di Bruna Iacopino (link)

Ben pochi testi offrono la possibilità di aprire una discussione a tutto tondo tirando in ballo la responsabilità civile da una parte, la politica dall’altra e il ruolo necessario e insostituibile di un’informazione libera, libera dalle pastoie legislative, libera da condizionamenti e ricatti di ogni genere. E sicuramente il testo presentato oggi alla Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, questa possibilità non solo l’ha ampiamente offerta ma è riuscito a fare molto di più, mettendo insieme una serie di voci, diverse, ma vicine, per sensibilità fra loro. Strozzateci tutti nasce come risposta indignata a quello che, questo gruppo di 23 autori ha voluto definire il “nuovo editto di Olbia” quello lanciato dal premier il 29 novembre dello scorso anno. 23 persone che, per competenza, passione civile, lavoro svolto sul territorio hanno pensato bene che l’unica risposta possibile, in mancanza di riposte effettive da parte politica, poteva essere solo una: dimostrare che, non solo di mafia è necessario parlarne, ma bisogna parlarne con competenza e professionalità, recuperando quella memoria storica che, troppe volte, i ritmi frenetici a cui anche l’informazione è sottoposta, si perde senza lasciare traccia. Le testimonianze hanno, in questo lavoro collettivo, il ruolo preponderante, e la testimonianza, sottolinea Marino Sinibaldi, moderatore del dibattito, è qualcosa che l’informazione ha ormai messo da parte, dimenticandone il valore autentico. “L’antologia – scrive Marcello Ravveduto, presente alla conferenza di oggi, sul blog omomino – contiene 18 saggi suddivisi in due sezioni: le Mafie quotidiane e la modernizzazione delle Mafie. Nella prima sono raccolti gli argomenti psico-sociali, le cronache, le inchieste e i racconti legati al territorio; nella seconda si concentrano gli approfondimenti di storia, sociologia, economia e i temi afferenti all’immaginario collettivo.”
Una visione globale e complessiva rispetto ad un fenomeno, che contrariamente al sentire comune, non appartiene solo ed esclusivamente al meridione d’Italia, ma riguarda l’intero stivale, avendo assunto forme magmatiche e cangianti.
Della cosiddetta “zona grigia” o mafia dei coletti bianchi parlano ampiamente l’On Angela Napoli e il magistrato Raffaele Cantone. Di mafia, dicono, se ne parla solo in termini di risultati raggiunti dalla politica, nei termini di arresti effettuati, ma quando invece ad essere toccati sono i “piani alti” il mondo della politica o dell’impresa allora la situazione risulta ribaltata. La classe politica preferisce ignorare, accusa la Napoli, mentre nei confronti del giornalisti si applica la cosiddetta intimidazione preventiva che è affidata alla querela per diffamazione, fino alla citazione in giudizio.
E quì la situazione si complica, spiega Sergio Nazzaro: perché un conto è avere alle spalle una grossa testata editoriale, un altro è invece essere un free-lance o lavorare per un piccolo quotidiano.
Ecco da dove deria quindi la proposta, avanzata giorni fa, dallo stesso autore, dalle pagine di www.articolo21.org di una “legge uguale ma contraria” che faccia da deterrente a chi voglia impugnare continuare a impugnare l’arma della diffamazione per fermare il lavoro di inchiesta giornalistica.
Su questo stesso tema, annuncia Roberto Morrione, il 17 novembre si terrà presso la sede della FNSI un convegno ad hoc promosso dalla stessa FNSI e da libera informazione.
Di mobbing nei confronti dei giornalisti parla anche il portavoce di Articolo21, che coglie inoltre l’occasione per lanciare un appello al mondo dell’informazione: “ I temi trattati in questo testo, ovvero quelli della battaglia per la legalità, dovrebbero essere oggetto di una prima serata televisiva o di rubriche di approfondimento.” Richiesta immediatamente raccolta non solo dal direttore di libera informazione, ma dallo stesso Sinibaldi, direttore di Radio3. Da sabato prossimo, il terzo canale radiofonico del servizio pubblico racconterà 4 personaggi di quelli contenuti in Strozzateci tutti…
L’applauso finale è riservato però a Francesco Piccinini, direttore di Agoravox Italia, il portale di giornalismo partecipativo, attualmente con sede a Parigi. Agoravox trasferirà la sua sede da Parigi a Scampia e lo farà anche grazie ai proventi derivati dalla vendita del libro…
Perché l’impegno civile non si ferma alla sola scrittura.