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MafiAfrica: Articolo 21 - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Pietro Nardiello recensisce MafiAfrica per Articolo 21

Per negare l’esistenza di qualcosa basta non parlarne, evitare di riflettere e non provare a riannodare alcun bandolo della matassa. Tutto questo avviene, per quanto riguarda i media, anche  con la potentissima mafia nigeriana che in pochissimo tempo è riuscita a scavalcare nella gerarchia del narcotraffico cosa nostra e camorra collocando la sua base operativa  tra Napoli e Castel Volturno in piena Gomorra. Ovviamente proprio in questo ameno comune del casertano, dove il neo eletto sindaco Scalzone ha dichiarato di voler espellere tutti i clandestini, non si può pensare di compiere azioni anticamorra senza affrontare la questione immigrazione che, ovviamente, si incrocia profondamente con la quotidianità della cittadinanza bianca rappresentando, inoltre, un motore importante per l’economia locale e non solo per il lavoro svolto, a nero, nei campi. Analizzare tutto questo nella sua complessità è scomodo perché si preferisce, ovviamente, non comporre il complesso puzzle che ci si trova dinanzi. Sergio Nazzaro, invece, con il suo ultimo saggio-reportage, “MafiAfrica” dato alle stampe per i ti pi di Editori Riuniti, come al solito senza pretendere di essere l’unico terminale o custode della verità ha deciso di raccontare, ed è l’unico che lo ha fatto fino ad ora con una pubblicazione,  tutto quello che quotidianamente avviene sul suo territorio non solo con la sua convincente scrittura ma lasciando la parola innanzitutto ai protagonisti quali spacciatori, prostitute, operatori sociali, uomini delle forze dell’ordine e cronisti, ed infine anche alla documentazione giudiziaria, alle relazioni della commissione parlamentare antimafia e agli archivi personali di quei giornalisti che veramente conoscono il territorio perché lo vivono da sempre.
La mafia nigeriana, dunque, rappresenta un grande pericolo e non solo per il nostro Paese mentre i governi si ostinano a raccontarci che “i negri” rappresentano solamente un pericolo per i confini nazionali. Tutto falso.
Riti woodoo, sacrifici umani, traffico di organi e di droga che parte dal sud America e dall’Afghanistan e, attraverso il nord Africa e l’est Europa, converge nel sud Italia per poi ramificarsi in tutta l’Unione europea. Unico fine il denaro. Base operativa Castel Volturno dove da tempo è stato siglato un tacito accordo con il clan dei casalesi con il quale non ci si fa la guerra per non ostacolare gli affari degli uni e degli altri. Sequestri di persona in tutta Italia, la centrale degli aborti a Roma. Con questo testo,la cui postfazione è firmata da Giovanni Conzo, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli,  si comprende, definitivamente, anche quante ipotesi errate i cronisti di professione avevano formulato all’indomani della strage di San Gennaro quando il gruppo stragista guidato da Giuseppe Setola aveva assassinato sei cittadini extracomunitari.
Nazzaro apre una finestra su una problematica molto vasta e taciuta, lo fa in un modo convincente e graffiante. La sua scrittura, che si avvia a raggiungere una definitiva maturazione, diventa il mezzo di amplificazione di coloro che non hanno voce ma che da sempre operano nel proprio settore. Come al solito in terra di camorra nessuno si accorge di niente mentre tutto, però, accade.

Per negare l’esistenza di qualcosa basta non parlarne, evitare di riflettere e non provare a riannodare alcun bandolo della matassa. Tutto questo avviene, per quanto riguarda i media, anche  con la potentissima mafia nigeriana che in pochissimo tempo è riuscita a scavalcare nella gerarchia del narcotraffico cosa nostra e camorra collocando la sua base operativa  tra Napoli e Castel Volturno in piena Gomorra. Ovviamente proprio in questo ameno comune del casertano, dove il neo eletto sindaco Scalzone ha dichiarato di voler espellere tutti i clandestini, non si può pensare di compiere azioni anticamorra senza affrontare la questione immigrazione che, ovviamente, si incrocia profondamente con la quotidianità della cittadinanza bianca rappresentando, inoltre, un motore importante per l’economia locale e non solo per il lavoro svolto, a nero, nei campi. Analizzare tutto questo nella sua complessità è scomodo perché si preferisce, ovviamente, non comporre il complesso puzzle che ci si trova dinanzi. Sergio Nazzaro, invece, con il suo ultimo saggio-reportage, “MafiAfrica” dato alle stampe per i ti pi di Editori Riuniti, come al solito senza pretendere di essere l’unico terminale o custode della verità ha deciso di raccontare, ed è l’unico che lo ha fatto fino ad ora con una pubblicazione,  tutto quello che quotidianamente avviene sul suo territorio non solo con la sua convincente scrittura ma lasciando la parola innanzitutto ai protagonisti quali spacciatori, prostitute, operatori sociali, uomini delle forze dell’ordine e cronisti, ed infine anche alla documentazione giudiziaria, alle relazioni della commissione parlamentare antimafia e agli archivi personali di quei giornalisti che veramente conoscono il territorio perché lo vivono da sempre.La mafia nigeriana, dunque, rappresenta un grande pericolo e non solo per il nostro Paese mentre i governi si ostinano a raccontarci che “i negri” rappresentano solamente un pericolo per i confini nazionali. Tutto falso. Riti woodoo, sacrifici umani, traffico di organi e di droga che parte dal sud America e dall’Afghanistan e, attraverso il nord Africa e l’est Europa, converge nel sud Italia per poi ramificarsi in tutta l’Unione europea. Unico fine il denaro. Base operativa Castel Volturno dove da tempo è stato siglato un tacito accordo con il clan dei casalesi con il quale non ci si fa la guerra per non ostacolare gli affari degli uni e degli altri. Sequestri di persona in tutta Italia, la centrale degli aborti a Roma. Con questo testo,la cui postfazione è firmata da Giovanni Conzo, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli,  si comprende, definitivamente, anche quante ipotesi errate i cronisti di professione avevano formulato all’indomani della strage di San Gennaro quando il gruppo stragista guidato da Giuseppe Setola aveva assassinato sei cittadini extracomunitari. Nazzaro apre una finestra su una problematica molto vasta e taciuta, lo fa in un modo convincente e graffiante. La sua scrittura, che si avvia a raggiungere una definitiva maturazione, diventa il mezzo di amplificazione di coloro che non hanno voce ma che da sempre operano nel proprio settore. Come al solito in terra di camorra nessuno si accorge di niente mentre tutto, però, accade.