dalla Serbia” con un’introduzione di Stefano Benni.
Clorofilla ha intervistato Zograf per gettare uno sguardo sulla Serbia a quasi tre anni dall’inizio dei bombardamenti.

Cosa significa vivere a Pančevo oggi, e ancora di più cosa vivere in Serbia?
“Vedo molta gente che prova a vivere una vita normale, anche se abbiamo un’economia povera. Vedo i volti di molta gente nelle strade che ha sguardi stanchi, stanchi di tutto. Ma allo stesso tempo c’è speranza. Almeno la speranza! Abbiamo vinto contro il regime di Milosevic con un’azione non violenta e questo è stato un grandissimo risultato, ti dà orgoglio. Ma i serbi sono ancora confusi, lo sono sempre stati, fondamentalmente siamo una sorta di barbari felici. Non accettiamo totalmente i valori della civiltà occidentale e siamo in qualche maniera felici di questo. Naturalmente sto parlando in termini altamente generali. A questo punto penso che sia importante parlare delle atrocità commesse dai serbi contro le altre nazioni. Perché se noi non parliamo dei crimini commessi da noi, come poi possiamo parlare dei crimini che abbiamo subito? E ci sono stati moltissimi crimini accaduti nel passato decennio in questa parte di mondo. E’ importante capire il meccanismo che ha fatto succedere tutto questo. E poi non voglio pensare in termini strettamente territoriali o di nazioni, vorrei dire che la mia vita mi porta alla domande di base dell’esistenza, ed una di queste è come sapere sorridere in faccia alla realtà”.

Tra non molto saranno tre anni da quando la Nato cominciò a bombardare la Serbia. Cosa è rimasta di quella esperienza nella tua vita, anche artistica?
“Nei miei ricordi mi sembra come un sogno lontano. E’ stato tutto così irreale, è difficile credere che tutto questo sia successo. Ma se tu pensi a coloro che sono morti durante i bombardamenti, pensi a coloro che hanno perso parenti o persone amate, per loro è qualcosa di reale e profondamente doloroso. E’ un qualcosa con cui devi fare i conti per il resto della vita. Fondamentalmente per me quella esperienza mi ha portato molto vicino alla conclusione che la civiltà occidentale sta giocando con il fuoco e questo può portare a errori molti gravi. Io non credo che sia assolutamente giusto bombardare le risorse e le infrastrutture di un intero paese, anche se questo paese è governato da un regime completamente idiota. E’ ovvio che l’azione militare non ha risolto i problemi dei Balcani, ha solo cambiato i problemi che le nazioni devono affrontare.

Cosa pensi allora di questa “civiltà occidentale”?

“Il mondo occidentale (o dovrei dire gli Stati Uniti?) non è ancora in grado di risolvere i conflitti che esistono su questo nostro pianeta senza usare la forza, anche se le armi che vengono impiegate sono sempre più sofisticate che in passato. Questo significa che stanno investendo la maggior parte del denaro e delle loro capacità intellettuali nel costruire armi. Questo spiega, parlando chiaramente, come molte delle innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni provengono dal mondo militare. Internet stessa è stata una creazione militare. Ho cominciato a credere che l’Occidente creerà gravi crisi nel prossimo futuro, nel momento in cui useranno il loro sofisticato arsenale contro un potere militare che avrà la capacità di reagire. E’ ovvio che la Serbia così come l’Afghanistan sono state bombardate quando non avevano nessuna possibilità di rispondere a questi attacchi. Ma nel futuro l’Occidente potrebbe essere sorpreso da un controattacco e noi possiamo solo immaginare le terribili conseguenze. I miei fumetti, che sono anche autobiografici, hanno tratto ispirazione da tutta la situazione. E’ stata una sfida per me presentare come il mondo e la sua politica si riflettono sulla vita di un piccolo personaggio della periferia come me. L’edizione spagnola di “Saluti dalla Serbia” è stata intitolata “Come sono stato bombardato dal mondo libero” e penso dica molto da sé”.

In una delle tue tavole di “Saluti dalla Serbia” un uomo di fronte alla televisione dorme e tu scrivi: “E’ così facile dimenticare, dimenticare tutto”. Cosa dimentichiamo così facilmente?
“In un mondo fatto di informazioni istantanee anche le emozioni sono istantanee. Tutto è così veloce e condensato. In un mondo come questo non è difficile dimenticare. Siamo bombardati costantemente dall’informazione, che poi facilmente dimentichiamo. Per esempio quando la crisi in Afghanistan è cominciata, molta gente ha semplicemente dimenticato i Balcani. In una recensione dei miei lavori negli Stati Uniti, ho letto di come ci sia già dimenticati di quel conflitto. Ed è accaduto soltanto qualche anno fa”.

La maggior parte della gente crede che il fumetto sia solo intrattenimento. Può essere anche un specchio della società in cui viviamo?
“I fumetti sono magici proprio perché non sono presi troppo sul serio. Se scrivi una sinfonia tutti penseranno che sia qualcosa di importante e rilevante. Ma se disegni un fumetto penseranno che sia un qualcosa di serio a metà. Questo è un bene. Perché così non appari essere pretenzioso”.

La forza dell’immaginazione, una matita e un foglio bianco possono salvare da un cielo che fa piovere bombe?
“No, purtroppo non può. Non ho fermato le bombe con i miei disegni. Ma se ti ho fatto riflettere su quello che è successo è già qualcosa”.

Quanto è forte l’influenza di Robert Crumb sul tuo lavoro?
“Ho molto rispetto per il suo lavoro. E’ un vecchio cinico e i suoi disegni sono pieni di energia, è uno dei maggiori disegnatori che conosca, anzi il Picasso dei fumetti. Può sembrarti un tipo strano, ma dimentichi il suo strano comportamento perché i suoi fumetti sono geniali”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Ho una mostra personale al Cartoon Art Museum di San Francisco e andrò lì a marzo. Incontrerò i molti amici che ho, è bello avere così tanti amici in giro per il mondo. E poi sto preparando il materiale per il mio prossimo libro, che sarà il seguito di “Saluti dalla Serbia”, un diario sempre in forma di fumetto che si concentra sul dopo Milosevic, e spero che sia pubblicato presto anche in Italia”.

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