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MafiAfrica: intervista anteprima

 

Intervista di Alessandro Chetta (Corriere del Mezzogiorno/Corriere della Sera)

Anteprima “MafiAfrica” in uscita per Fazi Editore

Outsourcing dei clan, droga e prostituzione lasciati ai nigeriani. Il libro-inchiesta di Sergio Nazzaro

Sergio Nazzaro indaga. L’ha fatto nel precedente libro sulla camorra di casa sua (Mondragone e vasti dintorni) e prova a farlo ora su fronte decisamente poco battuto. La malavita africana. Il nuovo lavoro si chiama MAfiAfrica, è in dase di ultimazione e sucirà per Fazi Editore.

In cosa si distingue questo lavoro rispetto al libro precedente?
“La mafia nigeriana è considerata nei paesi europei una delle mafie più potenti. Il fenomeno è sottovalutato. Come nel libro precedente (Io, per fortuna c’ho la camorra) partirò da piccole storie per delineare il quadro complessivo”.

Quali i rapporti tra camorra nera, paesi d’origine e clan meridionali?
“La mafia nigeriana è estremamente affidabile, e questa ne afferma sempre di più la sua posizione internazionale. A differenza della camorra non cercano affermazione o potere, solo denaro attraverso un profilo basso. E giocano secondo le regole del paese in cui si trovano. Teniamo conto che non c’è stata nessuna reazione da parte degli africani alla strage di San Gennaro. In quel caso, accertato da fonti affidabili, la strage cominciò  per un tragico fraintendimento”.

Quale fraintendimento?
“Setola avrebbe chiesto una tangente di 50 euro per ogni spacciatore della zona. Siccome non esiste un solo clan mafioso africano, ma sonoorganizzati in cellule, i personaggi contattati dall’emissario di Setola si dissero disponbili: una tangente di cinquanta euro per ogni spacciatore della zona. Siccome non esiste un solo clan mafioso africano, ma è organizzato in cellule, i personaggi contattati dall’emissario di Setola si dissero disponibili. Ma per quanto concerneva il loro ambito di azione. L’emissario torna e dice che nessuno vuole pagare.  Di poi la strage punitiva, che sfociò in una dimostrazione di forza con vittime innocenti”.

Cinque nigeriani tentano il rapimento di una bambina a Napoli. Fatto inquietante, anomalo. Cosa pensi al riguardo?
“I criminali di colore preferiscono avere un profilo molto basso, tendono a scomparire sullo sfondo. Un rapimento in pieno centro a Napoli di una ragazzina bianca significa volersi suicidare… Inquieta, ma c’è bisogno di comprendere tutti i dettagli. Chissà che nei prossimi giorni la strada non consegni la propria risposta, come sempre”.

Come si articola il libro?
“Si compone di 15 capitoli. Ancora qualche mese e sarà pronto. Devo ringraziare FAzie Editore: ormai in Italia le inchieste le fanno gli editori più che i giornali”.

Com’è riuscita a mettere radici la malavita africana in un territorio già saturo di clan?
“Perchè i nostri clan hanno fatto outsourcing. Il lavoro di strada come lo spaccio, la prostituzione, che attirano l’attenzione delle forze dell’ordine, è stata di fatto lasciata nelle mani degli africani. Non è che i clan non ci guadagnano. Anzi. Ma rischiano di meno e si possono occupare di affari più complessi come gli appalti pubblici”.

Quanto influisce la stretta sui clandestini della Bossi-Fini e la  difficoltà di ottenere regolarizzazione con la scelta di delinquere?
“La difficoltà di regolarizzarsi chiaramente spinge i disperati nei circuiti criminali. I migranti sono considerati criminali anche quando cercano un lavoro onesto”.

Un po’ di numeri della mafia di colore in italia
“Ci sono solo stime e non ci sono numeri precisi. Qualcuno azzarda nell’ordine delle decine di migliaia”.

Hai scritto i testi anche per un cortometraggio-docuemntario sulla rivolta di Castelvolturno. Che distribuzione ha avuto il video?
“Il video ha suscitato molti dibattiti in rete. Molti più di quanto ce ne aspettavamo. Da quel video, attraverso Davide Scalenghe di Current TV Italia, sono stato chiamato da Current TV USA per realizzare un documentario su Castelvolturno e lo spaccio di cocaina in collaborazione con Christof Putzel del Vanguard Team. Stiamo lavorando a questo progetto da alcuni mesi con il regista del video Romano Montesarchio e il collega giornalista Vincenzo Ammaliato”.

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