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La mente nera: Aldo Semerari - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.
De Rosa, La mente nera -
De Rosa, La mente nera –

Libro per curiosi che amano navigare nel torbido della storia italiana, forse gli anni migliori. Corredati da fascisti, criminali della banda della Magliana, camorristi, P2, servizi deviati, Cutolo, mafia, Ior. 

Un tempo in cui era lecito solo chiedersi se mai era rimasto almeno un italiano onesto. Gli onesti non avevano peso specifico, morivano. Scoppiavano bombe, stragi, teste mozzate, uccisioni quasi di massa nelle guerre di mafia e camorra. L’Italia della spensieratezza dell’omicidio, del boom, non economico ma delle bombe. Un periodo d’oro che non si può esplorare in altra maniera se non attraverso una delle menti più affilate e perverse, che indagò a sua volta le menti criminali più acute: Aldo Semerari.

Corrado De Rosa è un amico e questa ovviamente è una recensione parziale, ma purtroppo è proprio bravo a scrivere. Una biografia fulminante che è biografia dell’Italia più assassinata, confusa e chiara. Un saggio scorrevole, non un celebrato best seller tanto per tirare a campare in libreria. Neanche uno di quei libri in cui il marketing si può scatenare. Già, come fai a fare marketing se il protagonista del libro muore decapitato? Difficile gestire un documento così affascinante, potente nella lettura che diventa subito punto di riferimento per gli studi che verranno, uno di quei testi che ci aiutano a comprendere il nostro passato prossimo e diventano imprescindibili da futuri dibattiti.

Dimenticavo, questo libro non può diventare un caso editoriale (anche se vende tanto) perché ha ricerca dietro, non inventa nulla, è pensato, ragionato. Difficile pensare che la verità del reportage serio abbia accettazione nell’Italia di mezzo dei nostri tempi, quasi peggiore di quella descritta da De Rosa. Torniamo al testo. La biografia di Semerari è una fonte di storia, attraverso questo psichiatra passa l’osservazione di così tanti mondi e avvenimenti che diventa posizione privilegiata da cui cercare di fare luce su alcuni tasselli, ma soprattutto un impulso nuovo su un connubio ancora oggi in voga e poco esplorato: malattia mentale e crimine, l’utilizzo delle perizie per rilasciare mafiosi e non. Tutti a parlare di mafie e crimine, nessuno, a parte De Rosa esplora il matrimonio perverso di lucidi criminali che diventano folli da rilasciare o mantenere a regimi detentivi meno rigidi.

Ecco, le parole perizia psichiatrica diventano finalmente termini compresi, spiegati, indagati da De Rosa, psichiatra scrittore a sua volta che ci immerge in un cammino oscuro, maledetto, e folle, il caso di dirlo. Questo è La Mente Nera, una pagina dopo l’altra una sequela di chicche storiche, di recupero della memoria immane, un lavoro gigantesco di archivio, di logica, di fatti. Una ricostruzione del DNA dell’Italia che ancora oggi vive e respira, e che ci aiuta a spiegare molti lati oscuri della nostra Patria Nera, oppure si credeva che fosse finito il tintinnare di sciabole e di pazzi sanguinari? Grazie a dio no, c’è ancora della sanità mentale.

Sei uno psichiatra che ruba il lavoro agli scrittori, o uno scrittore che ruba il lavoro agli psichiatri?

Me lo sto chiedendo anch’io. Poiché conosco bene la differenza tra uno scrittore e uno che scrive libri, posso dire che sono uno psichiatra che ogni tanto scrive, indegnamente, libri.

Quanto tempo hai impiegato materialmente per raccogliere i materiali del tuo libro? Perché il tuo libro sottintende una ricerca impressionante.

Ho iniziato a lavorare su questa storia circa tre anni fa. Diciamo che sono riuscito a mettere insieme un po’ di materiale e ho girato molto per trovarlo. Ma anche che il momento in cui metti a fuoco l’obiettivo del lavoro, quello in cui avvii le ricerche, cerchi documenti, contatti le persone, provi a verificare le ipotesi su cui stai ragionando è divertente almeno quanto scrivere il tuo libro.

Nella mia trattoria preferita, il proprietario conosce i protagonisti della Banda della Magliana, e parlando mi dice: “Poi ci stavano i professori dei matti che li mettevano sempre fuori”. Quindi la psichiatria che liberava i criminali era così conosciuta? Ed è stato Semerari il suo profeta? 

Il rapporto perverso tra la psichiatria e i poteri deviati è storia antica. Solo per restare al Novecento si può dire che questa branca della medicina è stata strumentalizzata – e in molti casi si è fatta strumentalizzare colpevolmente – per usi illeciti e a fini di controllo politico e sociale. La psichiatria ha affiancato Hitler nel suo obiettivo di purificazione della razza e ha contribuito alla deportazione di uomini, donne e bambini; gli psichiatri sono stati il braccio armato sanitario della Russia comunista e del governo cinese, in tempi più recenti dei torturatori di Guantanamo; in Sudafrica, invece, psichiatri e psicologi hanno offerto al governo uno strumento per negare alle persone di colore lavoro e istruzione. Per tornare ai rapporti tra gli psichiatri e i mafiosi, Semerari è stato uno che, almeno a sentire gli amici del tuo oste, garantiva la patente di matto meglio di altri. Ed era una di quelle figure “cerniera”, oggi la definiremmo multitasking, che riusciva a mettere insieme interessi diversi ma spesso convergenti di servizi segreti, piduisti, eversori e mafiosi.

Perché la sua vicenda personale e professionale attraversa gli anni più contraddittori della storia d’Italia e può essere considerata una grande metafora della perdita dell’innocenza del nostro Paese. Perché a distanza di trent’anni molti personaggi di cui racconto nel mio libro sono ancora oggetto di dibattito, altri depongono in processi importanti, rilasciano interviste o pubblicano libri. Dai boss e i faccendieri con cui si interfacciava Semerari, ai protagonisti – politici e non – della trattativa, che possiamo considerare l’archetipo di tutte le trattative, tra Stato e mafia per il rilascio dell’assessore democristiano Ciro Cirillo rapito dalle BR nel 1981 in provincia di Napoli.

Che cosa invidi a Semerari che vorresti avere come tua qualità professionale? 

Sicuramente cultura, preparazione scientifica, capacità di analisi e competenza. Semerari era un professore eclettico, per certi aspetti un innovatore nel panorama criminologico italiano. Era uno che quando interveniva in televisione o sui giornali lo faceva sempre con lucidità e puntualità. E che raramente diceva cose banali.

In Italia ci raccontano la favola che i saggi vendono poco perché sono noiosi. Invece il tuo libro è superiore a qualsiasi romanzo, si legge velocemente. Che il romanzo sia morto è scontato, qual è invece lo stato di salute della saggistica e perché siamo così ostacolati? 

Ti ringrazio per il complimento ma non ti credo, naturalmente. Scherzi a parte, non sono un addetto ai lavori, però forse è complessivamente il mercato dei libri in difficoltà. Si scrive molto più di prima e si legge meno. Le vendite sono in caduta libera. I libri costano tanto, spesso troppo, la crisi alimenta questo circolo vizioso. Gli editori, dal canto loro, potrebbero forse osare di più nell’investimento sui loro autori, anche non big. Sullo stato di salute della saggistica non saprei, per appassionarmi un saggio deve essere scritto in modo narrativo, deve informarmi e incuriosirmi, deve essere intellettualmente onesto e rigoroso nell’utilizzo delle fonti senza farmene sentire troppo il peso durante la lettura, deve partire da un’idea forte e spingersi verso una tesi senza spaventarsi se quella tesi non è dimostrabile a tutti i costi, deve evitare chilometrici copia e incolla di atti giudiziari. E non mi deve costringere a tornare indietro per riprendere il filo del discorso perché mi sono perso in un ginepraio di nomi e fatti. Mi sembra che lo stato di salute della saggistica del nostro Paese sia molto buono, anche se non valorizzato a sufficienza. Basta guardarsi in giro e vedere quanto spazio viene dedicato nelle rassegne letterarie ai saggi o quanti festival di saggistica ci sono in Italia. Non sono pochi, ma sono infinitamente di meno rispetto a quelli dedicati alla narrativa.

Chi ha vinto? Mi spiego: fascisti, camorristi, quelli della banda, mafiosi, servizi deviati, democristiani, chi ha vinto alla fine della giostra? 

La mia impressione è che non abbia vinto sul serio nessuno. E che in quegli anni ci sono stati molti personaggi, Semerari compreso, che pensavano di tenere le fila, di orientare scelte e decisioni, di tramare sottobanco ma che a loro volta sono stati diretti da qualcun altro. Insomma, un piccolo esercito di burattini che pensavano di essere dei burattinai.

Tu sei dottore, giusto? Qual è lo stato di salute mentale di questo nostro Paese e dei suoi scrittori soprattutto e giornalisti? 

Ah, per questa domanda faccio appello al Quinto emendamento.

Siccome sappiamo che Semerari è morto con la testa tagliata già prima di leggere il tuo libro, perché comprarlo? 

Perché sulla sua testa mozzata si è giocata una partita in cui c’è un boss che si è preso la responsabilità dell’omicidio, forse non sapendo nemmeno fino in fondo perché doveva farlo. Perché si è fatta chiarezza, solo in parte, sugli esecutori di quell’omicidio e molta confusione sui mandanti. E perché, nel mio piccolo, ho provato a mettere un po’ d’ordine in questa confusione.