MafiAfrica: l’unica inchiesta sulla mafia africana in Italia. 


Sinossi

La mafia africana presente in Italia: un viaggio nel cuore oscuro dell’Italia, tra spacciatori, trafficanti di esserei umani e la disperazione dell’immigrazione. La nuova mafia tra scarpe di coccodrillo e giacche bianche alla “Cotton Club”, definita come una delle più pericolose mafie al mondo. Diffusa e ramificata su i quattro angoli del pianeta. Una mafia che si è consolidata tale in Italia con la base operativa mondiale tra Castel Volturno (Caserta) e Napoli. Tra riti vudu, sacrifici umani, un traffico di droga da centinaia di milioni di euro che parte del sud America e dall’Afghanistan attraverso il nord Africa e l’est Europa converge nel sud Italia per poi essere rivenduto in tutta l’Unione Europea. Nessuna ostentazione, l’unico fine il denaro. E l’uomo bianco ama la coca e le puttane di colore. La base operativa è Castel Volturno, gli aborti nella capitale, a Roma, i sequestri di persona in tutta Italia. La mafia africana cambia la storia: mai più schiavi ma padroni. L’unica inchiesta sulla mafia africana in Italia. Postfazione di Giovanni Conzo, PM della DDA di Napoli.


RASSEGNA STAMPA: Il Riformista, Il Velino, Corriere della Sera/Corriere del Mezzogiorno, Centro Studi Officina Volturno, City, m2o Real Trust, Spiegel Tv Magazin, Il Mattino, Articolo 21, Repubblica Napoli, RAI News, Uno Mattina Estate (Rai 1) 


MAFIAFRICA INDICE

Cap. 1 Prologo, dove tutto comincia
Cap. 2 Jean, spacciatore a Castelvolturno
Cap. 3 L’arresto di Jean
Cap. 4 Jean e il voodoo
Cap. 5 Adam: il torso di un bambino
Cap. 6 La strage di Okija
Cap. 7 Jean e le sue puttane
Cap. 8 Jerry Masslo, agosto 1989
Cap. 9 La strage di Castel Volturno
Cap. 10 Jean e le verità altre
Cap. 11 I ROS e le indagini nere
Cap. 12 Jean e gli aborti
Cap. 13 Roma, la capitale degli aborti
Cap. 14 I viaggi di Jean
Cap. 15 Ciro, poliziotto a Castel Volturno
Cap. 16 Jean e i fratelli di Qualiano
Cap. 17 Nigeriani: rapimenti in Italia
Cap. 18 La droga diplomatica
Cap. 19 Chiese della mafia
Cap. 20 L’uomo della frontiera
Cap. 21 La merce
Cap. 22 La storia di Thomas
Cap. 23 La scomparsa di Jean
Cap. 24 Boomerang

Postfazione di Giovanni Conzo, pubblico ministero della DDA di Napoli Appendice a) Indici di mafiosità delle associazioni nigeriane b) Le principali operazioni contro la mafia africana c) Ringraziamenti d) Fonti


Estratto da MAfiafrica: CAPITOLO 6

La polizia dovrebbe arrestare la divinità che hanno ucciso quelle persone, e rilasciare mio marito. Mio marito è  innocente. (Stella Ndukwu, moglie di un sacerdote dei santuari di Okija)

“Siete esseri umani o demoni?”. La domanda del generale Balogun rimane senza risposta.

I primi giorni dell’agosto 2004, l’Ispettore Generale della Polizia Tafa Balogun, direttamente dalla capitale della Nigeria, Abuja, si dirige verso Anambra. Tra i 36 stati della Nigeria è quello con la più alta densità di popolazione: 2000 abitanti per chilometro quadro. Per lo più contadini che vivono in una miriade di villaggi. Situato nel sud-est,  lo stato di Anambra è definito la luce della nazione. La capitale Awka dista soltanto cinquanta chilometri dalla destinazione del Generale Balogun: Okija. Una colonna militare di quasi trenta veicoli e oltre duecento uomini armati pesantemente accompagnano il generale. Nel gruppo con il generale Balogun c’è anche il commissario della Polizia di Stato di Awka Felix Ogbaudu e il comandate della squadra speciale anti crimine Gabriel Haruna. Non è uno dei tanti colpi di stato in atto. Nessuna ribellione da sedare. Neanche una guerra con uno stato confinante. Il dispiegamento di forze si dirige verso i santuari di Okija. Il convoglio si muove sulla strada sterrata, e si inoltra nella foresta, che gli abitanti di Okija, chiamano la foresta del male. Il generale, avvezzo a lunghe guerre, scontri tribali, violenze di ogni genere, non riesce a credere ai suoi occhi che si bagnano di lacrime per la rabbia, lo stupore o la paura. I santuari di Okija sono case di capanna, qualche volta soltanto un albero, ornati con oggetti di culto animistico, che mischiano cristianità e tradizioni secolari. Pelli di leopardo, maschere, tavoli con teste di galline. Qui, i sacerdoti del culto, si riuniscono per decidere e dirimere le divergenze della popolazione locale. Tocca a loro emettere un giudizio, far sentire le voci degli dei, nella lingua locale gli Ogwugwu. Ad Okija ce ne sono tanti di Ogwugwu, soprattutto ci sono i più spaventosi e terribili di tutti: Ogwugwu Akpu e Ogwugwu Mmiri. I sacerdoti controllano queste divinità, il loro potere soprannaturale, sono latori della loro volontà, semplici esecutori di una volontà antica e possente. Conservano la tradizione, la tramandano. I padri degli attuali sacerdoti dei santuari, erano i custodi a loro volta delle trame della tradizioni. E così via, fino a centinaia di anni prima. La foresta del male presenta le sue viscere ai militari mandati dalla capitale: corpi umani sparsi tra gli alberi, teschi ad ornare piante e sentieri, corpi appesi ai rami, disposti uno vicino all’altro all’interno delle capanne. Il primo giorno di ricognizione fa contare diciassette teschi e trenta cadaveri. Qualche giorno dopo il numero sale a oltre cinquecento corpi sparsi nella foresta del male. Tutti uccisi. Per volere degli dei. I teschi formano disegni divinatori nella terra. I sacerdoti dormono nelle capanne con i morti. Dovunque corpi su corpi. Un sacrificio Muti lungo anni e di proporzioni mai viste prima in Nigeria. I soldati e la polizia arrestano trentacinque sacerdoti, alcuni hanno quasi cento anni di età.

L’impatto è violentissimo. Anni primi, nel 1996 c’era stato il caso di Vincent Duru, conosciuto meglio come Otokoto. La polizia nigeriana aveva arrestato a Owerri un uomo, Innocent Ekeanyanwu, con la testa di un ragazzo. Il torso sarebbe stato trovato vicino ad un hotel di proprietà di Otokoto. Un’organizzazione di cacciatori di teste era venuta alla luce e la sua scoperta aveva acceso violenti scontri in città, che avevano portato alla totale distruzione delle case e dei beni degli assassini. Altri casi ancora erano accaduti: ad Ifo un uomo d’affari, per ottenere ricchezza e fortuna, aveva cavato gli occhi della sorella. A Ibadan, era stato arrestato un tassista che aveva ucciso il figlio di soli 14 mesi per un rituale che gli procurasse fortuna. Niente, però, era mai stato scoperto di così vasta portata e orrore.


Work in Progress:

Camorra e Cocaina documentario realizzato con Current TV e con il Vanguard Team.

Intervista sulla preparazione del libro con Alessandro Chetta (Corriere del Mezzogiorno).

La strage di San Gennaro analisi dopo la strage del settembre 2008.

La rivolta di Castelvolturno mini doc. con Romano Montesarchio regista de “la Domitiana”.

Le chiese nigeriane analisi del fenomeno delle chiese pentacostali a Castel Volturno.

Domande dalle macerie reportage da Castel Volturno

Fotoreportage immagini da Castel Volturno

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