Un reportage meridionale

Palma di Dio

“Mi chiamo Paola. Sono malata di epatite B, C e Delta fulminante. Ho l’Aids. Mi sono fatta di eroina e di coca per oltre dieci anni. L’eroina solo per calmarmi dalla coca. Ho vissuto dentro le piazze di spaccio: Torino, Scampia e Castel Volturno. Ho rubato, scippato, venduto aghi puliti. Conosco le differenze tra il nord e il sud di questo paese di tossici. Mi sono prostituita per i camorristi, madame di puttane per i camorristi nelle loro ville fuori Napoli e nelle campagne dell’agro aversano. Ho comprato e venduto pistole. Soprattutto per i neri. Ho lavorato per la mafia africana e mi chiamavano “la puttana dei neri”. Non ho più un dente. Neanche la memoria, non tutta la memoria. Sono stata in coma due volte. La prima volta per otto mesi. Mi sono svegliata ho ammazzato di botte un infermiere e mi sono andata a fare di nuovo, con il pigiama. Risvegliata dal coma mi hanno detto che mia madre era morta. Mio padre era già morto, poi sarebbe morto anche mio fratello. Ho perso mio figlio. Me l’hanno tolto. Non ricordo sempre il suo nome. Dovrebbe avere 7 anni, oggi. Ho tagliato droga. Non solo per venderla. A diciotto anni accompagnavo mio zio a riscuotere tangenti e comprare carichi di droga. Ho ammazzato. Più di una volta. Sto per morire. Non lo so perché, ma mi chiamano Palma. Ed è solo l’inizio della mia storia”.

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Ho ammazzato. Più di una volta. Sto per morire. Non lo so perché, ma mi chiamano Palma. Ed è solo l’inizio della mia storia

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una storia vera
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