di Ilaria Urbani

Nonostante la stretta repressiva del ministero degli Interni dopo la strage del settembre 2008, sta aumentando la criminalità organizzata gestita dagli africani a Castel Volturno e dintorni». Parola di Sergio Nazzaro, autore del libro “MafiAfrica” (Editori Riuniti), cresciuto a Mondragone ed esperto della commistione tra i fenomeni criminali africani e locali, in provincia di Napolie Caserta. Immigrati, vittime e carnefici. «Il fenomeno sta diventando molto più complesso di dieci anni fa. Prima agli africani venivano affidati i lavori sporchi – spiega Nazzaro – Alla camorra facevano comodo come meri esecutori di agguati o corrieri della droga dalla Nigeria. Oggi invece ci sono più neri che bianchi alla guida dello spaccio e della prostituzione in quelle zone. Il lavoro di corriere è affidato a italiani o bianchi dell’ est, che danno meno nell’ occhio». Nazzaro sostiene che la mafia nera non esisteva prima dell’ arrivo in Italia. La criminalità organizzata africana si è costituita in Italia. E oggi “fiorisce” in luoghi abbandonati come Castel Volturno. «Ritengo sia un enorme errore quello di Saviano quando dice che gli immigrati sono capaci di ribellarsi alle mafie e salveranno l’ Italia», spiega l’ autore che ha intitolato uno dei suoi libri “Io per fortuna c’ ho la camorra”. «Mi chiedo: quante persone affamate e senza via di scampo in Nigeria, riescono a rifiutare di trasportare droga a Castel Volturno? Ci sono ancora quelli disponibili a spaccarsi la schiena per venti euro al giorno, ma sono sempre di meno». Nazzaro racconta storie al limite in cui l’ unico fine è sopravvivere e guadagnare, tra riti voodoo, traffico di droga e sacrifici umani. Decine le inchieste giudiziarie citate da Nazzaro: provano il legame tra camorra e mafia nera.