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Ranxerox - Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Introduzione a Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore (Grifo Edizioni)

Adesso doviamo (dobiamo, dobbiamo?),qua sulla terra, subire traduzioni a parole (mediocri) di quello che tu, Andrea e altri facevate vent’anni fà.  (lettera di Muñoz a Stefano Tamburini)

“Sono me più famoso di te” diceva Ranxerox a Pinocchio e, forse, a ragion veduta. Nato sulle pagine di Cannibale nel 1978 in bianco e nero, il robot coatto diventa coloratissimo sulle pagine di Frigidarie. Ignorante, violentissimo, tossico e tenero nell’amore disperato per Lubna. Seguendo le linee base del suo creatore esistenziale Tamburini, Ranxerox concentra moltissime idee in poche tavole. Città a più livelli, scorrettezza politica e morale a tutto spiano, disadattati,  ladri, puttane e ruffiani di potere. Il lettore è lasciato senza fiato ma appassionato nel turbine delle avventure surreali dell’androide che ha anticipato tutto e tutti, anche Terminator!

Si è scritto molto e male da parte della “cultura ufficiale” su questo incredibile personaggio. Uno su tutti è stato il tema della violenza a cui Tamburini risponde definitivamente in un’intervista televisiva: “Ogni pugno in faccia è come una torta in faccia. E’ chiaro che un pugno ripetuto in uno stesso giornale cinque volte, come venti persone uccise, invece di una, è un effetto comico non un effetto drammatico”. Socialmente il Fumetto anticipa, con una proiezione che ha dell’incredibile, i coatti, soggetti sociali anche (sigh!) dei nostri anni. Emi Fontana, moglie di Stefano Tamburini, nel suo ricordo puntualizza: “Li vedesse ora, attaccati ai loro telefonini, protesi di circuiti elettronici, i Pietro Maso, i lanciatori di pietre, penserebbe di aver mandato giù un acido di troppo”. Indiscussi i meriti dei disegni (spettacolari e michelangioleschi) di Liberatore; sempre da ricordare (invece) i meriti di Tamburini, anticipatore anche del tema del “no copyright”. La sua battaglia con la Rank Xerox industria, venti anni prima che i giornali parlassero ogni giorno di globalizzazione, di diritti riveduti e corretti. Il Fumetto Ranxerox si contraddistingue per la sua velocità, le storie sono un atto di fiducia e di rispetto verso i lettori. Non vengono trascinati per migliaia di pagine per esprimere una sola idea. Lo stesso Tamburini afferma che “più che le sfasature della sceneggiatura, mi piacciono le sfasature nelle emozioni dei personaggi, cioè inventare delle emozioni future. Pensare a quelle che possono essere le emozioni tra qualche anno, filtrate dalle cose che succederanno in questi anni”. Ranxerox investe con la sua portata il sociale, descrivendolo nel suo momento e anticipandolo così ampiamente che, per decenni a venire, sarà un punto di riferimento. Il gusto, la moda, i colori, le visioni. Forse l’unica visione futuristica che non conosce l’usura del presente, già troppo “fanta”. Ranxerox Fumetto: indiscusso capolavoro. Ancora oggi ri/conosciuto da tutti, termine di paragone non solo per l’Italia ma per il mondo intero. Ranxerox, quando un’idea di Fumetto ha venduto milioni di copie perché, le idee che lo hanno creato non erano logore e vecchie in partenza, assoggettate ad un immediato guadagno. Leggere, anzi, studiare Tamburini, Liberatore, Andrea Pazienza, oggi ci fa sentire un terribile vuoto culturale. Tutto è già (ma per davvero) stato detto e fatto. I loro testi e disegni devono sempre respirare aria nuova, perché c’è tanto ancora da comprendere. Muñoz, in una splendida lettera post mortem rivolgendosi a Stefano Tamburini scrive: “Qua si è un po’ vittima dell’eterno presente parolaio, il Fumetto è senza casa e le corporazioni culturali rifiutano il meticciato fra segni e parole. Questo presente è devitalizzato programmaticamente e molta gente si aggira, sazia e disperata, cercando consolazione, capisci?”.

Quanta verità, bon voyage Stefano, Andrea. Rimani per molto con noi Tanino, ne abbiamo bisogno.

(Grifo Edizioni)