
di Marco Gallo postfazione a cura di Sergio Nazzaro
Eugenio Cammarata è un uomo tutto d’un pezzo. Geniale, testardo, imprevedibile, capace di notare ciò che altri ignorano, seguire piste impossibili e ragionare fuori da ogni schema. Il miglior ispettore di polizia che la fervida Milano degli anni ’50 e ’60 abbia mai conosciuto. Siciliano nel cuore e nello spirito, è la spina nel fianco non solo dei gruppi mafiosi locali, la Ligéra, ma anche delle più importanti e pericolose famiglie criminali dell’intera penisola. Mario Furnò, il medico che aveva già raccontato la storia dell’ex ligerino Gaetano Mennella, divenuto suo grande amico, parecchi anni dopo entra in possesso del diario dell’ispettore scoprendo tutta un’altra storia… Da “Quel posto vuoto accanto a me”, questo secondo capitolo descrive una delle indagini più impegnative di Eugenio Cammarata in cui l’intuito diventa un’arma, l’ironia una copertura e la verità l’ultimo colpo di scena.
Cammarata è l’ora d’oro
Un lungo racconto che mischia il tempo e i tempi. C’è chi, ancora oggi, si ostina a scrivere. E oggi, ancor più di ieri, è qualcosa che diventa sempre più straordinario. In una corsa verso il burrone della superficialità e della disattenzione, Marco Gallo e l’ispettore Cammarata ci riportano al racconto. Lungo, sostanzioso, che si prende e ci prende tutto il tempo per guidarci a riscoprire la fascinazione del leggere. Pagine e pagine che scorrono con il ritmo di chi ha la necessità di condividere un tempo. Un tempo aperto, lungo, mai breve. Un tempo che respira per immergersi. Non si può che rimanere stupiti dalla volontà Alfierana di scrivere, raccontare.
Cammarata diventa un viaggio, nella migliore tradizione dei polizieschi italiani. Già, chi decreta l’importanza di un testo? Solo i lettori, ma di sicuro il cosa è ancor più importante. La pienezza di idee, le pagine dense che hanno materiale da raccontare, perdersi nei dettagli perché necessari e non riempitivi. Un romanzo nella sua più profonda accezione, il tempo di una storia che sembra non finire mai, eppure all’ultima pagina si vorrebbe continuare a rimanere lì dove tutto è disordine e bellezza. I personaggi di Gallo si muovono nel tempo, nei ricordi, si agitano con passo calmo nella nostra testa. Sembra si sentire il calpestio sulla strada, quasi a girarsi e ascoltare pioggia e odorare tabacco. Forse era solo lo smog di una città in divenire e di una vita che stenta a passare. Nella capacità e nella testardaggine della scrittura di Gallo si ravvisano i grandi autori contemporanei, senza timore di dirlo. In un’epoca fatta di e per distrazione, quanta volontà ci vuole per credere nella lettura, nella scrittura costruttiva di storie studiate per essere sfogliate e non scorse su uno schermo.
Cammarata appartiene alla tradizione della nostalgia, della scrittura che ci ricorda chi siamo, della celebrata giovinezza che passa su un motorino caschi in mano durante l’estate assolata. Eppure, cristallizza un’epoca, ciò che questo nuovo millennio non vuole proprio lasciare andare sono gli anni del Novecento, della gente che quegli anni li ha vissuti e che, analogicamente, ha ancora la voglia di non avere schermi da toccare ogni attimo.
Scrivere un libro oggi è un atto di resistenza, è tempo speso di anni come rivolta contro gli instant book che non lasciano neanche un tempo perché non l’hanno mai trovato. Cammarata sa di classico dalle prime pagine. E non perché lo grida la fascetta con il marchio di una grande fabbrica editoriale, ma perché lo dicono i lettori, perché lo dice un editore piccolo che continua a credere nel sacro rito della lettura come disfida allo scorrere imposto del tempo e dei conti alla rovescia. Potremmo citare Izzo o Velardi, oppure lasciar stare perché non sono i richiami ai nomi tutelari a fare importante un testo, ma il desiderio di chi lo ha creato. Non insegue il tempo e la moda della settimana, perché ora parlare di libri generazionali sembra di allargare la materia quantistica, ma semplicemente Cammarata ci riconsegna il tempo perché in esso si imprime.
E pagina dopo pagina ci ritroviamo in un poliziesco come non si leggevano più, riempiendosi del senso della vita che è scomparire un poco alla volta. Riempiendosi di rimpianti e occasioni perdute, di risate che nel silenzio si fanno assordanti. Di baci definitivi che sono scomparsi nell’orizzonte della memoria. Si riempiono le pagine di tradimenti, di lacerazioni, di ferite, si riempiono di spettri quelli a cui sono condannati soltanto i viventi, e i lettori. Quelli accaniti. E gli scrittori, quelli veri, sinceri come Marco Gallo che sono prigionieri di un sentire che li costringe a riempire pagine di storie che non possono e non devono andare perdute. Cammarata è l’ora d’oro.