12 marzo 2002

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Milosevic alla sbarra. Clorofilla ne parla con Relja Knežević, editorialista di politica interna del Dnevnik, quotidiano di Novi Sad, e studioso di Scienze politiche e Filosofia del diritto

Continua il processo a Milosevic all’Aia, pensa che sia un giusto processo?

“A parte alcuni errori nella sua costituzione di base, bisogna considerare il Tribunale dell’Aja come un vera corte di giustizia. Io vedo questo tribunale come una reale prova per cercare di ricostruire la pace nell’ex Jugoslavia. In parte questo è un processo contro i leader della guerra e in parte è l’espressione della politica realista di questo Mondo. La vera domanda da porsi è se queste istituzioni ad hoc possano essere giuste. Probabilmente lo potevano essere”.

Il riconoscere colpevole Milosevic creerà le condizioni per la tanto attesa pace nei Balcani?

“Credo soltanto in parte. L’errore fatto è quello di scaricare le responsabilità soltanto in una direzione, questo ha portato un aumento del sentimento nazionalista invece di calmarlo e ridurlo per quanto possibile. Soltanto un reale e razionale progetto sociale, in sostituzione di un progetto con basi ideologiche, può creare una pace duratura in Serbia. Inoltre il definire uno status corretto e giusto per il Kosovo da parte della comunità internazionale aiuterebbe di molto il processo di pace”.

Molta gente non è nè con Milosevic nè con le bombe della Nato, è sorta di terza posizione, ce ne può parlare?

“I rappresentanti della “terza posizione” sono il governo della Serbia e il suo premier Djindjic e la coalizione che ha fatto cadere Milosevic. Noi tutti pensiamo che i bombardamenti della Nato siano stati un fallimento. Avrebbero dovuto agire in maniera diversa, perchè questa “terza posizione” era molto debole mentre le bombe cadevano su tutto il Paese”.

Pensa che la società occidentale abbia delle responsabilità per quanto accaduto nei Balcani?

“Assolutamente no”.

Che cosa è oggi la Serbia, dopo 10 anni di guerre?

“Oggi la Serbia è una nazione povera, che cerca se stessa, ma con un forte potenziale nel poter trovare una nuova identità, ed entrare a far parte della famiglia europea, anche se occorre molto tempo. Le bombe della Nato sono un trauma che vive ancora profondamente nella gente, e il processo dell’Aia non fa che ricordarglielo”.

Quale può essere il futuro della Serbia?

“Vedo la Serbia come una nazione ai margini delle potenze europee sviluppate, ma con importanti alternative per una futura collaborazione in questa regione. L’altra alternativa per la Serbia è l’orrore che non può essere immaginato”.

Che cosa è la stampa oggi in Serbia?

“La stampa ufficiale ha collaborato attivamente e ha preso parte al progetto nazionalista di Milosevic e hanno una grande responsabilità per tutto quello che è successo in questi ultimi dieci anni. Invece la stampa alternativa, meglio definirla la parte indipendente dei media, ha svolto un lungo lavoro in questi anni che ha influenzato direttamente la caduta di Milosevic”.

E la censura?

“Io credo che non ci sia censura nel senso classico del termine. E’ più una sofisticata manipolazione, chiusura di di canali informativi indipendenti, questo si è presente. Ma stiamo ancora aspettando le leggi che regolino le trasmissioni e l’informazione, attendiamo che ci siano nuove regole. I media sono “troppo liberi” per accettare qualsiasi imposizione oggi”.