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Intervista con Stephane Laederich - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

12 febbraio 2002

gypsy2“Immagina di andare a Praga in un ristorante, che si trova al centro delle attrazioni turistiche. Parla la lingua dei Rom e sarai buttato fisicamente fuori dal ristorante. Il tuo crimine? Parlare la lingua dei Rom! E questo è soltanto un piccolo esempio della discriminazione quotidiana che subiscono”. Stephane Laederich è l’executive director di www.rroma.org, il principale portale informativo sulla cultura, sulle tradizioni e sulla storia dei Rom in Europa.

Ci può parlare della fondazione che ha creato e sostiene il portale www.rroma.org ?

“La fondazione è nata nel 1993, ha sede in Svizzera e le sue attività sono incentrate sull’Est Europa. La priorità della fondazione è l’integrazione della cultura Rom nella società odierna e non la sua assimilazione. Sosteniamo qualsiasi progetto e programma che aiuti a realizzare questo obiettivo. Inoltre sosteniamo iniziative create dai Rom per i Rom, cercando i finanziamenti che occorrono”.

Come è nata l’idea di creare un portale di cultura Rom?

“Il primo e più importante punto del perché di questo portale risiede nella volontà di dare uno sbocco per l’informazione concernente i Rom nei suoi diversi aspetti. Uno sguardo complessivo e neutrale sulla storia, cultura e tradizione Rom. Il portale sta crescendo dando spazio ad altre organizzazioni che operano in questo campo. Al momento abbiamo soltanto un’altra organizzazione ospitata dal nostro portale, ma molto presto organizzazioni dalla Macedonia e dalla Bulgaria saranno presenti sul sito e contiamo di aumentare il numero nel prossimo futuro. In questo senso l’idea di base del nostro portale è quella di poter creare uno spazio per le altre organizzazioni Rom, dando loro supporto tecnico e una homepage così da poter presentare liberamente i loro punti di vista”.

Dal Suo punto di vista come si presenta la situazione dei Rom in Europa, quali sono le problematiche più importanti?

“La situazione non è migliorata con la caduta della Cortina di Ferro. Al contrario, la caduta ha portato un incremento di nuovi problemi e il principale tra questi è la crescita di ideologie nazionaliste. I Rom sono una minoranza etnica europea, dopo tutto hanno vissuto in Europa fin da prima del anno mille tanto quanto gli ungheresi, e sono minacciati nella loro propria esistenza. In questi ultimi anni abbiamo assistito alla pulizia etnica, un’eliminazione fisica radicale avvenuta sia in Bosnia sia in Kosovo e che sta prendendo forma anche in Macedonia. In altre nazioni come la Repubblica ceca e quella slovacca si ha avuto un forte incremento di attacchi dei skinhead, e di fronte a tutto questo si ha una totale indifferenza delle autorità che pregiudica il futuro dei Rom in queste regioni. Discriminazione e tentativi di assimilazione e non di integrazione sono i problemi più urgenti”.

Quale è la possibile soluzione per la discriminazione?

“I pregiudizi provengono da una vecchia propaganda medievale che ha esempi anche nei tempi moderni con il socialismo e il fascismo. L’integrazione dei Rom con la loro cultura e una corretta informazione per i non-Rom possono essere le uniche soluzioni a lungo termine”.

Cosa pensa della relazione tra Rom e Olocausto, sono stati dimenticati dalla storia?

“L’Olocausto contro i Rom non è stato ancora sufficientemente studiato e conosciuto. Infatti l’esatto numero delle vittime è incerto. Quello che si sa con certezza è che la maggior parte dei Rom morti, non sono stati uccisi nei campi di sterminio, ma massacrati sul posto dove si trovavano. La parte peggiore della storia è che i sistemi di repressione della polizia nazista sono stati applicati anche dopo contro i Rom: sterilizzazione forzata, bambini portati via con la forza e via dicendo. Queste situazioni sono continuate fino agli anni Settanta”.

Cosa risponde a chi vede nei Rom soltanto dei criminali?

“E’ lo stesso che se qualcuno dice che gli italiani sono tutti fascisti e i tedeschi nazisti. E’ soltanto una generalizzazione. In Kosovo i Rom, sono giudici, avvocati insegnanti, contadini. Ma purtroppo ciò che la gente vede sono soprattutto quelli che chiedono l’elemosina o rubano, ma non sono assolutamente la maggioranza”.

Crede che etnia Rom e società occidentale possano coesistere pacificamente?

“Noi crediamo che i Rom, essendo una minoranza europea, hanno un posto nella cultura  occidentale. Si sono già incontrate queste culture in molti campi. Si pensi alla musica ad esempio. Un muto rispetto richiede molto tempo, ma è possibile e anche desiderabile. Questo può avvenire mettendo da parte le solite generalizzazioni che si sentono dire quando si parla di Rom, e cercando di capire e rispettare una cultura differente”.