30 settembre 2001

dalemaCASERTA – «Non credo che l’Italia di Berlusconi sia in grado di giocare un ruolo di mediazione internazionale in questi giorni di crisi. Anzi, grazie alle leggi approvate dalla maggioranza rischiamo di diventare il paese del paradiso fiscale per affari criminali». Massimo D’Alema stigmatizza così la politica del governo nella crisi che ha colpito tutto l’Occidente dopo gli attacchi terroristici agli Stati Uniti.
Intervenendo sabato alla festa regionale dell’Unità in corso a Caserta, il presidente dei Ds ha toccato tutti i punti caldi del momento, ribadendo che è necessario reagire collettivamente alla destra oscurantista che si impersonifica nel regime dei talebani, soprattutto attraverso i mezzi della discussione civile e del confronto politico. Prima del suo intervento, Clorofilla ha chiesto all’ex Presidente del Consiglio un parere sugli attuali scenari politici.

Onorevole D’Alema, quando Lei era Presidente del Consiglio durante la guerra del Kosovo si rispettarono i patti dell’Alleanza Atlantica ma si cercarono anche possibili soluzioni pacifiche al conflitto. Ora, invece, si pensa più ad affermare la superiorità di una civiltà su un’altra. Lei pensa che il governo Berlusconi possa trovare delle ragioni anche per la pace e non solo per la guerra?
«Sono due scenari molto diversi. Nel Kosovo c’era un impegno della Nato che si rese inevitabile per difendere i diritti di persone che venivano aggredite e massacrate. L’uso della forza fu essenziale per difendere la popolazione del Kosovo e riaprire la strada alla pace e alla democrazia. Si è visto che è stato effettivamente così. In quel caso l’uso della forza ha posto fine a una lunga guerra civile che per 10 anni ha insanguinato i Balcani ed è costata 400mila morti, in gran parte civili. Adesso siamo in uno scenario molto diverso, per cui la lotta contro il terrorismo non impegnerà forze armate italiane. Anche se non si può escludere naturalmente l’uso della forza per colpire gli assassini, gli organizzatori, i loro protettori. Ma noi siamo in una fase in cui ancora è prevalente un’azione politica per creare una grande coalizione mondiale contro il terrorismo e da questo punto di vista le dichiarazioni improvvide dell’onorevole Berlusconi certamente hanno creato delle difficoltà rispetto a questa opera, hanno alimentato degli equivoci che poi egli in parte ha smentito, ma insomma ne viene fuori un quadro molto confuso ed incerto. Mi sembra che nel corso di questa vicenda Berlusconi ha dimostrato di non essere all’altezza delle responsabilità delicate che competono a un capo di governo in una così difficile crisi internazionale».

Non crede quindi che Berlusconi possa far ricoprire alla nostra nazione un ruolo diplomatico sulla scena mondiale?
«Negli ultimi anni l’Italia ha riconquistato un prestigio internazionale. E non soltanto durante l’esperienza del mio governo. Durante il governo Prodi sono avvenute due cose fondamentali: una è stata il raggiungimento dell’euro, l’altra la missione in Albania. L’impegno per la prima volta in una missione di pace e umanitaria in cui avevamo la leadership. Poi c’è stata la vicenda del Kosovo, la nostra politica verso il mondo arabo, l’azione diplomatica così importante dell’Italia verso l’Iran e la Libia. Tutto questo ha consentito di riaprire un canale di dialogo fra l’Occidente e questi Paesi. Io non credo che l’attuale governo sia in grado di giocare un ruolo significativo, malgrado le indiscusse capacità del ministro degli Esteri. Lo si vede anche dalla stampa estera, dal disastroso fallimento del G8 e dalla gestione confusa e incerta di questa crisi che sicuramente ha attirato le diffidenze e le critiche dei nostri alleati. Basta leggere i giornali internazionali per capire cosa si pensa dell’Italia. Berlusconi pensa che si tratti di un complotto dell’opposizione. Ma “Le Monde”, il più autorevole quotidiano europeo, in un articolo dedicato al nostro paese concludeva con la seguente frase: “E’ un peccato che l’Italia sia in queste mani in un momento così importante per l’Europa e il Mondo”. Questo lo scrive “Le Monde” che non è di mia proprietà né di Rutelli».

Cosa pensa degli attacchi della maggioranza contro l’opposizione in merito a questa crisi mondiale?
«E’ inutile che Berlusconi se la prenda con l’opposizione. Lo ha fatto anche in parlamento, in maniera arrogante, ma non è certo colpa dell’opposizione. Non è certo per un nostro complotto che è stato criticato in Europa, nel mondo arabo, in tutto il mondo. E’ solo per le cose che ha detto lui, quindi che se la prenda con se stesso».

Come commenta lo spostamento del vertice Nato da Napoli a Bruxelles?
«E’ un fatto tecnico, naturale in questo momento di crisi. Era naturale che il vertice si spostasse alla sua sede principale, dove la Nato ha a disposizione tutti i mezzi che le occorrono per affrontare questi giorni di grande lavoro».

Infine, un parere sul discusso movimento della contestazione. Secondo lei la politica deve dialogare con la rete No Global?
«Certo che bisogna dialogare, lo abbiamo detto più volte. Bisogna cercare di comprendere le ragioni e cercare di dare delle risposte. Questo non vuol dire dare ragione a loro su tutto. Dobbiamo anche fare delle distinzioni tra l’area cattolica, quella del volontariato, gli estremisti. Non si può fare di ogni erba un fascio, è una realtà molto variegata e complessa, dove ci sono frange estremiste e persino frange violente con cui non credo si possa dialogare. Ma sulla base del rifiuto della violenza io sono per il dialogo con tutti, in particolare con chi è impegnato sul terreno della solidarietà»