Sergio Nazzaro e Giancarlo Caracuzzo ci raccontano la storia di un gabbiano, triste e bestemmiatore

Abbiamo iniziato, nei tempi e negli spazi che abbiamo, da un po’ a cercare di volgere il nostro sguardo anche al rapporto che il medium fumetto ha con l’infanzia e come si provi a declinare lo stesso al fine di coniugare racconto e didattica. In fin dei conti nelle librerie cosiddette “di varia” lo spazio dedicato al fumetto per l’infanzia è uno spazio fisso, quasi sempre ben curato e abbastanza ben dimensionato. Avevamo lungamente parlato del fumetto L’invasione degli scarafaggi – La mafia spiegata ai bambini con gli autori, avevamo intervistato Leontina Sorrentino (Didattica e arte: 5domande5 a Leontina Sorrentino) e già in precedenza Mirko Perniola aveva provato ad affrontare il discorso.

Questa volta la nostra attenzione cade su un prodotto editoriale dell’editore casertano Lavieri; una semplice sfogliata al loro catalogo online ed alle loro molteplici etichette permette di capire l’attenzione e lo spazio che dedicano e hanno dedicato in passato al fumetto ed alle edizioni per l’infanzia. Nella collana Lavieri Comics (un’altra, molto più vasta è la Piccole Pesti, piena di fumetti per l’infanzia) troviamo un volumetto illustrato che ci piace raccontarvi per due motivi. Il primo è quello già accennato, la voglia di parlare di fumetto e narrativa per l’infanzia, il secondo è la presenza ai testi del volumetto di Sergio Nazzaro, anche lui da noi già intervistato (5domande5: Sergio Nazzaro, di fumetti, giornalismo e camorra ed altro) non molto tempo fa; Sergio è un giornalista d’inchiesta che ha pubblicato molti volumi mono4grafici sulla camorra e sui suoi traffici.

Il testo di Nazzaro è accompagnato dagli acquerelli su carta ruvida di Giancarlo Caracuzzo; autore romano, da anni impegnato anche nella didattica (è stato fra i fondatori della Scuola Romana dei Fumetti), che definire poliedrico è poco. Horror, poliziesco, fantasy e ultimamente anche supereroi con la statunitense Marvel sono alcuni dei generi che ha disegnato con successo nel corso di una carriera più che ventennale.

Questa volta il suo contributo alla narrazione è didascalico visto che i suoi acquarelli non sono funzionali al racconto, dettagliatamente scritto da Nazzaro, ma solo illustrativo. Eppure, riguardando i trascorsi di Caracuzzo, c’è da restare sorpresi sul cambio di registro necessario e puntualmente avvenuto per il tipo di storia e il tipo di volume. La dozzina di tavole realizzate ci delineano le fattezze del protagonista della storia, il gabbiano bestemmiatore, appunto, e dei suoi unici interlocutori nella vicenda narrata, addirittura tre divinità, il dio degli ebrei quello dei cristiani e quello dei musulmani.

La storia, come si addice ad un libro di favole, ci parla attraverso metafora e ha un messaggio da consegnarci. Nazzaro utilizza come mezzo di trasporto di questo messaggio un gabbiano, colpito da un gravissimo lutto. Causato dallo stesso inconveniente che dava il via al racconto di Sepulveda Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (e del film di animazione di Enzo D’Alò tratto dallo stesso racconto), una chiazza di petrolio nel mare.

Il gabbiano di Nazzaro e Caracuzzo iniziò a bestemmiare dopo la perdita del suo amore, ma le sue continue bestemmie non erano rivolte alle divinità, erano rivolte solo a se stesso; così, nel racconto, lo vediamo ripetere continuamente, come in un mantra, “mannaggia a me, mannaggia a me”. Incuriosite dalla situazione, le tre divinità che abbiamo prima, si muovono per provare a risolvere la questione.

Attraverso una figura particolarmente triste, quasi autisticamente e ripetitivamente perso nei suoi voli infiniti e nelle sue continue auto bestemmie, gli autori ci raccontano come accennato la storia di una enorme perdita, di un vuoto incolmabile e di una persona amata che, per evitare di coinvolgere anche il nostro protagonista, gli fa promettere di salvarsi allontanandosi.

E la domanda che ci si fa, chiudendo il libro, è qualcosa tipo: esiste qualcosa al mondo che può sublimare il ricordo di un amore totale, che può permetterti di riviverlo e assaporarlo anche se in realtà è finito? Per la risposta sarebbe il caso di rimandarvi alla lettura del libro, scritto in agile prosa colloquiale. Noi aggiungiamo solo che, una volta tanto, forse proprio perché non richiesto, o forse perché la bestemmia non era a loro rivolta, l’intervento delle tre divinità serve a qualcosa di concreto. Ognuno deciderà se tale da sopperire alla fine di un amore infinito.