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La terra del silenzio - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

 

osservatorioViento si sciuto e nun te puó fermare, piglia sta voce pe’ farla vulàre. Puortala a mónte pe’ farla sentire, a chella ggènte ca nun vo’ murìre. (Cosimo Antitomaso)

 

 

Ed oggi tutti gridano, si agitano. Molti hanno paura. Qualcuno, semplicemente, era già rassegnato, e quindi non cambia posizione. Anzi, attitudine. Sirene e proclami. Da una parte un Sistema Nazione che scopre i problemi solo attraverso i culti della personalità. Perché se non hai un caso umano, il problema è difficile da comprendere. Anzi, è facile da ignorare. Il testimone morto, l’imprenditore ucciso, il pentito ferito tanto quanto lo scrittore del momento, come specchio riflesso del problema, senza curarsi mai del problema nel suo semplice esserci. E quindi affrontarlo, cercando di risolverlo. Porre in atto strategie democratiche decise e definitive al problema Camorra. Ma parlava bene il presidente, napoletano, che comprendeva in ritardo. Due anni dopo l’elezione. Eppure tempo addietro era stato anche ministro dell’Interno. Siamo la Distrazione della Nazione. Oltre le parole, la paura. Quel vero vuoto allo stomaco, che stringe e accorcia il fiato. Si uccide, e pochi comprendono le vere meccaniche dietro l’omicidio di Michele Orsi.

Forse, non sono stati i casalesi.

Lo stragismo di Totò Riina, ha dimostrato tutto il suo fallimento. Il Codice Provenzano del silenzio è la via che segue la mafia. Come mai il gruppo camorristico più mafioso dovrebbe riportare le lancette della storia indietro? Siamo all’ubriacatura del potere che perde la bussola e spara senza riflettere?

Geni del male, imperatori dell’economia canaglia, si flagellano con un omicidio di questa portata in casa propria? Michele Orsi, colluso o dichiarante, mai protetto dalla Nazione, che non ha una fila di dichiaranti del ciclo dell’immondizia fuori le porte delle proprie procure. E quindi, può farne a meno. Bisognava proteggerlo. Senza se, senza ma. Perché Michele Orsi poteva essere una chiave di volta fondamentale per comprendere i meccanismi del malaffare non solo camorristico, ma soprattutto amministrativo. Si poteva processare lo Stato Colluso che non solo guarda altrove ma, trae profitti.

Tutti sapevano tutto. E sanno ancora oggi.

Non c’è stata nessuna scoperta epocale della Camorra. Siete voi che non avete voluto vedere. Ed oggi tutti gridano, si agitano. E gli innocenti muoiono, e probabilmente moriranno ancora. Piccole morti: Michele Landa, Romina Del Gaudio, Federico Del Prete e tanti altri che non hanno la dignità del ricordo, della memoria. Eppure, vicino Sessa Aurunca, per la precisione vicino a Maiano, c’è un campo, bene confiscato, coltivato oggi a pescheto. Su ogni albero una targa con i nomi delle vittime innocenti della Camorra. Già, perché c’è chi resiste, chi lotta, o semplicemente sente di appartenere alla Nazione Distratta, e vive la quotidianità con enorme dignità.

Dimenticato, ma non dimentico che la Camorra è rinuncia alla libertà dei sogni.

Quel giorno, su quella terra confiscata, davanti a quelle targhe, lette ad alta voce, non una telecamera delle televisioni nazionali, non un giornalista della grande carta stampata. Già, c’è chi resiste. Ma se non sapevate dei morti, prima e dopo, come potete pretendere di raccontare chi vive, e qualche volta sopravvive? La Nazione Distratta è vista solo come fonte di denaro, incanalato attraverso le amministrazioni locali, attraverso le emergenze, e chi condivide il potere, condivide il denaro. In una terra morta economicamente, il centro del male non è Casale Di Principe, Mondragone, Napoli o Pignataro Maggiore, ma qualsiasi amministrazione comunale che funge da aiuto di Stato: non possiamo risolvere i vostri problemi, ma possiamo pagarvi qualche soldo. E come se fossero sacchi di riso lanciati dagli elicotteri dell’ONU, i colletti bianchi si accapigliano per salvaguardare la loro manciata di riso. Michele Orsi gestiva, anche non potendo assolutamente, lo smaltimento dei rifiuti. La parte privata del consorzio pubblico. Il pubblico, quindi la politica, ci guadagnava posti di lavoro. A Mondragone risultavano quasi un centinaio di operatori ecologici. Ne occorrevano un terzo, soltanto. I camorristi prendevano soldi, semplicemente. L’imprenditore pagava da una parte e l’altra. L’immondizia rimaneva invece perfettamente in strada. Quindi non è il processo Spartacus, non era il Salvo Lima della situazione. Le imprecisioni sono sempre da prima pagina. Ma è l’inchiesta Eco Quattro. La domanda è quali promesse sono state fatte sul territorio di Mondragone, che non mantenute hanno fatto esplodere una storia di queste dimensioni? Già, perché anche se è implicato Mario Landolfi, ex ministro ed ex presidente commissione vigilanza RAI, e Nicola Cosentino, attuale sottosegretario, non se ne era mai parlato prima. In pochi, attenti, ne avevano scritto con dovizia di particolari. Uccidere Michele Orsi è stato accendere un faro. Chi ha interesse a fare tanta luce, dove invece si cerca il silenzio? Ma non poteva fare luce la Nazione Distratta con l’attenzione verso chi resiste e cerca di fare informazione? Comunque sia, altra domanda: quale sarà la risposta dei Casalesi ad un tale affronto in casa loro? E se questa ipotesi è totalmente errata, ciò significa che il messaggio che il piombo sta scrivendo è rivolto alla politica. Hanno sparato per creare imbarazzo, per far uscire fuori i nomi che prima erano ignorati dalla stampa ufficiale.

Occorre ricordare una cosa ancora: Michele Orsi non ha testimoniato a maggio per una notifica che ha fatto slittare l’udienza preliminare a giugno. Una notifica! Loro hanno il piombo, noi la carta bollata.

E domani, quando le luci della diretta saranno spente, rimarranno territori meravigliosi, verdi in superficie e avvelenati qualche metro più sotto, che non hanno futuro. Devastati dall’egoismo, dall’arroganza, dal mettere all’indice la società civile, dal sottrarsi nello stringersi intorno a coloro che resistono, che lavorano, che denunciano, che raccontano. Domani, rimane solo una terra silenziosa. E sola.

Molti tentano di dire che si sta dando una cattiva immagine della Campania, che non tutto è male, che non si può parlare soltanto di ciò che è morte e dolore. Ma veramente qualcuno dice questo?

sabato 7 giugno 2008