Luigi de Magistris: Giustizia e Potere
Giustizia e Potere: libro intervista con Luigi De Magistris
(Editori Riuniti) 384 pagine, 14 euro, ISBN 978-88-3598020-90
Rassegna stampa: Corriere del Mezzogiorno, Il Fatto Quotidiano, Articolo 21, Agoravox.it
Presentazione: le foto
(Antonio Padellaro, Sergio Nazzaro, Luigi de Magistris, Alessio Aringoli)
Nazzaro: Potere e giustizia. Il libro si intitola così, perché questi due termini? Cosa rappresentano per te, quanto sono interconnessi? Quanto incidono sulla vita di un cittadino?
De Magistris: Perché si realizzi la giustizia si scontra con il potere e con i poteri. La giustizia è un qualcosa di universale e rappresenta il diritto naturale: perciò entra in conflitto con i poteri. Inoltre i poteri spesso sfruttano illegittimamente molti diritti per raggiungere una finta giustizia. L’uso illegittimo del diritto è uno dei più pericolosi strumenti usati nelle forme di autoritarismo, che hanno utilizzato la norma per raggiungere obiettivi illegali. Come per esempio il lodo Alfano, che non viene perseguito attraverso una via extra legale, ma utilizza una legge che è illegittima, così come spesso i regimi autoritari utilizzano la legge per restringere alcune libertà o disintegrare la costituzione. Purtroppo non sempre la giustizia coincide con le norme, anzi, troppo spesso la produzione di leggi corrisponde alla produzione di profonde ingiustizie e di assenza di diritti. È molto importante il connubio tra diritti e giustizia, ancor più che tra giustizia e legalità. Vedo molto bene il concetto di giustizia con quello della funzione della tutela e della garanzia dei diritti. Ci si chiede se la giustizia abbia bisogno del potere per potersi realizzare, per esempio, la magistratura è un potere dello Stato oppure è solo un ordine? Secondo l’ottica di Montesquieu è un potere giudiziario, ma secondo un’ottica più attuale potrebbe essere intesa più come ordine e non come potere, proprio perché giustizia e potere non possono coincidere, in quanto la giustizia per realizzarsi si mette contro i poteri. I poteri tutto realizzano fuorché le forme di giustizia. Basti pensare al potere economico finanziario, a quello statuale o di governo o di parlamento, che realizzano anche le più profonde ingiustizie. La realizzazione della giustizia è un qualcosa che non deve appartenere solo alla magistratura come ordine, ma deve appartenere ad un percorso di tutti, il perseguimento e le finalità di giustizia devono animare ognuno, sia nella forma di singolo che di associato, alla partecipazione alla vita pubblica. L’obiettivo dell’azione di ogni persona secondo me è quello di realizzare un percorso di giustizia nella propria vita.
Indice dei capitoli
Cap. 1 Giustizia e Potere: una storia senza amore
Cap. 2 E’ solo (il) potere?
Cap. 3 La compagnia è di Berlusconi
Cap. 4 La finestra di fronte
Cap. 5 de Magistris assume via facebook
Cap. 6 Calabria sotto scorta
Cap. 7 La Campania d’autunno di Cosentino
Cap. 8 Intercettando
Cap. 9 Sana e robusta Costituzione
Cap. 10 Migrante in Europa
Cap. 11 Un presidente magistrato?
Cap. 12 Ministero degli Esteri: gli altri da noi
Cap. 13 Ministero della Giustizia: dove è la Grazia?
Cap. 14 Ministero degli Interni: l’aria negli armadi
Cap. 15 P.A.: sportello e dignità
Cap. 16 Ministero del lavoro: la fatica.
Cap. 17 Ministero dell’economia: azioni non in vendita
Cap. 18 Ministero della Difesa: non gioco con i soldatini
Cap. 19 Ministero dei Trasporti: qual è la strada?
Cap. 20 Ministero della Sanità: radiografia di un sistema
Cap. 21 Il Consiglio del Presidente
Cap. 22 Italia dei Valori: arrivi e partenze.
Cap. 23 Spalle alle parole
Cap. 25 I politici: chi frequenti?
Cap. 26 Cara Casta, mi costi
Cap. 27 I nemici: nomi e cognomi
Cap. 28 La loro paura: non possono ricattarmi
Cap. 29 Fascicolo personale L.d.M.
Cap. 30 La famiglia è una questione
Cap. 31 Immigrazione: l’emigrazione del diritto
Cap. 32 Leggere, ascoltare
Cap. 33 Televisione e Internet: le relazioni pericolose
Cap. 34 Grillo: non ce la faccio più
Cap. 35 Perché no?
Cap. 36 Oggi per sognare, domani per cambiare
Cap. 37 Nota dell’intervistatore (leggi di seguito)
“Perché non hai posto un veto sulla mia persona?”
“Perché avrei dovuto? Non ci conosciamo bene, ma se ti fai intervistare da chi ti fidi, da chi conosci, da chi fa giornalismo politico, che riposte vengono fuori? E poi mi faceva piacere che fosse qualcuno giovane”.
Questa è l’unica domanda off record del libro. Una domanda dovuta a livello personale. Come anche la risposta. Ho conosciuto Luigi De Magistris per merito del giornalista Pietro Orsatti. Un viaggio in macchina con destinazione Fano, dove ci aspettava Salvatore Borsellino. Siamo i primi a sapere che si candida. L’uomo del momento, il magistrato di cui tutti parlano, scende da un taxi con una borsa a mano. E cammina da solo. Quell’immagine mi è rimasta impressa. L’intervista è uno dei mezzi che prediligo nel giornalismo. Si ha la possibilità di domandare ma soprattutto di ascoltare. Le domande. Molte altre se ne sarebbero potute fare, sicuramente. Immedesimarsi nel lettore, dal precario all’avversario politico, e porre le loro domande, prima che le mie. Perché tutti, dal precario all’avversario politico, meritano indistintamente il rispetto del lettore.
Per far ciò le domande devono essere dirette, non compromesse, sincere, interessate e curiose. Ho avuto piena libertà di porre questioni, senza esclusioni di temi. E non volevo risposte che mi annoiassero, perché avrebbero annoiato anche il lettore. E tra il lettore e l’intervistato, io propendo per chi paga di tasca propria un libro. Curioso di capire se De Magistris avesse un pensiero politico che si potesse definire tale. Curioso di capire se le sue battaglia sono un mezzo per ritagliarsi un posto al sole, o hanno una reale consistenza. Luigi De Magistris mi ha aperto la porta di casa sua. Non ha mai saputo in anticipo la domanda. E non ha avuto timore di dirmi: “devo pensarci, mi cogli impreparato”. Ho avvertito un grande rispetto per il mio lavoro. Che non ha evitato scambi accesi e risposte seccate.
Un’intervista appassionata. Un’intervista possibile, anche in Italia. Senza legami politici potersi sedere di fronte ad un uomo politico e domandare, contestare. E, sempre in accordo al rispetto verso il lettore, sì, Luigi De Magistris mi incuriosisce. Mi piace umanamente. Sono con quei calabresi, soprattutto di Catanzaro che lo hanno votato, credendo che le inchieste condotte fossero lecite. E che c’è del marcio non solo in Danimarca, ma anche in Calabria, così come in Campania e in Italia. Da comune cittadino, ed anche da giornalista scrittore mi sono stancato di sentire la solita litania di sempre, quando la Giustizia cerca di fare luce sui politici e gli apparati di Stato. La solita litania di “come vi permettete!” l’abbiamo sentita durante Mani Pulite, l’abbiamo sentita durante le avventure dei “Furbetti del Quartiere”, durante l’emergenza rifiuti in Campania con Bassolino e la Iervolino, e di poi anche con Cosentino e i suoi aggregati.
Perché c’è una sola differenza tra i lettori, quelli che vanno dal precario all’avversario politico o l’alleato politico: quando la Giustizia chiama, risponde soltanto il primo. E la parola responsabilità non è mai presa in considerazione, perché nessuno si dimette mai.
Dall’altra parte sono anche stanco di sentire parole come Massoneria, P2, poteri forti e poteri occulti, senza che abbiano mai un volto, un nome e un cognome. Non mi interessa lo scoop. Capire, invece, è molto più interessante.
La Calabria è una terra straordinaria. Dopo essere stato a Catanzaro, capisco perché De Magistris non se ne voglia andare. Ama la città e la gente. Sentirlo parlare di Calabria, beh non sembra quasi napoletano. E’ viscerale l’amore che ha per la Calabria e per la sua gente. Mi confessa che: “anche le persone a cui sono stato più antipatico qui, mi hanno sempre rispettato, perché hanno sempre saputo che avevo a cuore solo l’interesse di questa terra. Non perseguivo interessi personali. E me lo hanno riconosciuto”.
Non tutti i calabresi sono con De Magistris, anzi. La mattina mi sveglio presto in hotel. Faccio colazione. Chiedo dove posso trovare un edicola aperta. Il responsabile dell’hotel mi chiede se ho fretta. Si offre di portarmi a comprare i giornali e mostrarmi la città all’alba. Accetto. Questa è l’accoglienza del Sud, della Calabria. Ci fermiamo sul Bel Vedere di Catanzaro. Una vista commovente sul mare, sul verde, sull’infinito. Gli chiedo cosa ne pensa di De Magistris: “Si sta sistemando in politica. E’ venuto qua, ha fatto tanto rumore per prepararsi un posto in politica. Si sa come vanno le cose qua. Qua ci sono tanti soldi e tanti interessi. Lui sta inseguendo il suo di interesse. Non mi piace per niente”. Poi mi parla della famiglia. “Ho una figlia con tre lauree, ha scritto anche per dei grandi giornali a Roma. E’ dovuta tornare per problemi di famiglia. Una ragazza brillante e intelligente. Cosa fa ora? Qualche ora di insegnamento nei corsi di formazione e la commessa in un negozio. Mi creda, questa è una coltellata al cuore, con tre lauree fa la commessa. Ma qua il lavoro non ci sta”.
Guardo il panorama sporcato dal cemento che arriva fino al mare, penso al turismo che dura solo quaranta giorni e non tutto l’anno. Osservo il mare calmo di mattina e non riesco a trovare una riposta al fatto che con tre lauree si debba lavorare come commessi.
Non tutte le domande hanno risposte. Ma un senso sì.


















