Augusto La Torre, da boss a collaboratore di giustizia: “La mia storia, tra corruzione e redenzione”
Augusto La Torre, ex boss nella Terra del Lavoro e oggi collaboratore di giustizia, ha raccontato la sua storia in una biografia, intitolata “Il Camorfista”, che uscirà in libreria a giugno. Ecco alcuni stralci dell’intervista rilascia al giornalista Sergio Nazzaro, la cui versione completa compare in appendice al libro: “Per troppi anni ho rappresentato il male per sperare di ricevere un perdono sincero”. Augusto La Torre è stato uno dei più temuti boss in Terra di Lavoro e oggi è un collaboratore di Giustizia, ritenuto tra i più affidabili, che ha deciso di scrivere la sua biografia. “Il Camorfista”, questo è il titolo del libro, uscirà a giugno 2018 con Edizioni Eracle: si tratta del racconto, fatto in prima persona, della camorra sul litorale domiziano, degli omicidi, dell’arresto e del percorso di collaborazione con lo Stato. Ecco, di seguito, l’intervista concessa in esclusiva al giornalista e scrittore Sergio Nazzaro, che nasce da una fitta corrispondenza tra i due, e che compare in appendice al “Camorfista”. Come sottolinea Nazzaro, molto si è detto del clan dei Casalesi ma forse troppo poco lo si è fatto con i La Torre, che di fatto hanno arginato sulla linea della strada Domiziana l’Impero dei primi.
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Negli anni del dominio del clan La Torre, in un clima di violenza e terrore, c’erano comunque cittadini che non hanno abbassato la testa. Cittadini che hanno rifiutato la camorra e i suoi sistemi. Cosa pensava di quelle persone quando era al comando del clan e cosa ne pensa oggi?
“Di quali persone parla? Potrebbe farmi dei nomi e cognomi di persone che non hanno abbassato la testa e che hanno rifiutato (nell’accezione vera) la camorra a Mondragone? Personalmente, sarà perché è trascorso un quarto dì secolo o per la troppa detenzione, anche sforzandomi non mi sovviene un solo nome che abbia pubblicamente e realmente combattuto la camorra. Ad essere onesto ricordo molte persone che dietro una parvenza di onestà si rivolgevano spesso a me per ottenere aiuti e favori. No, non sto assolutamente insinuando che in quel preciso periodo storico a Mondragone non c’erano persone oneste che vivevano senza aver nulla a che dividere con me e con l’ex clan La Torre. Sto semplicemente dicendo che non mi ricordo di persone che abbiano pubblicamente manifestato contro la camorra; anzi, alcuni di quelli che per motivi istituzionali erano tenuti a dire qualcosa “contro i clan” in realtà mi informavano prima e mi chiedevano se il loro discorso andasse bene o poteva urtare la mia “suscettibilità”. Vede, dottor Nazzaro, ho conosciuto e stimato molte persone di Mondragone che avevano delle piccole imprese e attività ed essendo per vie traverse amici d’infanzia, parenti alla larga o semplici conoscenti non ho mai pensato di minacciarli o estorcere loro dei soldi. Ma questa è una cosa diversa da quello che mi ha chiesto lei. Se poi lei conosce qualcuno che ha subito minacce o attentati o altro per aver pubblicamente criticato la camorra a Mondragone, me lo dica ed io le assicuro che mi sforzerò di ricordare. Sa, spesso dietro le minacce o gli attentati c’era dell’altro, non quello che crede lei”.
Leggendo il libro emerge con chiarezza uno degli elementi più potenti con cui agiscono le mafie: la corruzione. Carabinieri, poliziotti, agenti di polizia penitenziaria, pubblici ufficiali, amministratori, funzionari comunali. Quanta di questa corruzione era effetto della paura di subire ritorsioni e quanta invece non lo era? E ancora, quanto di queste persone corrotte dalla camorra sono ancora oggi in servizio? Mi spiego, quanta stirpe di questi colletti bianchi, uomini delle istituzioni e servitori dello Stato, sono sopravvissuti al clan La Torre e agiscono indisturbati?
“Bella domanda. Potrei dire che per molti le motivazioni vanno divise al 50% tra la paura di subire ritorsioni e la voglia di guadagnare soldi e ricevere favori, per molti altri ancora era qualcosa di inspiegabile anche per me! Infatti, vi erano moltissime persone, imprenditori, operai, impiegati ecc…, quindi persone che non avevano né bisogno né la mentalità camorfistica ma che volevano a tutti i costi rendersi utili all’ex clan La Torre per potersi vantare di farne parte e sentirsi parte integrante di qualcosa. E questo a prescindere da eventuali benefici materiali o morali, lo facevano per uscire all’anonimato e per sentirsi importanti. Diciamocela tutta, far parte di un clan, negli anni ‘80/’90 apportava prestigio ai giovani sbandati che alla disoccupazione e alla miseria preferivano “lavorare” per un clan. Molti giovani non riuscivano a distinguere tra un lavoro onesto e quello per i clan perché la mentalità camorristica era molto diffusa e la società civile aveva marginalizzato il bene. Altri che invece lo facevano perché indebitati con gli usurai e le banche e sapevano che avrei potuto azzerare i loro debiti. Altri perché il proprio stipendio non era sufficiente per fare la bella vita e/o mantenere due famiglie: amanti e mogli. Altri perché erano corrotti fino al midollo e non pensavano a niente e a nessuno, solo a poter guadagnare qualcosa. Molti erano costretti perché un loro rifiuto poteva costargli caro. Mentre le forze dell’ordine corrotte lo facevano unicamente per i soldi, visto che nessuno poteva fare loro del male, non crede? I politici lo facevano per i voti, per i soldi e perché sapevano che diventavano intoccabili. Sì, molti corrotti si sono salvati dalle indagini (non perché non li abbia accusati ma perché ero l’unico ad aver avuto rapporti diretti con loro e le mie accuse da sole non hanno retto visto che la legge richiede almeno due o più collaboratori che dichiarano le stesse cose) e si sono rifatti una verginità anche con l’aiuto di poteri forti. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. In realtà, tutto cambia, niente cambia, caro dottor Nazzaro. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci sale della terra”. (G.T. di Lampedusa). Prima lavoravano per me, adesso lavorano per altri che ormai rappresentano la pseudo legalità ma che in sostanza hanno sostituito la camorra pur facendo le stesse cose, tranne, ovviamente, uccidere con le armi. Loro sono molto più sofisticati e potenti: usano altri mezzi ma il fine è lo stesso: potere, sottomissione degli altri, distruzione dei nemici e soldi. Lei è un giornalista attento, si chieda chi gestisce i beni confiscati e chi vince gli appalti in Campania, guardi a chi sono legati politicamente questi imprenditori e controlli i referenti politici di questi imprenditori “vinci tutto” con quali i magistrati hanno relazioni e ne tragga le conclusioni. Le basterà acquisire i nominativi di coloro che da decenni organizzano convegni contro la camorra e le si aprirà un orizzonte davanti! Non mi faccia dire cose che poi mi si ritorceranno contro. Sono già malvisto per la mia onestà intellettuale che mi proibisce di accusare innocenti per fini che nulla hanno a che spartire con la giustizia e con la collaborazione”.
I rifiuti solidi urbani sono stato il business del clan La Torre. Nel libro lei rigetta con forza di aver mai trafficato in rifiuti tossici. Anche i rifiuti solidi urbani, però, hanno inquinato il nostro territorio. Un territorio di incredibile bellezza naturale. Mondragone, come tutti i paesi e territori in cui c’è forte presenza delle mafie, è condannato alla povertà economica, sociale e alla devastazione ambientale. Non si è mai ritenuto responsabile di aver compromesso il futuro di un intero territorio, un territorio che è stata anche la sua casa?
“Cum hoc ergo propter hoc o Post hoc ergo propter hoc”, non crede? Spesso si tende a presentare due cose accadute contemporaneamente (Cum hoc ergo propter hoc) o in sequenza (Post hoc ergo propter hoc) come l’una causa dell’altra, mentre la loro relazione potrebbe essere semplicemente una coincidenza, oppure potrebbero essere provocate dalla stessa causa. I rifiuti solidi urbani li facevo scaricare nella discarica riconosciuta dallo Stato, quella di Giacomo Diana, quindi se i rifiuti solidi urbani smaltiti addirittura anni prima (inizio anni ‘70) che io diventassi camorfista nella discarica Bortolotto hanno deturpato la nostra bellissima terra la sua onestà intellettuale dovrebbe portarla ad affermare che non sono stato il solo ma insieme a me con pari, se non maggiori responsabilità, andrebbero, anzi vanno, annoverati i politici locali, provinciali, regionali e nazionali (e i loro elettori) che hanno dato la concessione a Diana (ed altri imprenditori del settore) e a tutti quei Comuni che regolarmente indicevano gare d’appalti per smaltire i rifiuti solidi urbani da Diana. Non ho mai fatto scaricare rifiuti solidi urbani nelle campagne o in altri siti, solo e soltanto nella discarica Bortolotto che era del tutto legale. Le dirò di più, io e Diana siamo stati gli unici a metà anni ‘90 a fare alcuni lavori molto costosi per evitare che i liquidi dei rifiuti inquinassero i terreni adiacenti. Ricordo ancora che quei lavori li faceva solo una ditta tedesca. Perdoni la mia schiettezza, ma non mi sono mai sentito responsabile del depauperamento di Mondragone. Dottor Nazzaro, lei è un uomo colto e preparato, come può anche lei cadere in questo populismo? Lei pensa davvero che la camorra e le mafie, come scrive lei, siano la vera causa della povertà economica di alcune Regioni del nostro Bel Paese? Chi è deputato a creare lavoro e condizioni idonee affinché i Comuni, le Province (che esistono ancora, come mai?) e le Regioni immettano nel territorio i capitali che il Governo stanzia? Chi fa girare i soldi nazionali e anche dell’Unione Europea? I mafiosi, i camorfisti o i Politici? Lo so, lei potrebbe obiettarmi: qual è la differenza tra le tre categorie? Nessuna, le risponderei. Però, mi dica lei come mai in carcere con condanne lunghissime (giustissime) finiscono soltanto i camorfisti e i mafiosi e mai i Politici? E perché i camorfisti vengono incolpati dai cittadini come responsabili addirittura dell’impoverimento di intere Regioni, se non dell’intera Italia, e i politici no? E come mai nei rarissimi casi in cui le indagini dei magistrati arrivino all’arresto di qualche politico locale, regionale o nazionale, mi dica lei quanto tempo restano in carcere e quante volte vengono condannati in via definitiva? Lei pensa che i magistrati indagano sempre su tutti i politici? Un camorfista che commette un omicidio sarà vita natural durante etichettato e stigmatizzato come “il male”, De Lorenzo e Poggiolini, ne cito due a caso, che hanno contagiato col sangue infetto più di 2 milioni di italiani di HIV passano per semplici corrotti. Questa doppia morale, questa vostra capacità di fare distinguo cosi netti, personalmente non l’ho mai capita. Personalmente ho molti dubbi visto che molti politici che conoscevo e che hanno fatto affari con me e con i casalesi quand’eravamo un solo clan, pur raggiunti da molte accuse da parte dei collaboratori, sono liberi e rivestono sempre cariche prestigiose, come mai? Caro dottor Nazzaro, mi sento responsabile di moltissime cose, specie dei miei crimini commessi verso persone che commettevano reati per vivere e sopravvivere, per aver vissuto una vita di violenza nell’illusione di fare la cosa buona (perché ogni camorfista è convinto che sta facendo cose giuste, è la subcultura che lo porta a convincersi in tal senso), per aver ferito e umiliato persone che non lo meritavano, per aver creato un clima di terrore nel mio amato Paese e nei miei compaesani (ma le assicuro che non lo percepivo come tale, anzi ai miei occhi vedevo stima e rispetto veri) ma non mi sento responsabile nel modo più assoluto della disastrosa situazione economica di quel periodo, ma che se non erro è rimasta simile o è addirittura peggiorata. Quindi volendo fare una osservazione paradossale, potrei dire che quando c’era l’ex clan La Torre la situazione era critica perché la camorra opprimeva il territorio, adesso che il clan la Torre non esiste più la situazione è identica o peggiore, allora, caro dottor Nazzaro, la colpa di chi è? Mi dia una risposta, grazie. (…) Comunque, auspico che la mia lunghissima assenza e la mia collaborazione, cha ha di fatto distrutto l’ex clan La Torre, abbiano creato posti di lavoro, abbiano contribuito alla ricchezza del mio paese e abbiano liberato definitivamente i mondragonesi dalla cappa di paura che vivevano per colpa mia. Le sarei grato (lo scrivo senza retorica) se lei mi potesse inviare i dati statistici del nostro paese degli anni ‘80/’90 e quelli degli ultimi 20 anni e così da poterli confrontare, grazie. Concludo questa risposta dicendole che per il bene del mio paese e dei miei compaesani sono disposto a morire in carcere, sempre che la mia assenza sia davvero utile al benessere di tutti e che assieme a me paghino anche gli imprenditori e i politici che con me hanno fatto affari ma stranamente sono sempre rispettabili e liberi di reiterare i loro affarucci. Lo scrivo con convinzione perché per i miei crimini non c’è condanna che possa bastare per espiare le mie colpe”.
Nelle sue pagine cita Federico Del Prete, sindacalista, abbandonato dalle istituzioni anche al suo funerale. Ho raccontato molto di Del Prete, ma lei scrive: “Ma nessuno racconta come e perché sia stato ucciso e dì chi siano le vere responsabilità”. Siccome Del Prete aveva denunciato Mattia Sorrentino, vigile urbano di Mondragone per estorsione, può dirci lei di chi sono le vere responsabilità?
“Questo è uno di molti argomenti che reputo ostici da affrontare perché non c’è vera conoscenza di come funzionano certi meccanismi della nostra giustizia e c’è molta paura di incolpare i veri responsabili. È vero che il povero Del Prete venne ucciso per via delle sue denunce. Denunce che non riguardavano solo Mondragone e solo Mattia Sorrentino, ma molti altri camorfisti, visto che lui aveva denunciato il pizzo anche in altri paesi. Ed è vero che Del Prete fu ucciso dalla camorra. Credo che i collaboratori abbiano fatto piena luce su mandanti ed esecutori. Ma le chiedo: “come mai i magistrati che hanno raccolto le sue denunce non gli abbiano assegnato immediatamente una scorta?”. Eppure sapevano benissimo chi stava accusando e cosa rischiava Del Prete, ma lo hanno lasciato solo come un cane. Dopo la sua morte, come sciacalli affamati di notorietà, sono stati in molti a speculare sulla morte di un povero ragazzo. Si chieda il perché ai giornalisti che hanno inventato attentati (mai esistiti e mai pensati) siano state assegnate scorte in tempo reale e a Del Prete no. Dal mio punto di vista ritengo che la morte di Federico Del Prete non sia attribuibile solo alla camorra, anche se giustamente i responsabili sono stati arrestati e condannati, ma anche ai magistrati che avendo verbalizzato la denuncia di Federico hanno sottovalutato il pericolo perché si trattava di un cittadino comune e non di un giornalista, un politico, un magistrato o comunque di un cittadino di serie A. Legga meglio gli atti processuali dell’intera vicenda Del Prete e capirà bene cosa intendo dire. Non posso entrare nello specifico perché sto facendo alcuni processi delicati. Sta di fatto che i camorfisti sono stati giustamente condannati, mentre ai magistrati che hanno creato le condizioni affinché Del Prete fosse un bersaglio facile hanno dato promozioni!!!”.
I nostri eroi civili sono don Peppe Diana, Federico Del Prete, Massimiliano Noviello, Alberto Varone, e tutti coloro che hanno detto no alle mafie. Uomini e donne che non hanno piegato la testa. Sono anche i suoi eroi oggi, o chi sono i suoi eroi civili?
“Gli eroi del nostro tempo! Ho molte perplessità su alcuni vostri eroi, ma si tratta di dubbi dovuti alle mie conoscenze su aspetti nascosti della vita di alcuni dei vostri eroi, che però reputo a tutti gli effetti delle vittime delle mafie. Tra quelli che lei mi ha indicato conosco Del Prete che ritengo un vero eroe, vittima della malagiustizia, della camorra e della diseguaglianza sociale. Non conosco bene le storie personali e processuali di Noviello e Varone anche se da quel poco che ho letto credo si tratti di due uomini coraggiosi che avevano denunciato alcuni esponenti dei casalesi e a distanza di anni sono stati uccisi per vendetta. Personalmente ritengo che per definire eroi alcune persone bisognerebbe conoscere benissimo la loro storia e i loro reali rapporti con i camorfisti perché spesso alcuni imprenditori che hanno denunciato in realtà erano soci in affari dei camorfisti ed hanno approfittato di momenti di debolezza dovuti agli arresti e alle condanne per appropriarsi dei beni illegali che avevano intestato in cambio di soldi. Potremmo definire un pedofilo o un violentatore eroe solo perché ha denunciato il racket e poi è stato ucciso? Personalmente ritengo che un vero eroe debba essere specchiato, diversamente, se ha delle macchie gravi, per me è una vittima non un eroe. Preferisco utilizzare il termine vittima, che è sempre sinonimo di nobiltà e valore, poiché credo che in assenza di notizie approfondite sulla vita privata sia meglio evitare di incappare in qualche madornale errore. Non voglio minimamente sminuire il sacrificio di Varone e di Noviello, ripeto per me sono due vittime della camorra e della violenza strutturale che affligge i nostri territori, ma anche della malagiustizia, visto che erano stati abbandonati dallo Stato e lasciati senza scorta e meritano la nostra stima e i loro familiari meritano la solidarietà di tutti i cittadini, tutti! Mi permetta di esimermi di parlare di Don Diana, grazie. A parte i nomi citati da lei, vorrei citare Falcone, Borsellino e gli agenti delle scorte. I civili uccisi nelle vili stragi di mafia del dopo 1993, i poliziotti uccisi perché avevano fatto bene il loro mestiere, gli imprenditori onesti che non si sono piegati alle mafie. I giudici e anche alcuni avvocati. Insomma i suoi eroi, tranne qualche eccezione dovuta, ripeto, alle mie conoscenze di episodi poco piacevoli, sono oggi anche i miei, e glielo scrivo con sincerità. Voglio spiegarle meglio il perché ho fatto qualche precisazione. Lei è di Mondragone e sicuramente ricorderà l’imprenditore Michele Miraglia, cognato di Francesco Coronella della Mondragonese Srl. Quando Miraglia venne ucciso nel gennaio del 1996 per i media si trattò di un omicidio di camorra. “Un onesto imprenditore ucciso perché non voleva pagare il pizzo”. Fu organizzato anche un convegno pubblico per volere della sorella della vittima. Furono invitati il sindaco e altri politici locali, qualche prete e altre personalità locali e regionali. Si doveva onorare un “eroe” moderno. La verità storica era ben diversa. Miraglia era un mio socio in affari, mi aveva chiesto di gambizzare i suoi due cognati per estrometterli dalla società e diventare l’unico proprietario. Francesco fu gambizzato, Giovanni subì un attentato ma rimase illeso. Durante la mia detenzione mi aveva fregato alcuni miliardi di vecchie lire per un affare fatto assieme. Un terreno agricolo che avevo fatto diventare edificabile. Quando venni scarcerato gli chiesi i soldi della mia parte, invece di darmi la mia quota decise di denunciarmi ai Carabinieri. Non sapeva che tra i carabinieri locali alcuni erano corrotti e mi avvertirono in tempo reale così da non fare in tempo a firmare i verbali di accusa che pur presentati dal P.M. al processo furono dichiarati nulli perché mancava la firma di Miraglia. Fece molto clamore l’assenza al convegno pubblico di alcuni politici locali, in testa il Sindaco, perché la sorella e altri amici della vittima si sentirono abbandonati dalle istituzioni locali. Bene, la verità della loro assenza era che loro conoscevano perfettamente chi era realmente Miraglia e i suoi rapporti con me, chi dovevano onorare? Per lei un imprenditore così è un eroe oppure una vittima? Come lo definirebbe uno come Miraglia? Mi perdoni, ma a me viene difficile definirlo eroe, credo che vittima della camorra sia più adatto. Se poi ci incontreremo le racconterò di altri “eroi” come Miraglia, ok?”.
Giovanni Falcone diceva: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Dopo il buio degli anni di strapotere della camorra in provincia di Caserta, c’è oggi una forte presa di coscienza. Non si sta più in silenzio e si reagisce. Questo è estremamente valido nella zona di Caserta, proprio a Casale di Principe, a Mondragone, Sessa Aurunca e decine di altri paesi. Possiamo dire che la camorra è finita?
“La camorra come la ricordo io è definitivamente finita. Non perché sia stata sconfitta, ma perché si è trasformata come si trasforma la nostra società. La camorra che spara è finita. L’omicidio è diventato davvero l’estrema ratio. Gli affari prima di tutto. La sopravvivenza come obiettivo. Personalmente mi sono fatto un’idea di come si sia trasformata la vecchia camorra. Sono cambiati i personaggi ma i sistemi illegali sono sempre gli stessi. Ai vari Sandokan, La Torre, Bidognetti, Zagaria, Iovine, Contini, Mallardo, Esposito e così via, si sono sostituiti uomini legati ai Politici forti (lobby e massoneria) che ormai gestiscono tutti gli affari pubblici e i fondi europei potendo contare su coperture ad alto livello. I vecchi camorfisti ormai non servono più come parafulmini, i veri boss ormai siedono alle poltroni del potere a partire dal singolo paese di provincia alle poltrone che contano fino a Roma e a Strasburgo. Provi a fare un’indagine seria, se ha coraggio e glielo permettono, e controlli quanti e quali parenti diretti e acquisiti (fratelli, sorelle, figli, cognati, nipoti) di magistrati hanno ottenuto lavori miliardari nelle Regioni ad alta densità mafiosa, e forse capirà cosa sto dicendo. Faccia un controllo anche a Mondragone dove forse le verrà più facile, ok?”.
In un passaggio lei cita Levi ed Améry: “La fiducia nell’umanità, già incrinata dal primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più. E questo vale, a mio avviso, tanto per la vittima di violenza che per coloro che la perpetrano”. Perché chi legge le pagine della sua vicenda personale dovrebbe credere che Augusto La Torre sia un uomo cambiato? Non pensa che la fiducia nell’umanità, nei suoi confronti, non si possa più riacquistare?”.
“Purtroppo sono convinto e consapevole che l’umanità nei miei confronti per la stragrande maggioranza dei cittadini non sarà più possibile riacquistarla. Non sono un illuso e sono pienamente consapevole che per troppi anni ho rappresentato il male per sperare di ricevere un perdono sincero. Per fortuna ho conosciuto persone colte e aperte di testa che mi apprezzano per quello che sono diventato e per quello che faccio oggi e quello che vorrei poter fare una volta tornato libero. Mi piace risponderle parafrasando un autore che ho scoperto recentemente e che mi ha molto colpito, si chiama Adriano Accattino. “Devo cercare a livello radicale, nel senso letterale, la raggiera di filamenti che dal piede di ogni tronco si dirama all’intorno. La testa dell’albero sta piantata sottoterra. Nella mia testa piantano una pianta. Tutta la mia attenzione si concentra sulla mia metamorfosi: solo questa custodisce la chiave per comprendere la metamorfosi che mi circonda. Cambio in un mare che cambia; cambio perché intorno si cambia. La mia trasformazione produce impercettibili trasformazioni che mi trasformano. Chi mi isolasse mi perderebbe. Dove vanno le metamorfosi che mi circondano? Camminare è la strada; camminare è il cammino. Il mio essere sta nel mio trasformarmi, la mia fermezza sta tutta nella mia adattabilità. Non sono lo stesso, ad ogni momento che passa. I miei nemici non trovano mai il preciso avversario che cercano, neanche io trovo mai loro precisamente. Per questo la vita prosegue, poiché gli ostacoli si spostano. Impercettibilmente gli spazi si aprono e dove ieri tutto sembrava irrimediabilmente ostruito, ecco che si offrono aperture. Non voglio resistere alla metamorfosi. Non voglio considerare uno stato come finale e soddisfacente mentre non è che una fase del percorso. L’esistenza è una successione di stati: bloccarsi equivale a spegnere l’esistenza. Esistere è passare, esistere è consumare mentre ci si consuma. Consumarsi è una forma di trasformazione. Se dico che mi consumo, pare che dica mi raccorcio, mi assottiglio, mi riduco; ma questa riduzione è solo apparente; sicuramente marginale; perché per altri versi, mentre mi consumo, mi incremento. Consumare è trasferire da un ambito a un altro, da una sfera percettibile a una impercettibile. Mentre mi consumo certamente m’incremento: mi trasformo di sicuro verso la crescita. L’evoluzione non può essere semplice: il transito da una forma all’altra non può essere esclusivamente un progresso ascendente. Può essere una regressione ascendente, un incremento per sottrazione. Molte cose devono andare insieme, nei loro caratteri antagonisti e complementari. Trasformo ciò che mi trasforma. Mi riguarda ciò che mi guarda. Mi sviluppo allo sviluppo di chi mi circonda. Solitario e solidale, fluisco come fluido mentre sto solido come un solitario. Non procedo gradualmente ma complessivamente immergendomi in un punto qualsiasi. Vai tu a cercare dove comincia il mare, mentre io mi ci bagno: sono un essere (ognuno è un essere) itinerante”. Caro dottor Nazzaro, sono un uomo che crede nella libertà in tutte le sue accezioni, per cui ritengo che i lettori debbano essere liberi di credere a quello che riterranno giusto secondo i loro parametri di giudizio. Lei è di Mondragone ed ha vissuto a lungo nel mio/nostro amato Paese, giusto? Si faccia una domanda e si dia una risposta: sono in carcere dal 6 giugno 1996, fino al 2003 ero il capo dell’ex clan La Torre, secondo lei dal mio pentimento in poi la mia assenza si è sentita oppure no? Se non fossi realmente cambiato lei pensa che vivrei con 200 euro al mese che mi manda mia madre dalla sua pensione e con gli 80 euro che guadagno ogni due mesi lavorando come spesino? Crede che se non fossi realmente cambiato alcune persone di Mondragone avrebbero avuto il coraggio (per me è vigliaccheria) di offendere pubblicamente mia madre e mia sorella senza che io avessi reagito? Lo sa che non posso nemmeno pagarmi gli avvocati? Chieda all’Avv. Filippo Barbagiovanni Gasparo e all’Avv. Libero Mancuso se posso pagarli? Sa perché mi difendono? Perché mi conoscono e sanno che sono un uomo cambiato. Lo fanno per “amicizia” e affetto e forse anche per compassione, ma non me lo fanno mai pesare. Il resto sono solo chiacchiere!”.