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	<title>sergio nazzaro &#187; Nicola Biondo</title>
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		<title>Camorra e Mafia Outlook 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 09:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’appuntamento annuale di previsioni e riflessioni criminali per camorra e mafia (Agoravox.it). di Sergio Nazzaro e Nicola Biondo Camorra: Manuale per giovani camorristi: guida alla gestione del potere e del territorio. Questo è il nuovo libro a cui sto lavorando. Se non si riesce a convincere lo Stato a non essere Criminale, conviene provare a convincere la Camorra a diventare Stato. Un welfare sociale serio di assistenza non solo ai carcerati, implementazione di un’imprenditorialità che rinuncia al pizzo, poiché avendo tutto il territorio in mano è più semplice creare un’economia che funziona e che alimenta le casse della Camorra stessa. Questa sarebbe una reale inversione di tendenza per il 2012. Non più territori poveri, sguaiati, disoccupati, ma brillanti dinamici ed efficienti. Il 2011 si chiude con Zagaria e Iovine in manette. Tutto qua?, ci si chiede a vederli così compassati. Il grande male veste casual. Erano a casa loro, nascosti in un bunker. Tutto come da copione. Vittorio Pisani, ex capo della mobile, al momento inquisito, partecipa alla cattura: soliti commenti banali sui giornali e di qualche politico: se qualcuno avesse visto Infernal Affairs (non quello brutto di Martin Scorsese, ma l’originale made in Hong Kong) potrebbe, forse comprendere. Pisani, [...]]]></description>
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		<title>Camorra e Mafia Outlook 2011 (S.Nazzaro e N. Biondo)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 14:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergionazzaro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si torna nel dimenticatoio. In breve, questa è la previsione per l’anno che verrà. Si potrebbero usare grafici e interventi eccellenti per dare scientificità a questa affermazione. O si potrebbe camminare per la strada dei fatti, del quotidiano vivere al Sud. La seconda scelta è preferibile. Dopo il grande silenzio che si può datare prima di Gomorra, il grande rumore nel mentre di Gomorra, il silenzio anzi, la dimenticanza, sembra incombere su questo tema in una sorta di camorra outlook 2011. Da una parte la diversificazione dei temi affrontati dall’autore di Gomorra, quasi a ribadire il concetto che non si può sempre parlare dello stesso problema anche se non lo si è mai risolto neanche alle più basse percentuali, dall’altra parte sta sorgendo un tema vecchio che sembra farsi luce ora: la mafia al nord da annoverare tra le scoperte del secolo autistico (italiano). ]]></description>
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		<title>L’antimafia e il divismo (di Nicola Biondo)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:39:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una riflessione acuta e veritiera di Nicola Biondo autore Chiare Lettere con Il Patto Mafia Stato Lo hanno ripetuto per anni, decenni, certi soloni: la mafia non esiste, esiste una mentalità mafiosa ma la mafia, quella no, e chi dice il contrario mente per fini inconfessabili, per obiettivi politici, per fare carriera. E per giunta infanga la Sicilia e il Meridione. Forse dovremmo arrenderci a questa lettura e dire, ammettere, che davvero la mafia non esiste. O meglio, esiste perché altri vogliono che esista. Dagli anni ’80 le inchieste, quelle archiviate e quelle diventate sentenze, raccontano in sostanza una cosa. Che la mafia esiste dove non c’è lo Stato. Peggio: che spesso (sempre?) la mafia è andata a braccetto con lo Stato o con parte di esso. Che alcuni delitti, delitti eccellenti, hanno visto la compartecipazione, con il silenzio o peggio, di uomini di stato. Che certe scandalose latitanze sono state permesse, tollerate, dallo stato. Perché così conveniva. Perché la mafia garantiva, e garantisce, tanti voti e molti vantaggi per imprenditori e politici che ad essa si rivolgono. Insomma la mafia, come organizzazione, esiste perché lo Stato, una parte di esso, le consente di esistere. Sennò sarebbe altro, tutt’altro, poca [...]]]></description>
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		<title>Via d&#8217;Amelio: chi ruba?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 17:03:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Aliberti Editore]]></category>
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		<description><![CDATA[VIA D&#8217;AMELIO: CHI RUBA? Oggi (23 luglio 2010, ndr) sul sito de La Stampa compare un articolo di Guido Ruotolo: I mozziconi mai sequestrati, l’ultimo giallo di via D’Amelio. Sembra uno scoop, dovrebbe esserlo, ma non lo è. Nella strage che ha ucciso Borsellino, non solo non si sa chi sono gli autori, ma non si conosce neanche il luogo esatto da dove è stato premuto il comando per l’autobomba. L’articolo di Ruotolo, invece, parla proprio di quel palazzo vicino a via D’Amelio, a dei mozziconi di sigaretta mai repertati, di due poliziotti e di una relazione che è scomparsa per ben diciotto anni. Quindi l’articolo dovrebbe essere eclatante. Invece non lo è. Semplicemente perché riprende delle informazioni che già esistono. Nicola Biondo, autore del libro Il Patto (Chiare Lettere) ne parla diffusamente. Anzi il libro, che nelle prime pagine, ha una sezione definita “pretesti”, riporta proprio la scoperta di questo delicato passaggio. Nicola Biondo, già nel marzo del 2009, attraverso un reale lavoro di giornalismo investigativo aveva trovato questa relazione smarrita e la storia dei due poliziotti. E porta la storia in procura a Caltanisetta. Quando il giornalismo investigativo aiuta le indagini. I magistrati chiedono il silenzio, devono indagare. [...]]]></description>
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		<title>Il Patto tra mafia e Stato: video con Nicola Biondo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 11:03:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Patto (edito da Chiare Lettere) scritto da Nicola Biondo e Sigfrido Ranucci svela la storia dell&#8217;unico infiltrato in Cosa Nostra: Luigi Ilardo. Nell&#8217;intervista si discute della trattativa, di Stato, di mafia e dei servizi segreti. Le solite tarantelle italiane che provocano, però, dolore e morte.]]></description>
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		<title>Provenzano tradì Riina di Nicola Biondo</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 16:42:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di NICOLA BIONDO «Era l&#8217;autunno del 1992. Mio padre chiese a quei due ufficiali del Ros dei carabinieri che incontrava spesso, il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno, le mappe di una zona ben precisa di Palermo. Sono stato io a fotocopiarle e so che, attraverso un intermediario, arrivarono al signor Lo Verde, cioè a Bernardo Provenzano». Massimo Ciancimino, figlio del defunto don Vito, sta per affrontare l&#8217;ennesimo interrogatorio alla procura di Palermo. Una nuova tappa di un tour tra le procure cominciato più di un anno e mezzo fa. Ma non è un pentito, tiene a chiarire. «Sono un uomo d&#8217;affari e non ho nulla di cui pentirmi. Sono stato testimone di alcuni fatti e li racconto ai magistrati. Poi tocca a loro verificarli». Il «fatto» di quell&#8217;autunno del 1992 di domande ne susciterà parecchie. Perché le fotocopie delle mappe stradali di Palermo non restarono nelle mani di Bernardo Provenzano, alias signor Lo Verde, ma tornarono indietro. Sopra c&#8217;erano dei segni che indicavano un luogo preciso. «Mio padre &#8211; è la clamorosa rivelazione di Massimo Ciancimino &#8211; diede quelle fotocopie al Ros. Fu grazie a esse che si arrivò al rifugio di Totò Riiina». Dunque l&#8217;arresto [...]]]></description>
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		<title>L’ossessione dell’accordo di Nicola Biondo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:38:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nicola Biondo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicola Biondo (giornalista e scrittore) I mafiosi i soldi sanno come farli. Non ci sono quasi segreti nelle modalità che scelgono. L’unica cosa che vogliono mantenere segreta è chi incontrano, chi ricattano, chi si sono “messi nelle mani”. L’ossessione di un siciliano potente o di chi studia le strutture di potere legali e illegali è sapere chi sta con chi. Per fare cosa lo si può capire solo dopo avere analizzato il primo passaggio. La mafia siciliana spara all’uomo isolato, al bersaglio che prima ha disumanizzato – mascariato si dice nel truculento gergo mafioso &#8211; agli occhi della politica, della società, delle istituzioni, in modo tale che la sua morte faccia meno danni possibili. I mafiosi prima di sparare parlano, si informano, cercano di capire se c’è qualche possibile alleato interessato al loro crimine: cercano convergenze per evitare di rimanere “dopo il colpo” da soli. In una lettera, Provenzano distilla questa saggezza in poche parole: “ci sono uomini che fanno più danno da morti che da vivi”. Quando è avvenuto il contrario, quando la vittima diventa, post mortem, eroe e la sua morte causa di disgrazie per l’onorata società, allora è possibile intravedere un patto che viene meno e [...]]]></description>
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