Mediterranea

 

Il Mediterraneo è una complessa “architettura liquida di separazione” che può essere compresa solo attraverso la lente rigorosa dell’analisi. In un’epoca dominata da opinioni, Nazzaro indaga temi come la “contabilità del naufragio”, che documenta con precisione il tragico aumento del tasso di mortalità nonostante il calo degli sbarchi, e la logistica della Mafia 3.0, scegliendo di mettere al centro del suo lavoro i dati sulle rotte politiche e migratorie del Mare nostrum. Il risultato è un reportage che svela i meccanismi di un sistema criminale globale che non sa più distinguere tra un carico di droga, un carico di armi, uno di rifiuti illeciti o uno di esseri umani.

 

INTRODUZIONE

Quattrocentocinquanta milioni di persone vivono nei ventidue Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un mare di due milioni e mezzo chilometri quadrati. Un mare in cui abitano diciassettemila specie marine, molte delle quali nuove e invasive. “Invasivo” è lo stesso aggettivo con cui in molti vorrebbero definire i migranti.
In questo mare così affollato di popoli, lingue, culture, fedi, che vede spostarsi oltre duecento milioni di turisti ogni anno, qualche decina di migliaia di migranti vengono visti come invasori.
In questo stesso mare su cui passa il 20% dei traffici commerciali marittimi del pianeta, affondano barche cariche di esseri umani in cerca di una sponda.
In questo stesso mare che vede carichi di petrolio di contrabbando muoversi avanti e indietro, ci sono migranti che per salvarsi dormono su una piattaforma, per giorni, prima di essere tratti in salvo.
In questo Mediterraneo, anche un libro di storie, dati e numeri come quello che avete tra le mani è già vecchio nel momento stesso in cui abbiamo cominciato a leggere. Inutile inserire le ultime statistiche aggiornate perché appena queste pagine verranno sfogliate, il numero degli affogati, dei dispersi, dei bambini morti annegati sarà aumentato. Potremmo attendere fino all’ultimo, ritardare la stampa, posticipare l’uscita, ma il numero dei morti sarebbe sicuramente aumentato.

Questa è una delle tristi certezze che ci consegna non il mare, non il Mediterraneo, ma chi governa le rotte che lo attraversano. Rotte da cui possiamo osservare le distanze. Come quella, grande, che ci separa da un Nord che ci rifiuta, o quella, molto più breve, che ci separa dall’Africa. E non è un’affermazione a effetto, ma semplice geografia. Solo volgendo lo sguardo al Sud ricominceremo a comprendere il nostro destino.
In questo mare di luce chiamato Mediterraneo, un giorno forse non ci sarà più acqua, e potremo osservare i fondali, le profondità, i resti della nostra coscienza e delle nostre civiltà. E potremo vedere cosa abbiamo lasciato sul fondo.
Porre confini al Mediterraneo è come cercare di dividere il mare con un coltello: non solo è impossibile ma ci copre di ridicolo rispetto alla nostra storia.
Il mare bagna sempre ugualmente tutte le sponde e conserva più memoria di quanto possiamo immaginare. Il Mediterraneo è vita a cui viene impedito di germogliare. Le sue coste sono inizio e non fine. E non è accettabile che una minoranza di persone possa decretare il destino di molti che provano a intravedere, da una sponda all’altra, sorelle e fratelli e mani che cercano di ricongiungersi.

Mediterranea. Rotte migratorie, politiche e criminali di Sergio Nazzaro editore Città Nuova, 2026