Mamma la morte

Acqua, fuocherello, fuoco e terra: Morte

categoria: gioco all’aria aperta per bambini.

 

Di Sergio Nazzaro

 

Terra dei fuochi, pezzo di Campania sconosciuta che si colloca di volta in volta dove è più comodo. La sua esistenza è accertata, di poi che sia in provincia di Caserta, o di Napoli o a metà tra queste due poco importa, si colpisce il Sud come se fosse un gioco a isolare l’appestato. Una nuova Calcutta dei lebbrosi, affollata d’estate, rimproverata d’inverno, e tavolo di discussione perenne. Gioco per bambini: scavo un buco e ci metto i rifiuti. Ho tanta campagna, scavo tanti buchi e ci metto tanti rifiuti. Rifiuti normali, speciali, ospedalieri, nucleari, chissà anche spaziali e qualcuno pensa pure alla Moby Prince sepolta da queste parti. Logica dello stivale, il sudore dal polpaccio scende verse il piede e li si ferma. Fermenta, puzza, e poi uccide. Una lunga potente lupara bianca di cancro e tumore che non si ferma davanti a nessuna minaccia. Uccidendo buoni e cattivi. I numeri del gioco sono tanti, ma il risultato non cambia, mentre cresce la disoccupazione, l’emigrazione, crescono anche i loculi al cimitero, tutti numeri in risalita e la crisi è passata. Si fanno i processi ma nessuno è mai colpevole. Né il popolo che si ribella né quello che è stato in silenzio e muore anche l’attivista di sempre. Eppure si apre una nuova era di dialogo con la natura. Gente che sospettosa al mercato della frutta e verdura interroga melenzane, insalate cappuccine, pomodori, cavolfiori. Li guardano con occhio da ispettori, sbirri cattivi che vogliono sapere dove hanno messo il culo tutto questo tempo: su una sacchetta nera da strada e quindi poco male o sono cresciuti con il culo su un bidone di ferro provenienza nord Italia? A chi appartiene? Ecco il grido che si leva da Sud. Tu come ti intitoli, addo vieni perché stia qua? E una frutta e verdure malinconica rilancia il suo sguardo pietoso: bruciami per piacere poni fine alla mia sofferenza. Così come bambini di pochi anni e donne e uomini maturi hanno implorato i propri parenti, mentre tubi di plastica che poi saranno smaltiti nei loro giardini come i pneumatici di una macchina, hanno implorato di essere staccati, raccolti, dalla terra e lasciati morire. Qualcuno, si narra, così spaventato, ha chiesto la cremazione. “Almeno non inquinerò, non farò ammalare nessun altro, bruciatemi e portate le mie ceneri lontane, non le buttate qui, perché non voglio morire due volte”.

Terra dei fuochi, nell’aria un odore di morte. Indifferente I treni e i voli low cost portano via gli emigranti e qualcuno guardando al cielo pensa che siano scie chimiche. Sono cellule malate migranti.