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Intervista con Erri De Luca - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

27 settembre 2001

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«Anche se la cultura non è mai stata una guida seguita, deve manifestare il proprio dissenso alla guerra. Ecco il senso di una lettura di poesie contro la guerra». Ieri sera, in occasione del reading di poesie organizzato dalla libreria Jamm di Napoli, Clorofilla ha incontrato lo scrittore Erri De Luca, che ha recentemente pubblicato “Il libro di Ruth”. Gli abbiamo chiesto una riflessione sui recenti attacchi terroristici negli Stati Uniti e sui drammatici giorni che stiamo vivendo.

«C’è una tendenza generale del mondo occidentale che va, anzi corre sempre di più, verso un fondamentalismo economico. Non c’è solo un fondamentalismo religioso che deve preoccupare. In Occidente, vale a dire anche nel nostro paese, l’economia cavalca sulla groppa della politica. Politica che non è più discussione e confronto, ma solo un cavallo da traino per le ragioni dell’economia. Dall’altra parte abbiamo un fondamentalismo che è fornito sia di tutti i mezzi sia del denaro necessario per colpire la parte più alta di questo estremismo economico, cioè gli Stati Uniti e i suoi palazzi simbolo».

Come giudica questo volere colpire al cuore l’impero occidentale da parte dei terroristi?

«Mi ricorda molto il periodo delle Br che volevano colpire il cuore dello Stato. Io non credo assolutamente che uno Stato o un impero abbiamo un cuore. Hanno solo dei simboli che vengono attaccati. Ma questi simboli a volte sono, come nel caso delle Torri gemelle, pieni di vite umane che sono insostituibili».

Qual è il possibile ruolo della cultura in questo momento?

«La cultura non ha mai avuto un ruolo guida sia in Italia, sia in altre nazioni. Altrimenti vivremmo in maniera completamente differente. La cultura ha avuto un ruolo guida solo nelle dittature, quando essa era al servizio della politica. Comunque la cultura dovrebbe spingere a condividere, a fare uno sforzo di condivisione. Essere presente laddove ci siano manifestazioni che si oppongono alla guerra. La cultura deve spronare a negare qualsiasi appoggio alla cultura “altra”: quella della violenza e dello stermino di massa».

Qual è il suo pensiero in merito all’Islam, visto ora come il grande nemico?

«L’Islam è il nostro fratello. In questo momento c’è l’urgenza di creare fraternità con l’Islam, di creare unione tra le diverse culture e civiltà e non divisione e odio irreparabili».